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Che cosa rischia il Sud tra inflazione e autonomia differenziata

Dove va il Mezzogiorno d’Italia? Quale sarà l’eredità che il Pnrr, varato dal governo “dei migliori” guidato da Mario Draghi, lascerà alle regioni meridionali,...

Michele Emiliano sullo sfondo dei populismi

Chissà quale altra sorpresa ci proporrà nel prossimo futuro. L’ultima è ancora lì, difficile da digerire: “Salvini ha fatto un grande sforzo per delineare...

Nel fumo della Calabria

Badolato marina, il luogo in cui risiediamo per le cosiddette vacanze, è un paese-pulviscolo, eccentrico, cresciuto come altri sulla strada statale, in cui il...

La partita che si gioca sulla “secessione dei ricchi”

"Eravamo preoccupati delle pressioni di certi presidenti di regioni meridionali, che stavano intendendo il Pnrr come una sorta di Cassa del Mezzogiorno assistenzialistica. Il...

Il Recovery plan si è fermato a Eboli?

Se leggiamo il Recovery Plan dobbiamo constatare che anch’esso, come il Cristo di Carlo Levi, si è fermato a Eboli, non considerando “bravi cristiani”...

Qualche parola sul Mezzogiorno

Si sa che la questione meridionale è da sempre questione nazionale – e ora, si potrebbe dire, europea. Lo è così tanto che perfino Draghi, presidente del Consiglio di un governo che esprime in larga misura gli interessi del blocco borghese del Nord (e di un partito, la Lega, che prima di trovare negli immigrati stranieri il nuovo capro espiatorio, proprio intorno al distacco dai meridionali puzzolenti aveva costruito le sue fortune politiche), ha dovuto riconoscere in un suo recente intervento che il divario tra le regioni del Sud e quelle del resto del paese è enormemente aumentato negli scorsi decenni, e che tra il 2008 e il 2018 la spesa per gli investimenti pubblici nel Mezzogiorno “si è più che dimezzata”. In proposito, è accaduto a chi scrive di parlare una volta di uno “sviluppo del sottosviluppo”, con riferimento a un’economia della miseria civile, guidata dalla criminalità organizzata, che caratterizza una città come quella partenopea, in cui il riciclaggio del denaro sporco, nella gestione di locali pubblici o nella compravendita degli immobili, spetta a un ceto di persone insospettabili e perbene.

Adesso si tratterebbe di spendere con giudizio i fondi europei. Per esempio evitando di rilanciare progetti faraonici del tutto insostenibili, dal punto di vista ambientale, come il ponte sullo Stretto; e pensando invece alle infrastrutture ordinarie, come quelle della viabilità e di una rete ferroviaria in stato di completo abbandono al di sotto di Napoli. È possibile, anzi probabile, che qualcosa di questo si farà. È infatti anche nell’interesse dei produttori di merci del Nord del paese che nel Mezzogiorno ci si possa muovere più agevolmente. Ma, per il resto, non è affatto molto probabile che si realizzino investimenti pubblici all’altezza dei bisogni.