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Sgomberi: assalto del governo agli spazi autogestiti

Dal Laurentino 38 allo ZK Squat, una periferia che si difende dalla scure del ministero degli Interni

9 Febbraio 2026 Marianna Gatta  826

“Ci vogliono isolati, sospettosi dell’altro e deboli, per poterci controllare. Così i luoghi di incontro, le nostre piazzette, i nostri muretti e i nostri vicini diventano nemici da combattere, spazi da sgomberare, persone da silenziare, comunità da perseguitare”: recita così la lettera, scritta dagli abitanti del Laurentino 38, che accompagna la resistenza di L38Squat, un’occupazione abitativa e sociale che da trentacinque anni rappresenta un presidio nel quartiere.

È la risposta all’avviso di sgombero, notificato il 29 gennaio, che intima un mese di tempo agli occupanti per lasciare lo spazio, di proprietà dell’Ater. “In questi palazzi e in queste periferie si muore più di quanto viene raccontato – continua la lettera – […]di freddo ed emarginazione, o tra le fiamme generate da cortocircuiti e incuria”. Ci si riferisce all’incendio del 12 gennaio, divampato da una stufetta nell’abitazione di proprietà dell’Ater, in cui viveva una donna di 53 anni. Alla richiesta di investire in manutenzione e spazi sociali, le istituzioni hanno però risposto con la forza.

Non solo quindi contro il Leoncavallo a Milano e l’Askatasuna a Torino, anche a Roma arriva la furia del governo Meloni verso gli spazi autogestiti. Nei primi giorni del 2026, SpinTime – un palazzo occupato dal 2013 all’Esquilino a Roma, che ospita circa quattrocento persone provenienti da ventisette nazionalità diverse – ha indetto un’assemblea pubblica per difendersi dallo sgombero annunciato. A partecipare, tantissime realtà sociali e personalità della politica italiana, tra cui Luciana Castellina, e un appello firmato da nomi noti dello spettacolo, come Marco Bellocchio, Matteo Garrone e Sabina Guzzanti.

Se per ora, fortunatamente, è stato scongiurato l’intervento repentino a SpinTime, non è stato lo stesso per le realtà più periferiche e indipendenti. Nel 2024 era toccato all’occupazione anarchica di Torre Maura, attiva da oltre trent’anni; e nella stessa mattina di giovedì 29 gennaio, quando è stato notificato lo sfratto al Laurentino 38, è stato sgomberato ZKSquat in via Epaminonda, zona Casalpalocco, vicino a Ostia, dopo ben ventiquattro anni di autogestione. ZK era nato dalle ceneri di un altro centro sociale, SpazioKamino, attivo negli anni Novanta a Ostia, che dava voce al movimento di controcultura legato alla techno e al punk: forniva, cioè, uno spazio alla musica che non ne aveva nella cultura mainstream e un rifugio per chi, in questa cultura, proprio non ci voleva stare. Negli spazi di una ex discoteca in disuso, in una grande sala con il tetto circolare, ZK ospitava una scena underground che ha segnato un’intera generazione dell’area di Roma sud.

Per Salvini, però, come per molti altri esponenti del governo, questi spazi non sono altro che “covi di criminali”. Anche se ci sono delle eccezioni. Alla trasmissione “Di martedì”, Storace, interpellato sul possibile sgombero del centro sociale di estrema destra CasaPound, nel pieno centro di Roma, ha dichiarato: “In Italia ci sono oltre cento centri sociali, consentiteci di sgomberare prima gli altri novantanove”, chiarendo così che potrebbero esserci obiettivi primari e secondari nelle liste delle questure. Nel testo definitivo del decreto “sicurezza”, poi, tra lo scudo penale per gli agenti di polizia e il fermo preventivo, c’è anche la questione occupazioni. Si introduce il reato di occupazione abusiva, con pene che arrivano fino a sette anni di reclusione (art. 634-bis c.p.), e misure come gli sgomberi “lampo” entro quarantott’ore. Una stretta che criminalizza il disagio sociale invece di colpire le vere cause dell’emergenza abitativa, come la speculazione immobiliare e le rendite degli airbnb e delle case vacanze.

Da cinquant’anni i centri sociali offrono laboratori, concerti, servizi gratuiti, rispondendo ai bisogni di quartieri lasciati a se stessi. Nonostante anche all’estero ci siano casi frequenti di sgomberi, vengono tuttavia aperte delle vie di riconoscimento, legalizzazione, o semplicemente tutela, per le realtà che nascono o che resistono. Nella Berlino post-caduta del Muro, fioccavano le occupazioni, e oggi molti storici squat degli anni Ottanta e Novanta sono stati integrati, con affitti simbolici e progetti abitativi collettivi (Hausprojekte); in Spagna i Csoa (come in italiano, Centros sociales okupados autogestionados) sono pilastri nel tessuto sociale di molti quartieri, e sono stati la culla di personalità politiche di spicco, come l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau.

Bisognerebbe riconoscere, nei centri sociali, fondamentali zone di solidarietà in cui poter creare un senso di comunità contro la deriva individualistica e contro la smania speculativa sugli spazi urbani. Non solo: sono gli unici spazi di produzione culturale fuori dalle logiche del profitto capitalistico. Fa specie pensare a generazioni che ascoltavano i Clash o i Sex Pistols, che glorificavano le personalità del punk rock anni Settanta e Ottanta, e oggi condannano i rave illegali. La controcultura è il substrato da cui nascono le contaminazioni più audaci, e in molti casi ha rappresentato il seme creativo della contemporaneità. Chi va alle mostre di Jean-Michel Basquiat – come a quelle di molti altri celebrati artisti del Novecento –, e non pensa che, oltre a essere un writer “illegale”, era un occupante di appartamenti nella New York dell’epoca, non sa misurarsi con la complessità dell’esistente.

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