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Amaro brindisi a Mattarella

Sergio Mattarella sarà capo dello Stato per altri sette anni. Siamo contenti, ma nello stesso tempo senza parole, angosciati. Così va il mondo in tempi di pandemia. Oggi brindiamo a Mattarella, ma si celebra in realtà l’eclissi della politica e la crisi delle coalizioni. Abbiamo a disposizione solo un anno di tempo, prima del voto per il rinnovo del parlamento, per aprire il cantiere della rifondazione della politica, delle istituzioni e delle alleanze. 

Si sente forte una spinta verso il proporzionale. Troppi orfani, troppe divisioni tagliano gli schieramenti e le stesse forze politiche. Il maggioritario scricchiola. Con il taglio secco dei seggi parlamentari, urge una riforma elettorale. In una settimana sono state bruciate tutte le “risorse” dello Stato. Certo, dobbiamo ringraziare la gestione della crisi dell’“apprendista stregone” Matteo Salvini, in evidente competizione con Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, e dell’“avvocato di provincia” Giuseppe Conte, se il cortocircuito che si è creato ha bruciato tutte le opzioni di candidature possibili. 

Quella vita troppo fievole alla sinistra del Pd

“C’è vita a sinistra del Pd?”: era questo l’interrogativo al centro dell’incontro online promosso dall’associazione fiorentina “Diritti a sinistra” e dalla sezione toscana del...

Il nodo della legge elettorale

Si discute troppo poco di legge elettorale. E ciò nonostante l’Italia si contraddistingua per avere cambiato più volte, negli scorsi decenni, il proprio sistema di elezione dei rappresentanti in parlamento (in un caso perfino con un dispositivo che, per come faceva schifo, era soprannominato “porcellum”). La legge al momento in vigore, detta più gaiamente “rosatellum”, non è tra le peggiori possibili, ma ha comunque delle criticità intrinseche – e soprattutto è diventata inadeguata a causa del robusto taglio dei parlamentari effettuato tramite un referendum. La vera questione, dunque, non è se dopo l’elezione del presidente della Repubblica (Draghi o non Draghi che sia) si voterà immediatamente o alla scadenza naturale della legislatura nel 2023, ma se alle elezioni si andrà con una legge come quella attuale, che è un misto di proporzionale e di maggioritario, o piuttosto con un’altra.

Il nostro Aldo Garzia, in un editoriale pubblicato qualche giorno fa, ha rimarcato come Letta e il Pd non sembrino più preoccuparsi della faccenda, sebbene, nell’accordo con i 5 Stelle per il governo Conte 2, la questione fosse stata apertamente menzionata. Se appare impossibile, dopo la riduzione del numero dei parlamentari, non immaginare almeno un ridisegno dei collegi elettorali, perché non mettere mano a una riforma complessiva?

Legge elettorale, Letta delude e sceglie lo statu quo

Complice la tradizionale presentazione del libro natalizio di Bruno Vespa, c’è stato un annuncio deludente e a sorpresa di Enrico Letta, segretario del Pd: “La legge elettorale non cambierà perché il parlamento non è in grado di trovare un’intesa su una nuova legge”.

È una dichiarazione di resa (forse nel tentativo di aprire una trattativa con il centrodestra su chi sarà il prossimo inquilino del Quirinale dal gennaio 2022). Con Letta, a presentare il volume di Vespa, c’era Giorgia Meloni che ha subito detto di essere d’accordo con il suo interlocutore.

Del Pd, del centrosinistra, e di alcuni bricconi

Stavolta il Pd e il suo segretario hanno dimostrato coerenza: non si poteva arrivare a una mediazione al ribasso. Bisognava tenere il punto sul...