• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Opinioni » Napolitano, il craxiano del Pci

Napolitano, il craxiano del Pci

Non il “re Giorgio”, solo il piccolo manovratore di una corrente che ha dato il suo contributo al moderatismo italiano

25 Settembre 2023 Rino Genovese  1233

Anzitutto un ricordo personale. Ho visto Giorgio Napolitano una sola volta a Napoli, doveva essere l’inverno del 1969, nella sala convegni dell’Hotel Majestic accanto al liceo Umberto che allora frequentavo (e che lui aveva frequentato a sua volta alcuni anni prima) in una riunione dedicata dal Pci alla questione della scuola e dell’università. C’erano gli operai e c’erano gli studenti. Tra questi ultimi, si distinguevano quelli del gruppo iper-leninista della Sinistra universitaria, che dalla sua nascita, nel dicembre 1967, in poco tempo aveva conquistato l’egemonia nel movimento studentesco napoletano. L’assemblea si ridusse a un battibecco tra gli esponenti di questo gruppo, parecchio settario, e quelli del Pci che facevano intervenire i loro militanti per ricoprire di disprezzo gli intellettualini della Sinistra universitaria, i quali, correggendosi ogni volta con una specie di refrain, dicevano: “Il compagno Napolitano, cioè il signor Napolitano” – per rimarcare che tanto compagno non era.

Com’è noto, il Pci parlava di una “riforma” e gli studenti piuttosto di una “rivoluzione”, considerando la prima una semplice razionalizzazione del sistema capitalistico. A parte ciò, Napolitano nelle conclusioni se la cavò benissimo, da consumato oratore e anche “ragionatore”, che avrebbe voluto – cosa impossibile – ricondurre a sé la stessa Sinistra universitaria. Che aveva (come ebbi modo di apprendere solo molto tempo dopo, essendo piuttosto fitto per noi ragazzini il mistero sul suo pedigree) proprio nel Pci le sue radici: in quel gruppo Gramsci di Guido Piegari espulso dal partito nel 1954 (su cui ha scritto ottimamente più di recente Ermanno Rea), e addirittura nelle riunioni seminariali che ancora teneva il dissidente dei dissidenti, Amadeo Bordiga, che sarebbe scomparso soltanto nel 1970.

Diciamoci la verità: c’era una dissidenza comunista che da lunga data aveva messo a fuoco una realtà che andava diventando sempre più evidente dopo l’invasione della Cecoslovacchia e l’avvento di Berlinguer alla segreteria: il Partito comunista non era più “comunista” in senso leninista, bolscevico, e così via, ma marciava a grandi passi verso il riformismo. Era una evoluzione o involuzione cominciata già con Togliatti (per i dissidenti ciò era chiaro), corroboratasi con uno strano mix – rappresentato, in modo particolare a Napoli, da Amendola e appunto da Napolitano – di stalinismo filosovietico e liberalismo tardo-crociano, e che avrebbe avuto, come poi ebbe, uno sbocco liberaldemocratico anziché socialista o socialdemocratico.

Con la morte di Berlinguer (e in un certo senso già con lui), si ebbe la grande stagnazione del Pci. Napolitano non riuscì a conquistare la segreteria, il partito rimase nel suo immobilismo – dopo la perdente strategia del “compromesso storico” mandata a monte dai soliti intrighi all’italiana, tra servizi segreti e strategia della tensione, con la collusione di un’improbabile “lotta armata” –, e Alessandro Natta, bravissima persona ma debole segretario, non poté evitare che il capogruppo del suo partito alla Camera, cioè proprio Napolitano, arrivasse a salvare Andreotti, nell’ottobre 1984, da una richiesta di “autorizzazione a procedere” per la vicenda Sindona, il bancarottiere legato alla mafia e “suicidato” in carcere nel 1986.

Sarebbe stato forse il colpo anticipato di quel processo ancora di là da venire (infine conclusosi con una prescrizione per Andreotti dal reato di associazione mafiosa), che avrebbe potuto in quel momento aprire una crisi non solo nel partito della Dc, ma anche nell’alleanza moderata di cui essa era l’asse portante. Sarebbe stato un colpo a quello che si chiamava allora il Caf (Craxi-Andreotti-Forlani), e ciò in una fase ben precedente al crollo del Muro di Berlino. Ma niente da fare. Colui che in seguito sarà soprannominato “re Giorgio” non aveva nessuna voglia di portare l’attacco al moderatismo italiano: piuttosto di essere accolto al suo interno, come già aveva fatto il Partito socialista che, con Craxi, aveva trovato il suo furbissimo leader capace non solo di moderatismo ma di costringere la Dc a cedergli la presidenza del Consiglio.

Napolitano in fondo non fu che questo: un craxiano all’interno del Pci, che con la sua corrente spingeva non verso il socialismo europeo con le sue variegate componenti, in qualche caso anche radicali, ma verso quell’unica che troverà strada facendo nelle posizioni alla Blair il suo coronamento. Non appare casuale che proprio i “miglioristi” milanesi risultassero alla fine implicati – quando Tangentopoli scoppiò davvero, con tutto il suo dirompente contenuto oggettivamente qualunquistico – nel giro della corruzione pilotato dai craxiani. Non si era del resto opposto Napolitano, già in epoca non sospetta, alla rilevanza data da Berlinguer alla “questione morale”? Napolitano chiamava tutto questo “socialismo europeo”, ma era solo subalternità e piccolissimo cabotaggio; mentre semmai proprio Berlinguer, con il suo dialogo con grandi socialdemocratici come Olof Palme o la proposta dell’“eurocomunismo”, vi si avvicinava.

Se l’Italia non ha più né un Partito socialista né un Partito comunista lo si deve a personaggi come Bettino Craxi e, in misura minore, Giorgio Napolitano. Non si è trattato, come alcuni credono, di una dissoluzione dovuta ai tempi: no, partiti del lavoro o dei lavoratori, con forti tradizioni e con più o meno riusciti processi di rinnovamento, ci sono ancora negli altri Paesi europei. In Spagna, per dirne uno, il Psoe (Partito socialista operaio) non ha avuto bisogno di cambiare neppure il nome abbastanza barricadero per diventare una grande forza di governo. Perché in Italia, invece, questo deserto? Per la mediocrità di un pugno di dirigenti.

1.250
Archiviato inOpinioni
TagsBettino Craxi Giorgio Napolitano Giulio Andreotti Pci Rino Genovese Sindona

Articolo precedente

La Cgil riparte dalla società

Articolo successivo

L’eterno ritorno dei “taxi del mare”

Rino Genovese

Articoli correlati

La morte di Habermas e la guerra in Medio Oriente

La riproposta di “Vogliamo tutto”

Dall’Italia alla Germania, un “déjà vu”

Il Far West dell’estrema destra e noi

Dello stesso autore

La morte di Habermas e la guerra in Medio Oriente

La riproposta di “Vogliamo tutto”

Dall’Italia alla Germania, un “déjà vu”

Il Far West dell’estrema destra e noi

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Legge elettorale, la destra litiga ma va avanti
Stefania Limiti    8 Settembre 2026
La polis che manca
Stefania Tirini    7 Settembre 2026
Tajani, Crosetto e la rana bollita
Paolo Barbieri    31 Luglio 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo
Guido Ruotolo    11 Settembre 2026
Argentina, miseria senza fine
Claudio Madricardo    11 Settembre 2026
Niger: il fallito golpe riguarda anche l’Italia
Luciano Ardesi    9 Settembre 2026
I talebani corteggiano Washington
Marco Santopadre    9 Settembre 2026
A Milano un ritorno al passato?
Vittorio Bonanni    8 Settembre 2026
Ultime opinioni
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Ultime analisi
Sul declino industriale dell’Occidente (1)
Vincenzo Comito    10 Settembre 2026
Tasse, il sistema inceppato
Paolo Andruccioli    31 Luglio 2026
Ultime recensioni
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA