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Home » Editoriale » Stupidità e autoritarismo

Stupidità e autoritarismo

9 Febbraio 2026 Rino Genovese  600

Gli acuti Sherlock Holmes della polizia di Stato non hanno perso tempo quando hanno acciuffato il temibile giovane anarchico dell’Amiata (del resto terra di rivolte quant’altre mai, fin dall’epoca di Davide Lazzaretti), che nel video, a volto scoperto e indossando una vistosissima giacca rossa, se ne stava dietro la canaglia in nero travisata di tutto punto, che dava addosso all’agente isolato… “Allora travisatevi, verrebbe da dire, e nemmeno col decreto ‘sicurezza’ riusciranno a beccarvi”, mentre magari il classico asino in mezzo ai suoni incapperà poi nel fermo preventivo introdotto dal governo… Intanto, però – e Meloni s’indigni pure finché le pare –, il magistrato non ha potuto far altro se non scarcerare il malcapitato che non partecipava all’aggressione, non faceva un bel niente se non prendere parte a una manifestazione, in quanto – e perfino Meloni dovrebbe saperlo – la responsabilità è individuale: anche le “lesioni a pubblico ufficiale”, per non parlare dell’inesistente “tentato omicidio”, si possono contestare solo a chi le fa e non a chi, nel caso, vi assista. Forse, ma è proprio parecchio dubbio, è la semplice “resistenza a pubblico ufficiale” che andrà addebitata al giovane anarchico.

È un alto grado di stupidità quello che traspare da tutta la campagna imbastita, grazie anche a organi di informazione compiacenti, per arrivare a varare un decreto le cui parti accettabili, sebbene non prive di una loro incongruità intrinseca, sono solo quelle riguardanti i coltelli. Andare in giro con un’arma bianca in tasca è disdicevole – ma, se voglio ammazzare il compagno di scuola che mi sta sulle scatole, non è necessario che vada a comprarmi un oggetto a serramanico, è sufficiente mettere nello zaino uno di quelli usati in cucina dalla mamma. È questa, d’altronde, come chi esercita su di me la “potestà genitoriale” (espressione fastidiosa come poche), a dovermi impedire di uscire di casa armato di coltello; e appare alquanto ridicolo se la madre e il padre, non riuscendo o non volendo evitare la cosa, saranno puniti con una sanzione amministrativa da duecento a mille euro – si poteva fare almeno da cinquecento a duemila, considerata l’inflazione.

Da qualsiasi punto di vista lo si esamini, sia da quello del black bloc sia da quello del ragazzino violento, il decreto “sicurezza” appare prima di tutto un’idiozia e soltanto in seconda battuta una stretta autoritaria, o diciamo meglio: una stretta autoritaria che mostra la limitata intelligenza che circola dalle parti del ministero dell’Interno. Quell’elenco di norme, infatti, è in massima parte inapplicabile. Tuttavia il colmo non è stato raggiunto: sarebbe stato quello di chiedere una cauzione a chi organizza una manifestazione. E a quanto avrebbe dovuto ammontare? Se i casseurs fanno a pezzi la fontana di Trevi, c’è una somma in grado di riparare il danno?

Tutta la logica entro cui si muove l’attuale governo, com’è noto, è una logica propagandistica: non si fa nulla per risolvere i problemi, spesso inventati, che ci si pone, ma si moltiplicano i decreti legge e i disegni di legge nel vecchio segno borbonico del “facite ’a faccia feroce!”. E si è visto, per dire, un decreto riguardante l’edilizia popolare e sociale, di cui pure si era parlato riferendosi a un fantomatico Piano casa? No, tutto riguarda la sicurezza, con obiettivi precisi a cui mirare: i migranti, che possono crepare in mare, e poi i centri sociali e i “maranza”.

Questa stupidità autoritaria ha il fiato cortissimo. E prossimamente, con il referendum del 22 e 23 marzo (date confermate, nonostante tutto), si potrà cominciare a buttare giù il mediocre castello di carte, costruito dal governo, votando “no”.

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Tagsdecreto sicurezza governo meloni referendum giustizia Rino Genovese

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