• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » 8 marzo, bando alla retorica per favore

8 marzo, bando alla retorica per favore

4 Marzo 2024 Paolo Andruccioli  2300

Ci avviciniamo all’8 marzo e stiamo per essere inondati di dati e retorica sulle discriminazioni nei confronti delle donne e sulla violenza nei loro confronti, violenza che si traduce sempre più spesso in omicidi. Stiamo per ascoltare i discorsi e le dichiarazioni via social di politici, intellettuali e sociologi (molto spesso maschi) che ci spiegano quanto siamo indietro nel percorso di emancipazione e nella lotta per l’uguaglianza. È stato lanciato di recente anche uno spot pubblicitario, firmato da una nota azienda leader della telefonia sui ritardi nel percorso accidentato dei diritti. Nel grande calderone ci sarà perfino chi rimetterà in discussione la data simbolo. Perché festeggiare ancora l’8 marzo in un periodo storico che vede una donna sulla poltrona di Palazzo Chigi?

Dietro il fumo mediatico si nasconde una realtà fatta di difficoltà quotidiane di milioni di donne, che devono combattere per il rispetto di diritti che dovrebbero essere uguali per tutte e tutti per definizione, visto che se un diritto non è applicato universalmente diventa facilmente un privilegio. Da questo punto di vista, gli osservatori statistici sono inesorabili. La differenza salariale tra uomini e donne, nel settore privato, ha raggiunto, nel 2022, quasi ottomila euro l’anno. Ce lo dice l’Osservatorio sui lavoratori dipendenti del settore privato dell’Inps che registra appunto un gender pay gap di 7.922 euro. La retribuzione media annua complessiva è di 22.839 euro; per il genere maschile è di 26.227 euro contro i 18.305 euro del genere femminile. Le differenze sono marcate anche tra i territori, con le retribuzioni medie nel 2022 più elevate nell’Italia settentrionale, pari a 26.933 euro, mentre per Sud e Isole le medie sono di 16.959 e 16.641 euro. Tra le Isole e il Nord-est la differenza è di 7.333 euro.

I dati statistici dicono il vero, ma non dicono tutta la verità. Non si tiene conto, per esempio, della variabile delle “ore lavorate”, una questione che ha due facce: da una parte, sappiamo che quasi metà delle donne ha a che fare con il part-time. Per gli uomini si parla solo di uno su cinque. E già questo dato spiega una parte della differenza in busta paga. Si tratta poi (e questa è l’altra faccia della questione) di un fattore strutturale, perché la scelta del part-time di una donna, spesso (anzi quasi sempre), è “involontaria”: dettata dalla necessità di sopportare il grosso del lavoro domestico, non retribuito. E non si tratta solo di lavoro domestico o di cura dei figli, ma anche di sostegno e cura degli anziani e dei disabili. Il lavoro gratuito di molte donne è la vera sostituzione di un welfare pubblico che si continua a ritirare progressivamente.

Molti studi dimostrano anche i ritardi nell’organizzazione del lavoro e nella divisione delle mansioni. Tra i problemi strutturali, che impediscono alle buste paga delle donne di crescere al livello dei loro colleghi uomini, c’è il fatto che molto spesso le lavoratrici restano “appiccicate” ai gradini più bassi della piramide lavorativa, anche se ci sono aree dove la proporzione si è cominciata a invertire: auditing, risk management, legale, risorse umane, marketing e comunicazione, e via dicendo. Ma quello che conta è ancora il quadro d’insieme: nel settore privato, le donne si fermano al 17% dei dirigenti e al 31% dei quadri. Diverso, ma ancora denso di contraddizioni, il quadro del lavoro femminile nei settori pubblici, dove il soffitto di cristallo si manifesta in forme diverse e si colloca in spazi diversi rispetto al privato, ma non per questo senza discriminazioni, pensando soprattutto alla scuola, alla ricerca e all’università, dove comunque sono stati fatti grandi passi in avanti.

In generale, il fenomeno della discriminazione è ancora, purtroppo, fortemente radicato e rischia di essere alimentato dall’uso di nuovi strumenti di intelligenza artificiale, i quali molto spesso danno luogo a risultati discriminatori nei confronti delle categorie sotto-rappresentate. C’è chi comincia a rimettere in discussione il sistema consolidato della produzione degli algoritmi su cui si basa l’intelligenza artificiale, che assorbirebbe i pregiudizi maschili, poiché gli stessi sono addestrati sulla base di informazioni che di per sé contengono dei pregiudizi. Di recente, due avvocate (o avvocatesse?), Anna Cataleta e Sabire Sanem Yilmaz, hanno intrapreso una storica iniziativa inviando una lettera aperta sottoscritta da numerose loro colleghe indirizzata alle più importanti istituzioni europee.

La lettera ripercorre i rischi derivanti dalla diffusione di bias (“pregiudizi”) di genere da parte dei nuovi strumenti tecnologici, e auspica lo sviluppo di standard internazionali etici, nonché di linee guida in grado di tutelare adeguatamente i diritti e le libertà dei soggetti vulnerabili. L’obiettivo di tutte le firmatarie è quello di smuovere le coscienze dei legislatori, dei regolatori e dell’industria sui pericoli della discriminazione perpetrata dagli algoritmi dei sistemi di intelligenza artificiale nei confronti dei soggetti più vulnerabili: primi tra tutti le donne.

E se questo succede nei punti più avanzati dello sviluppo capitalistico, ai livelli più arretrati dello sviluppo mondiale, il quadro è veramente fosco per le donne. Le organizzazioni internazionali, a partire dall’Onu, sostengono che in media le donne hanno il 75% dei diritti in meno rispetto a quelli di cui godono gli uomini. Dei circa quaranta milioni di persone vittime di forme di schiavitù moderna, quali lavoro e matrimonio forzato, traffico di esseri umani, più di sette su dieci sono donne. Le lavoratrici sono più produttive e meno pagate, a partire da Paesi che si dichiarano ancora comunisti come la Cina. Le donne lavorano per i due terzi del totale delle ore lavorative mondiali, ma a loro spetta solo il 10% del reddito mondiale.

Non parliamo qui della violenza che subiscono le donne, di cui la cronaca nostrana degli ultimi due anni è colma. Alzando lo sguardo dai femminicidi di casa nostra, scopriamo stime secondo le quali circa il 35% delle donne a livello globale ha subito violenza almeno una volta nella vita, mentre il 60% di tutti gli analfabeti del mondo è costituito da donne, ragazze e bambine.

Non abbiamo quindi bisogno di un ennesimo 8 marzo della retorica. Non abbiamo bisogno di mimose rassicuranti. Si tratta, per la politica, di cominciare a produrre atti concreti, a partire dal ripristino dei fondi che sono stati tagliati per i centri antiviolenza, per gli asili nido e perfino per gli assorbenti. Si tratta di intervenire praticamente e nella sostanza delle discriminazioni salariali. Si tratta di prendere atto che c’è molta strada da fare e che ancora la politica e il mondo del lavoro non riescono a dare una risposta alle migliaia di donne che sono state costrette alle dimissioni perché, come ci racconta la sociologa Francesca Coin, non avrebbero voluto rifiutare il lavoro, ma più semplicemente non ce la facevano più. Ci sarà domani?

2.326
Archiviato inEditoriale
Tags8 marzo differenza salariale donne gender gap intelligenza artificiale Paolo Andruccioli violenza di genere

Articolo precedente

“Costringiamo l’Eni a ridurre le emissioni”

Articolo successivo

La cuoca e l’ombra del Leviatano

Paolo Andruccioli

Articoli correlati

Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?

La guerra al tempo dell’intelligenza artificiale

“Un voto contro l’arroganza del governo. Inizia una nuova primavera”

La lezione di Hormuz

Dello stesso autore

“Un voto contro l’arroganza del governo. Inizia una nuova primavera”

La lezione di Hormuz

“No alla guerra, sì a una difesa comune europea”

Trump alla conquista dell’impero del petrolio

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Tajani cameriere di casa Berlusconi
Rino Genovese    13 Aprile 2026
Trump: “Un’intera civiltà scomparirà questa notte…”. Poi una tregua
Rino Genovese    8 Aprile 2026
Mala Pasqua (sotto il segno di Piantedosi)
Rino Genovese    7 Aprile 2026
Ultimi articoli
La nuova centralità diplomatica del Pakistan
Marco Santopadre    14 Aprile 2026
Orbán va a casa, l’Ungheria torna “normale”
Vittorio Bonanni    13 Aprile 2026
L’Estonia, i russi e l’apartheid 
Vittorio Bonanni    10 Aprile 2026
In Libano nessuna tregua
Eliana Riva    9 Aprile 2026
La tratta degli schiavi crimine contro l’umanità
Luciano Ardesi    8 Aprile 2026
Ultime opinioni
Una critica delle primarie
Claudio Bazzocchi    10 Aprile 2026
I giovani e la loro prudenza attiva
Stefania Tirini    26 Marzo 2026
Referendum, grande vittoria del “no”
Stefania Limiti    23 Marzo 2026
Dubai, un mare di guai…
Agostino Petrillo    5 Marzo 2026
Regressione
Agostino Petrillo    27 Febbraio 2026
Ultime analisi
Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?
Paolo Andruccioli e Paolo Barbieri    7 Aprile 2026
La lezione di Hormuz
Paolo Andruccioli    17 Marzo 2026
Ultime recensioni
Vocazione e povertà
Katia Ippaso    31 Marzo 2026
Vittorio Occorsio, ovvero della giustizia
Stefania Limiti    16 Marzo 2026
Ultime interviste
“No alla guerra, sì a una difesa comune europea”
Paolo Andruccioli    11 Marzo 2026
“Gli imprenditori hanno smesso di fare industria. Conta solo la rendita finanziaria”
Paolo Andruccioli    27 Febbraio 2026
Ultimi ritratti
Gerda Taro: la donna che cambiò il modo di raccontare la guerra
Laura Guglielmi    13 Aprile 2026
Nellie Bly: i pazzi visti da vicino
Laura Guglielmi    3 Aprile 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA