Certamente bisogna accogliere i profughi nei Paesi europei, è la cosa più importante in questo momento. È stato giusto porre dure sanzioni economiche nei confronti di Mosca, perfino la Svizzera stavolta non si è sottratta. Neanche si può sfuggire al dovere di inviare armi a Kiev, come l’Occidente sta facendo, affinché resista il più possibile. Sebbene si tratti di una decisione che mette in difficoltà la nostra coscienza pacifista, rafforzare la difesa dell’Ucraina è l’unico modo per cercare di giungere a una ripresa della via diplomatica. Ciò che non può essere messo in calendario, invece, è un ingresso del Paese ipso facto nell’Unione europea. Uno Stato in una situazione bellica non può essere ammesso, sia pure soltanto per una dimostrazione di solidarietà. Non si può prevedere come la guerra evolverà, se ci sarà, a un certo punto, un governo ucraino in esilio. Quale sarebbe allora l’entità statale da accogliere nell’Unione? E soprattutto, dal punto di vista della prudenza politica, se si vuole favorire un negoziato per arrivare, a breve, a un “cessate il fuoco”, la scelta europea dell’Ucraina (in linea generale del tutto comprensibile e legittima) sarebbe ora d’intralcio.

Una prospettiva di pace non potrà che passare per un accordo che comprenda la Crimea, i territori del Donbass, e una moratoria per l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea e nella Nato. Peraltro questa seconda opzione non era affatto imminente, anzi suscitava perplessità nella stessa Nato. Con il senno del poi, si è rivelato piuttosto un pretesto per l’invasione da parte di Putin. Anche perché ci sono già Paesi limitrofi della Russia, come le Repubbliche baltiche, che fanno parte dell’Alleanza atlantica, e se questa volesse dirigere dei missili contro Mosca ciò sarebbe possibile già adesso.

Le questioni vere sono quelle territoriali. Una divisione dell’Ucraina attuale sembrerebbe scontata in una trattativa. Del resto è ciò che è accaduto, nel 2008, con l’aggressione alla Georgia (che tra parentesi chiederebbe anch’essa un’adesione immediata all’Unione europea): da quel tempo la Russia ha annesso di fatto i territori dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. Dunque cedere qualche porzione del Paese, in cambio della pace, sarebbe probabilmente per l’Ucraina la road map cui attenersi. L’Europa, però, è parte in causa, non potrebbe fare da mediatrice. Per questo compito, in una posizione migliore, si trova la Cina – e infatti l’Ucraina ha chiesto il suo intervento.

Naturalmente tutto ciò è ancora fantapolitica. La prima necessità è che tacciano le armi; e va detto chiaramente che l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea non favorirebbe il raggiungimento di una tregua.