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Home » Articoli » Regione Lazio, quelli che non ci stanno

Regione Lazio, quelli che non ci stanno

A Roma, nel quartiere di Spinaceto, assemblea con i 5 Stelle, Sinistra italiana, settori della società civile, promossa dal “Coordinamento 2050”: non va giù la candidatura alla presidenza di D’Amato proposto da Calenda

19 Dicembre 2022 Guido Ruotolo  1585

La questione morale è una priorità. La politica non può aspettare la giustizia penale o amministrativa. È anche per questo – spiega Giuseppe Conte, leader dei 5 Stelle – che il Pd deve ritirare l’appoggio alla candidatura alla presidenza della Regione Lazio, di Alessio D’Amato, assessore regionale uscente alla Sanità, proposto da Carlo Calenda. La Corte dei conti ha infatti condannato D’Amato a restituire 270.000 euro per la vicenda del finanziamento all’Associazione Italia-Amazzonia. 

Ma, a dividere il “campo largo”, c’è anche il nervo scoperto del programma per le regionali del Lazio: il termovalorizzatore proposto dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, è stato fatto proprio dal candidato D’Amato e dal Pd del Lazio. Tutti gli interventi all’assemblea che si è tenuta sabato 17 dicembre – a Spinaceto, borgata romana – hanno fatto riferimento alla questione del termovalorizzatore. Stefano Fassina, che dal Pd si è avvicinato ai 5 Stelle, ha posto le condizioni per ricostruire l’alleanza progressista: “Il Pd deve ritirare la candidatura D’Amato, che non esprime la pluralità della coalizione, e concordare il programma. A partire dal ciclo dei rifiuti, dal termovalorizzatore”. Anche i segretari della Cgil e della Uil romani portano un contributo alla definizione del programma possibile. I loro non sono stati interventi da osservatori. Sul banco degli imputati, da parte dei sindacalisti, sono la politica e il degrado delle città, Roma in testa. E “gli errori” della giunta capitolina “si ripercuotono” sulle scelte regionali.

“Se non proviamo a costruire il ‘campo largo’ – insiste il consigliere regionale eletto con Liberi e uguali, Daniele Ognibene – siamo destinati alla sconfitta. Proviamo a vincere le elezioni, ce lo chiedono i nostri elettori delusi”. L’ex parlamentare dei Verdi, Paolo Cento, invita a riflettere sulla proposta dell’inceneritore-termovalorizzatore, dietro alla quale c’è l’idea dei rifiuti come incenerimento e non come risorsa”: “L’esito elettorale del 25 settembre segna la fine di un centrosinistra a trazione Pd”.

In gioco ci sono visioni del mondo e della transizione ecologica divisive. Ne parla anche l’ex ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio: “L’Unione Europea vieta la produzione di energia dai rifiuti. Il sindaco di Roma vuole costruire un termovalorizzatore, ma non è in grado di garantire neppure lo spazzamento quotidiano della città”.

Ne ha fatta di strada, Giuseppe Conte, in questi mesi di trasformazione dei suoi 5 Stelle. In primavera annunciò una scelta di campo del suo movimento, nello schieramento progressista e di sinistra, salvo poi entrare in rotta di collisione con il Pd e il governo Draghi. Oggi parla all’assemblea che si è tenuta a Spinaceto, promossa dal “Coordinamento 2050”, e alla quale hanno partecipato Sinistra italiana, ambientalisti, esponenti del terzo settore, segretari provinciali della Cgil e della Uil. E spalanca la porta a un’intesa elettorale con questo mondo. Non c’è ancora il nome del candidato unitario. Forse perché Giuseppe Conte, e tutti gli altri partiti ed esponenti civici del “campo largo”, aspettano che il Pd rinunci a D’Amato? In Lombardia i 5 Stelle, alla fine, hanno deciso di sostenere il candidato Pierfrancesco Majorino, proposto anche dal Pd, che ha rifiutato la candidatura avanzata da Carlo Calenda dell’ex ministro del governo Berlusconi, Letizia Moratti.

Questione morale e questione ambientale. È la partita che si gioca nella prossima campagna elettorale delle regionali nel Lazio. C’è ancora la possibilità che, anche qui, si ricomponga il “campo largo” della Lombardia. Oggi prevale il pessimismo, ma il segnale mandato dall’assemblea di Spinaceto potrebbe riaprire i giochi. Colpisce la scomposizione dello stesso “campo largo”. Militanti di Articolo uno annunciano che non seguiranno il partito nella fusione congressuale con il Pd. Sinistra italiana appoggia ufficialmente l’operazione romana di alleanza con i 5 Stelle, mentre il segretario nazionale, Nicola Fratoianni, è contrario (ma isolato). La stessa scelta di Conte sembra segnalare un’inversione di rotta dei 5 Stelle. Ma il Pd, alle prese con il congresso, finora sembra granitico nell’appoggiare la candidatura di D’Amato.

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Tags5 stelle Alessio D'Amato ambiente Articolo Uno campo largo Coordinamento 2050 elezioni regionali Lazio 2023 Guido Ruotolo Regione Lazio sinistra Sinistra Italiana Verdi

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