• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Articoli » Genova al tempo delle ordinanze

Genova al tempo delle ordinanze

Il sindaco Bucci introduce il “diritto speciale del povero” secondo un proibizionismo mirato. La gerarchizzazione degli spazi della città e il decoro che diventa profitto

26 Luglio 2023 Agostino Petrillo  2780

A volte ci vuole poco per essere buoni profeti, e lo si diviene quasi controvoglia. Chiudevamo l’ultimo articolo (vedi qui) sulle ordinanze anti-alcol introdotte dal sindaco di Genova, Marco Bucci, con l’attesa di ulteriori ordinanze, ed eccole a stretto giro di posta. Il nuovo testo fatto circolare vede, da una parte, un posticipo dell’entrata in vigore dei divieti di consumo di alcolici fuori da bar e dehors – vendita per asporto non più dalle 16 alle 8, ma dalle 22 alle 6 – allineandosi alla normativa prevalente nel Paese, ma, dall’altra, stringe ulteriormente le maglie su alcune zone critiche: centro storico, spiaggia di Vernazzola, spiaggia di Voltri e laghetti di San Carlo di Cese, giardini di Quinto.

Vale la pena nominarle, queste zone, dato che con precisione certosina la scure delle restrizioni si abbatte in particolare sulle periferie, sia su quelle geograficamente individuate sia sulle “periferie sociali” interne; e colpisce anche luoghi teatro di eventi conflittuali, come i giardini di Quinto, in cui, l’estate scorsa, c’erano state violenze e scontri tra gruppi di giovani migranti e autoctoni. Si moltiplicano così le zone “rosse”, equiparate ad aree dove le limitazioni più forti sono già realtà (Sampierdarena, Rivarolo, Sottoripa, Sestri Ponente). Qui i divieti inizieranno alle 12 e termineranno alle 8 del giorno seguente.

Sarà dunque possibile bersi una birretta in strada solo nelle prime ore del mattino. In pratica, il proibizionismo mirato introdotto dal provvedimento colpisce le aree della città maggiormente in difficoltà, include specifici spazi a frequentazione giovanile “etnica”, e in particolare si accanisce su luoghi a frequentazione “dubbia” e spazi pubblici frequentati da minoranze. Le norme introdotte non riguardano però solo il consumo di alcolici, ma anche le posture fisiche e il “decoro urbano”. In buona parte del centro storico, non è più possibile sedersi sui gradini delle chiese. Vengono risparmiate le zone turistiche, non a caso è ancora possibile sostare sui gradini del Duomo in San Lorenzo, mentre non è possibile farlo a pochi metri di distanza, nelle piazzette interne adiacenti. È evidente che il provvedimento implica una gerarchizzazione degli spazi della città, che vengono suddivisi in diverse categorie, cui corrispondono legislazioni e normative differenti.

Ma c’è di più: non si sfugge all’impressione che ci sia una ratio in questo procedere apparentemente strampalato e occasionale. L’idea non apertamente palesata è che ci sia ormai una città divisa, da amministrare in maniera diversificata. Mentre in determinate zone bisogna procedere con un “abbellimento” più o meno scenografico, e a volte di dubbio gusto, al tempo stesso bisogna sanificare, “sbiancare” le parti di città che servono a un goffo e mai chiaramente elaborato progetto turistico, alleggerirle da presenze ritenute fastidiose o scomode. Si tratta dunque di tracciare confini, e di individuare politiche di regolazione e di controllo dei territori, creando una città a diverse velocità, che certo esiste già nei fatti, ma in questo modo viene circoscritta anche dalla normativa. Una gestione dell’urbano che prevede inclusione differenziata e subalterna per i migranti, cittadinanze di serie B o C per chi vive nelle periferie. E che ognuno stia al suo posto!

Come ha mostrato in un bel libro di qualche anno fa Wolf Bukowski (La buona educazione degli oppressi, Alegre, 2019), il concetto borghese di decoro si sviluppa secondo due linee: da un lato, con provvedimenti che sembrano costituire una sorta di diritto speciale del povero con misure ad hoc, come la limitazione della libertà di movimento, per esempio con il Daspo urbano, ma, dall’altro, rispecchia una visione della città, in cui  ogni centimetro di spazio urbano potenzialmente interessante deve essere messo a profitto, deve essere valorizzato.

