• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Opinioni » Elly Schlein e l’establishment

Elly Schlein e l’establishment

Sconta non soltanto il fatto di essere donna, di origini ebraiche e bisessuale dichiarata, ma anche e soprattutto di essere di sinistra

26 Giugno 2026 Rino Genovese  1110

All’ultima direzione del partito, la segretaria del Pd ha messo i piedi nel piatto, dicendo senza giri di parole che un pezzo di establishment non la vuole come presidente del Consiglio. Soltanto un pezzo? A voler essere brutali fino in fondo, se Elly dovesse guidare il “campo largo” e vincere le elezioni, la previsione è che la maggior parte di quelli del suo stesso schieramento cercheranno subito di disarcionarla. La verità è che lei – giovane donna che sta con un’altra donna, e poi per il cognome che porta – è una vittima designata della più amara delle discriminazioni. L’apparato del Pd nel complesso la sopporta perché non può contraddirsi venendo meno alla regola (peraltro del tutto inconsistente) delle “primarie”, che lei nel 2023 ha vinto con circa il 54%. E anche perché sanno tutti benissimo che, prima di lei, con i Renzi e con i Letta, il partito era ormai alla frutta.

Ma non c’è solo questo, del resto. Lei è un corpo estraneo rispetto alle tradizioni politiche (chiamiamole così) che hanno dato vita al pasticcio chiamato Pd. Una che si è fatta le ossa prendendo parte alla campagna elettorale di Obama negli Stati Uniti, non ha nulla a che spartire con la Dc e con il Pci. È una liberal, ma non una liberal centrista, perché ha capito (pensiamo anche al travaglio che agita oggi i democratici statunitensi) che non si riesce a contrastare l’estremismo populista delle destre contemporanee con una politica moderata. E senza essere un Mamdani o un Sanders, ha compreso come le ricette socialdemocratiche circa il welfare siano da riprendere e da rilanciare. Se non date, anzitutto a quelli che non si recano alle urne, una ragione per cui votare a sinistra, se insomma perseverate con un neoliberismo appena un po’ meno crudele di quello che passa il convento, beh, perché mai un elettore che tira la cinghia, con una retribuzione da fame, dovrebbe scegliervi? Di qui la sua insistenza sulla sanità pubblica e sul salario minimo; di qui l’apertura a una patrimoniale, che servirebbe a ridistribuire un po’ la ricchezza, e che, anche se non dovesse essere introdotta, potrebbe almeno essere sostituita da altri strumenti fiscali che ristabiliscano la progressività della tassazione.

Per queste sue posizioni – neppure troppo radicali, a dire il vero, solo di buon senso nella situazione attuale –, oltre che per le sue origini ebraiche e per il suo essere, di fatto, un’esponente Lgbtq+, Schlein dovrà battersi con decisione, d’altronde come proprio sta facendo, anche soltanto per restare al suo posto di segretaria di un partito che, già in sé, ha un pezzo di quell’establishment che non la vuole. Il resto, poi, il blocco conservatore “dal basso”, quello dei non pochi proprietari di case votati al parassitismo degli affitti brevi, o il blocco borghese nordista delle piccole e medie imprese, che (con l’esclusione dell’Emilia Romagna) hanno dimostrato a più riprese di preferire il berlusconismo e il postfascismo, o il leghismo di Salvini o Zaia, per la difesa dei loro interessi sono ferocemente contrari a ogni riformismo. Al massimo avrebbero potuto tollerare quello posticcio di Renzi.

Dunque è molto dura la partita, personale e politica, che Elly sta giocando. A volere andare indietro nel tempo, si pensi che, per le elezioni del 2013, l’orrido “Corriere della sera” si mise ad appoggiare perfino i grillini pur di ridurre lo spazio della coalizione “Italia bene comune”, guidata da Pierluigi Bersani e considerata troppo a sinistra. E Bersani era Bersani, non era gay, ed era stato ministro delle “liberalizzazioni”, non certo un promotore dell’interventismo statale nell’economia. Il risultato fu che al Senato non ottenne la maggioranza: il presidente Napolitano – riconfermato dopo il fallimento della candidatura di Prodi alla presidenza della Repubblica, azzoppata dai suoi – diede l’incarico al centrista Letta per un governo di “larghe intese” (le sole che piacciano ai “moderati” di ogni provenienza), il povero Bersani lasciò anche la segreteria del Pd e arrivò lo scalatore Renzi, lo pseudocattolico del momento che fece le scarpe a Letta secondo la migliore tradizione democristiana, e divenne di lì a poco anche presidente del Consiglio. Voilà, il gioco era fatto!

Auguriamo a Elly, abbracciandola, di riuscire se non altro a restare segretaria del suo partito, per quanto pasticciato sia, ammesso (e naturalmente non concesso) che debba lasciare ad altri la leadership del “campo largo”.

1.098
Archiviato inOpinioni
Tagscampo largo Elly Schlein Pd Pierluigi Bersani Rino Genovese

Articolo precedente

Le nozze con i fichi secchi, ovvero la guerra senza i soldi

Articolo successivo

Legge elettorale: destra in cerca di un accordo, centrosinistra in affanno

Rino Genovese

Articoli correlati

Ancora Francia e Italia a confronto

La Francia di nuovo in fiamme

No alle primarie, in Francia come in Italia

Escissione amore mio

Dello stesso autore

Ancora Francia e Italia a confronto

La Francia di nuovo in fiamme

No alle primarie, in Francia come in Italia

Escissione amore mio

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
La legge elettorale e la “terza Repubblica” di Almirante
Stefania Limiti    12 Ottobre 2026
Ancora Francia e Italia a confronto
Rino Genovese    7 Ottobre 2026
Legge elettorale, la destra compatta nel voto segreto
Stefania Limiti    5 Ottobre 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, una battaglia per il futuro
Guido Ruotolo    12 Ottobre 2026
Magistratura militare, uno strano concorso
Marianna Gatta    9 Ottobre 2026
In Nepal diluvia sul bagnato
Marco Santopadre    8 Ottobre 2026
Conflitto d’interessi nell’oro nero
Marianna Gatta    7 Ottobre 2026
Ex Ilva, confermato il blocco dell’area a caldo
Guido Ruotolo    6 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Ultime recensioni
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giuseppe Conte governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA