• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Analisi » La comunicazione e i suoi dintorni

La comunicazione e i suoi dintorni

A partire da un’analisi di Mezza, alcune riflessioni sul conflitto sociale e politico

6 Dicembre 2022 Rino Genovese  1312

Molto opportunamente, Michele Mezza (vedi qui) ha individuato nella presenza dei cosiddetti maghi della rete accanto ai leader politici uno degli elementi di omologazione degli stessi alle procedure di marketing. Alla fine, è come se la politica si riducesse a un gigantesco affare di influenza: nel senso in cui a questo termine si riallaccia il neologismo influencer, cioè quel tipo d’imbonitore o facilitatore il quale, attraverso Internet, impone al pubblico questa o quella merce. Tende così a scomparire il principale asse portante della politica: il conflitto. Tutto si ridurrebbe ad avere il migliore “angelo custode” (come lo chiama Mezza) capace di far votare questo o quel candidato. In questo modo, tra l’altro, si crea una categoria di professionisti del marketing elettorale, pronti a vendere le proprie competenze a Caio e a Sempronio, e quindi in grado di svelare i segreti di Sempronio a Caio, o viceversa, una volta cessato il rapporto di consulenza. Del resto già Casaleggio, che con la sua agenzia curava la comunicazione di Di Pietro, a un certo punto si mise in proprio (con Grillo), lasciando il povero Di Pietro con un palmo di naso.

È a questa forma di riduzionismo della politica che bisogna reagire. Ovviamente, la propaganda ha sempre giocato un ruolo, fin dai tempi di Costantino e del suo in hoc signo vinces; ma era diverso quando la politica sconfinava nella guerra e la propaganda, dunque, era solo una parte di quella (come ancora oggi si può vedere nel conflitto bellico in corso tra la Russia e l’Ucraina, con le loro propagande incrociate). In una democrazia della comunicazione diffusa, invece – nella quale il ricorso alla violenza è precluso, e anche chi vi ricorre, farneticando di una non differenza di fondo tra una democrazia e un sistema dittatoriale, di fatto non va al di là del gesto dimostrativo –, il conflitto, nella sua forma di conflitto sociale aperto, vive nella comunicazione stessa. È il modello di una comunicazione conflittuale – perfino senza capo né coda, come si può vedere nelle scomposte prese di posizione e negli scambi di contumelie attraverso i nuovi mezzi – che va posto al centro di una riflessione politica. Con buona pace del vecchio Habermas, che pretende di avere trovato nell’agire comunicativo il principio di un consenso universale, in realtà irraggiungibile, se non in cerchie ristrette, come può essere quella di alcuni saggi riuniti per arrivare a capo di un’importante questione scientifica. È il disaccordo il tema di fondo della comunicazione sociale. Come organizzarlo, e come renderlo produttivo, è l’oggetto della politica.

Ora, quando si dice che la sinistra, in Italia, soffre di un deficit di comunicazione, ciò non va inteso nel senso di una scarsa capacità di appeal e di suggestione (quasi si trattasse di un ipnotizzatore che non riesce più, nonostante la sua consumata tecnica, a tenere in suo potere un paziente); va inteso, piuttosto, come un deficit di proposta, che non riesce a fare emergere gli interessi a cui collegarsi. Prendiamo il classico caso delle piccole e medie imprese nel Nordest del Paese. Qui è chiaro che decenni di leghismo (ora anche di poujadismo postfascista) si sono fatti forti di un legame corporativo tra i padroni – spesso degli ex operai – e i loro dipendenti. Come se non ci fosse un contrasto di interessi tra il “datore di lavoro” e la sua manodopera. Una sinistra degna del nome – con delle proposte ad hoc sul fisco, sul salario minimo, sugli orari di lavoro, e così via – dovrebbe cercare di disaggregare questo blocco sociale, tirando dalla propria parte coloro che sono più deboli in un rapporto apparentemente paritario. La comunicazione, in questo caso, dovrebbe prendere la forma di agitazioni sindacali rivendicative, anzitutto, per passare poi su un piano prettamente politico, sul quale, attraverso progetti di legge da sostenere in parlamento, si arrivi a dare consistenza alla divergenza di interessi tra i padroni e i loro sottoposti.

Sarebbe solo un esempio di cosa possa significare assumere il momento comunicativo come aspetto centrale di una politica. Non si tratterebbe tanto di migliorare la propaganda, o di mirare a coinvolgere l’elettore singolo, attraverso un’operazione del tipo “gradimento di un prodotto”; si tratterebbe di svolgere nella comunicazione una funzione formativa, adatta a far prendere coscienza che un altro modo di vivere – di produrre, di consumare – è possibile. L’esempio, che si riferisce alla ormai storica perdita d’influenza della sinistra in certe zone del Paese, potrebbe essere trasposto alla questione ecologica, cambiando ciò che dev’essere cambiato, certo, ma considerando pur sempre la circostanza che la politica deve riuscire a porre degli obiettivi a un sommovimento sociale assente, o che tutt’al più bolle in pentola, non trovando le vie per uscire allo scoperto.

1.328
Archiviato inAnalisi
Tagscomunicazione comunicazione conflittuale conflitto sociale marketing elettorale partiti Rino Genovese sinistra

Articolo precedente

Caso Cospito, anarchici in rivolta

Articolo successivo

Buenos Aires, la condanna di Cristina Kirchner

Rino Genovese

Articoli correlati

Stupidità e autoritarismo

Schedatemi pure: elogio di chi ci mette la faccia

Breve riflessione sul riformismo

Rovesciare gli ayatollah?

Dello stesso autore

Stupidità e autoritarismo

Breve riflessione sul riformismo

Rovesciare gli ayatollah?

L’Europa e il Putin dell’Occidente

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Stupidità e autoritarismo
Rino Genovese    9 Febbraio 2026
Per Meloni ora l’incognita Vannacci
Paolo Barbieri    5 Febbraio 2026
Il senso politico della controriforma costituzionale
Giuseppe Santalucia*    3 Febbraio 2026
Ultimi articoli
Libia, il giallo dell’assassinio dell’ultimo dei Gheddafi
Guido Ruotolo    10 Febbraio 2026
Referendum, la destra conferma le date del 22 e 23 marzo
Stefania Limiti    9 Febbraio 2026
Sgomberi: assalto del governo agli spazi autogestiti
Marianna Gatta    9 Febbraio 2026
Decreto “sicurezza”, il governo vuole tappare la bocca al Paese
Stefania Limiti    6 Febbraio 2026
In Costa Rica vince al primo turno la candidata di destra
Claudio Madricardo    6 Febbraio 2026
Ultime opinioni
Schedatemi pure: elogio di chi ci mette la faccia
Stefania Tirini    4 Febbraio 2026
Breve riflessione sul riformismo
Rino Genovese    2 Febbraio 2026
Quali argomenti per il “no” al referendum?
Giorgio Graffi    23 Gennaio 2026
Ah, vecchie care espulsioni!
Vittorio Bonanni    22 Gennaio 2026
L’articolo 21 nella gabbia di Facebook
Paolo Barbieri    19 Gennaio 2026
Ultime analisi
Armatevi e pagate. Ecco come si finanzia la guerra (1)
Paolo Andruccioli    3 Febbraio 2026
Sulla libertà di parola e l’antisemitismo
Giorgio Graffi    9 Gennaio 2026
Ultime recensioni
Quel Chiapas che non ti aspetti
Agostino Petrillo    6 Febbraio 2026
Gino Strada rivive con la voce di Elio Germano
Katia Ippaso    27 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA