Ieri mattina, c’era un clima fiducioso nella sala stampa di Montecitorio che ha ospitato la conferenza stampa della Rete del voto libero e uguale, con cui la società civile prende dai deputati dell’opposizione la staffetta della battaglia contro la legge elettorale, la quarta in vent’anni, di cui due respinte dalla Consulta, caso unico in tutto il mondo. L’iniziativa è guidata da un nucleo di costituzionalisti, coordinati da Roberto Zaccaria; al tavolo, c’erano anche Enrico Grosso, gli avvocati Pietro Adami e Anna Falcone, molte competenze che hanno messo in moto “una straordinaria macchina dei ricorsi contro una legge gravemente incostituzionale”.
I ricorsi possono essere presentati subito, in base a una complicatissima norma che lo prevede quando non è in corso un’istruttoria. Entro primavera, tra marzo e giugno, si prevede di avere l’udienza davanti alla Corte costituzionale. “Non faremmo tutto questo se non pensassimo di poter arrivare in tempo per le elezioni”, hanno precisato. I ricorsi saranno trenta, verranno inviati a tutte le Corti d’appello il 26 ottobre, ossia il primo lunedì utile dopo l’entrata in vigore della legge con cui la destra sta tentando un silenzioso golpe. Sei i profili di illegittimità costituzionale: il premio di maggioranza (70 deputati e 35 senatori), per la “sua ragionevolezza e proporzionalità, sia in termini numerici sia sotto l’aspetto della modalità della sua assegnazione attraverso un numero fisso”, ha spiegato Grosso; poi l’autonomia delle basi elettorali delle due Camere che la legge tradisce, facendo scattare il premio solo se in tutte e due le Camere si raggiunge la soglia del 42%, cosicché è calcolato su base nazionale anche al Senato, che la Costituzione vuole invece eletto su base regionale; è inoltre a rischio la libertà di voto e selezione degli eletti, che devono essere prevedibili dai cittadini, mentre così non si sa chi ha possibilità reali di essere eletto; e ancora, saltate la parità di accesso e le misure di equilibrio di genere che non vengono garantite; l’indicazione obbligatoria del candidato presidente del Consiglio è un altro aspetto ritenuto inaccettabile dallo spirito e dal dettato della Carta; infine, viene rimesso al giudizio della Corte l’accesso alla competizione elettorale mediante un numero abnorme di sottoscrizioni, uno sbarramento subdolo all’ingresso di consistenti pezzi di società in parlamento.
C’è anche un settimo profilo “in corso di redazione”, ha spiegato poi l’avvocato Adami, ed è quello sulla circoscrizione Estero, diventata unica per eleggere un super-senatore che si occupa dell’intero globo terracqueo. In tutto il Paese sono stati organizzati ben 99 avvocati volontari, che si sono messi a disposizione della Rete e avvieranno concretamente la macchina dei ricorsi presso i tribunali della Repubblica.
A quel punto, è ragionevole ritenere che, a metà gennaio, ci saranno le udienze dopo le quali il giudice può fare ordinanza di remissione alla Consulta, che ha la possibilità di valutare l’urgenza della questione e procedere rapidamente. Tra il pubblico, è intervenuto l’ex senatore del Pd Stefano Passigli, che aderisce alla Rete, dicendo esplicitamente che “Mattarella ha firmato la legge per accelerare i tempi. Dobbiamo chiedere, senza tirare il presidente per la giacca, che non si possano sciogliere le Camere prima della sentenza della Corte. È una richiesta che la società civile può fare ed è giusto che faccia”.
Tutto è pronto per la battaglia, dunque, con la consapevolezza, che il prossimo parlamento sarà eletto con una nuova legge, come ha tenuto a dire il professor Grosso: “Nessuno pensi che le nostre iniziative siano volte a ripristinare il Rosatellum, ormai abrogato dalla legge attuale, che chiediamo sia auspicabilmente depurata dagli aspetti incostituzionali”: quel che resta sarà la legge con cui si deciderà il prossimo parlamento. La Rete ha istituito un fondo per le necessarie spese e, soprattutto, per coprire gli eventuali ricorsi contro gli avvocati ricorrenti; si può donare un contributo su un conto corrente appositamente aperto.