Nella logica del decoro come fonte di profitto, come messa a rendita, la città stessa gioca dunque un ruolo cruciale: si affossano spazi di socialità con ordinanze antidegrado che sanzionano il consumo di alcolici fuori dai locali, si sgomberano gli spazi occupati e si investe in modo massiccio in videosorveglianza; al tempo stesso si mette a profitto ogni angolo della città con AirBnB, con studentati per élite, e si cerca di tamponare una ormai esplosiva questione abitativa con provvedimenti transitori, senza mai provvedere a interventi di riforma radicale. In un simile quadro si ha una vera e propria riduzione del diritto alla città per determinati gruppi e categorie, nel tentativo di limitarne preventivamente la potenziale conflittualità. Le diverse categorie di cittadini hanno, in questo modo, un accesso differenziale alla città: se si volesse fare una ironica  e triste classifica, a partire dai maggiormente esclusi, potremmo individuare al livello più basso della scala  i migranti poveri, seguiti dagli autoctoni poveri, mentre a un gradino superiore troviamo gli abbienti “consumatori cittadini”, e in cima alla nuova gerarchia in formazione il “consumatore non cittadino”, ossia il turista, per lo più ricco e depoliticizzato, il soggetto al quale la città deve mostrarsi come vetrina linda e immacolata. Un universo urbano compartimentato, in cui si riducono gli spazi pubblici e la socialità è tutta demandata al mercato, al mondo predatorio dei bar costosi e dei dehors.

L’estetica diviene così uno dei momenti importanti di protezione della rendita e dei valori immobiliari. Ed è un’estetica molto particolare, che mira unicamente allo scenario, alla cartolina, che sfigura le città, le plastifica, le imbalsama privandole di vita. Non è certo una tendenza solo genovese: vicende come quelle di Venezia e Firenze lo mostrano molto bene, salvo poi ricredersi tardivamente, come nel caso che abbiamo documentato in queste pagine a proposito del sindaco di Firenze (vedi qui).

A Genova, in ogni caso, il processo è ancora ai suoi stadi embrionali, e non è detto che prenderà la forma che la giunta attuale vorrebbe confusamente attribuirgli, anche perché pensare di risolvere questioni sociali spinose, senza un intervento istituzionale mirato e unicamente con misure di ordine pubblico, appare insensato. Poi che senso ha parlare di riqualificazione delle periferie, quando tutto quel che si riesce a fare per migliorare la vivibilità dei quartieri è inasprire il controllo? In una città in cui predominano i bassi salari e il lavoro giovanile povero, in cui la malavita e lo spaccio sono presenze diffuse in più di un quartiere, in cui nelle periferie abbandonate a se stesse cova un evidente malessere, la nuova ordinanza ha tutto il sapore di una beffa.

2.817
Archiviato inArticoli Città visibili Dossier
TagsAgostino Petrillo decoro urbano divieti Genova gerarchizzazione spazi cittadini Marco Bucci migranti ordinanza pizza e birra ordinanze periferie poveri proibizionismo mirato Wolf Bukowski

Articolo precedente

America latina, l’effetto Bukele

Articolo successivo

Oggi in Spagna, domani in Europa

Agostino Petrillo

Seguimi

Articoli correlati

Imperterriti i fascisti grigi

La Palestina e la fabbrica dell’opinione pubblica

Askatasuna: una chiusura preventiva?

In Tunisia si chiudono gli spazi di libertà

Dello stesso autore

Imperterriti i fascisti grigi

La Palestina e la fabbrica dell’opinione pubblica

Askatasuna: una chiusura preventiva?

Salis e Schlein, una sfida?

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Rovesciare gli ayatollah?
Rino Genovese    14 Gennaio 2026
L’Europa e il Putin dell’Occidente
Rino Genovese    12 Gennaio 2026
Equità fiscale e testardaggine
Paolo Barbieri    7 Gennaio 2026
Ultimi articoli
Sicurezza, la bozza del nuovo testo
Stefania Limiti    16 Gennaio 2026
Indonesia, tra povertà e nostalgia del passato
Vittorio Bonanni    16 Gennaio 2026
Guerra aperta ad Aleppo tra le forze curde e quelle di al-Sharaa
Eliana Riva    13 Gennaio 2026
Trump, il pretesto della lotta al narcotraffico, le minacce
Claudio Madricardo    13 Gennaio 2026
Referendum: al via la campagna per il “no”
Stefania Limiti    12 Gennaio 2026
Ultime opinioni
Considerazioni sulla rivolta iraniana
Marianna Gatta    15 Gennaio 2026
L’aria della città ha smesso di rendere liberi
Enzo Scandurra    15 Dicembre 2025
Delrio, da Israele con amore  
Vittorio Bonanni    12 Dicembre 2025
Ignoranza è incapacità di distinguere
Stefania Tirini    9 Dicembre 2025
Siamo tutti palestinesi
Tessa Pancani e Federico Franchina    24 Novembre 2025
Ultime analisi
Sulla libertà di parola e l’antisemitismo
Giorgio Graffi    9 Gennaio 2026
Che cosa sono i clan a Gaza
Eliana Riva    21 Ottobre 2025
Ultime recensioni
La partita degli “antifa” non finisce mai
Luca Baiada    12 Gennaio 2026
La riproposta di “Vogliamo tutto”
Rino Genovese    5 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA