• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Ilva, il ritardo della politica

Ilva, il ritardo della politica

1 Giugno 2021 Guido Ruotolo  1283

L’Italsider, che poi sarebbe diventata l’Ilva, era un mostro potente e immortale. La famiglia Riva, industriali del Nord, nel 1994 comprò dall’Iri di Romano Prodi l’acciaieria più grande d’Europa, che produceva dodici milioni di tonnellate di acciaio all’anno. Per loro fu un affare. E la fabbrica si impossessò della città. Riva assunse molti giovani operai, soprattutto della provincia allargata. E investì in attività finalizzate a un consenso sociale nella città.

Diecimila operai diretti e quattromila quelli delle ditte d’appalto. Sembrava un’acciaieria destinata a vivere a lungo, anche perché, fallito il sogno del quinto centro siderurgico di Gioia Tauro (1970), chiusa l’Italsider di Bagnoli (anni Ottanta), riconvertito il ciclo a freddo in Liguria (anni Novanta), rimaneva solo Taranto come acciaieria a ciclo integrale. Sembrava un destino segnato. I riflettori nazionali erano spenti su Taranto, se non quando salì alla ribalta il sindaco Giancarlo Cito, il leghista del sud.

Erano gli anni in cui Taranto viveva e moriva contemporaneamente. La diossina, i veleni degli altiforni, e poi l’amianto dell’Arsenale militare, e le raffinerie altamente tossiche. C’era un quartiere, Tamburi, che confinava con il deposito in cui venivano raggruppati tutti i minerali che, cotti negli altiforni, si trasformavano in acciaio. Bastava un po’ di vento e Tamburi diventava una moderna Pompei, soffocata e sepolta dalla polvere dei minerali.

Tutto è cambiato quando in campo è scesa a gamba tesa la magistratura. Siamo nel 2012 – e a Taranto inizia la rivoluzione. Gli impianti vengono sequestrati, arrivano i commissari. Le denunce di singoli cittadini, di imprenditori, di ambientalisti hanno costretto la magistratura a intervenire. E il governo ha reagito con un solo obiettivo: ridurre l’impatto dell’iniziativa della procura della Repubblica. È significativo che in questi anni da Palazzo Chigi siano partiti ben dodici decreti legge per salvare l’Ilva di Taranto.

Oggi finalmente è arrivata la sentenza della Corte d’assise di Taranto che ha condannato i Riva, gli amministratori, i dirigenti aziendali, e anche politici locali (lo stesso presidente della Puglia dell’epoca, Nichi Vendola, che sarebbe intervenuto al fine di “ammorbidire” la posizione dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale). Riconoscono, i giudici, che l’Ilva ha prodotto “un inquinamento devastante per la salute e l’ambiente”.

È stato un processo politico, senza dubbio, quello che si è celebrato durante cinque anni. Si sono scontrate due città. Gli ambientalisti che chiedevano la chiusura del mostro, gli altri che erano convinti che si potesse riconvertire l’Ilva con produzioni a freddo e a basso impatto ambientale.

Taranto merita di essere risarcita per i suoi morti di lavoro e di inquinamento. Con una scelta politica è stata trasformata in un mostro a due teste, un po’ Seveso, un po’ Bophal. Adesso il sindaco del Pd, Rinaldo Melucci, si è rivolto al Tar chiedendo la chiusura dell’area a caldo. E i giudici amministrativi gli hanno dato ragione. Dopo la sentenza di primo grado della Corte d’assise, che ha decretato la confisca dell’area a caldo, ora spetterà al Consiglio di Stato pronunciarsi sullo spegnimento degli altiforni.

La politica, come al solito, è in ritardo. Non è in grado di prendere una decisione. Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, è stato preso alla sprovvista: “Alla fine uno deve anche capire quale sia il rapporto tra il tempo da aspettare per fare la transizione e la salvaguardia della salute. Io questo ora non lo so”.

Ma Taranto non può più aspettare, e non merita questa indecisione.

1.300
Archiviato inEditoriale
TagsGuido Ruotolo Ilva Nichi Vendola sentenza Taranto

Articolo precedente

Armi, la rivolta dei portuali: un messaggio che chiede di essere raccolto

Articolo successivo

Gli “allievi” della Kamloops vittime di un genocidio occidentale

Guido Ruotolo

Articoli correlati

Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo

L’ex Ilva e il ministro della catastrofe

Ex Ilva, l’attesa e la morte

Ex Ilva, dov’è la soluzione?

Dello stesso autore

Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo

L’ex Ilva e il ministro della catastrofe

Ex Ilva, l’attesa e la morte

Ex Ilva, dov’è la soluzione?

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Legge elettorale, la destra litiga ma va avanti
Stefania Limiti    8 Settembre 2026
La polis che manca
Stefania Tirini    7 Settembre 2026
Tajani, Crosetto e la rana bollita
Paolo Barbieri    31 Luglio 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo
Guido Ruotolo    11 Settembre 2026
Argentina, miseria senza fine
Claudio Madricardo    11 Settembre 2026
Niger: il fallito golpe riguarda anche l’Italia
Luciano Ardesi    9 Settembre 2026
I talebani corteggiano Washington
Marco Santopadre    9 Settembre 2026
A Milano un ritorno al passato?
Vittorio Bonanni    8 Settembre 2026
Ultime opinioni
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Ultime analisi
Sul declino industriale dell’Occidente (1)
Vincenzo Comito    10 Settembre 2026
Tasse, il sistema inceppato
Paolo Andruccioli    31 Luglio 2026
Ultime recensioni
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA