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Armi, sempre più armi

L’obiettivo è continuare a lucrare sulle guerre all’infinito: il 9 dicembre scorso, presentato alla Camera un dossier su Leonardo Spa

16 Dicembre 2025 Marianna Gatta  1088

Incurante delle lezioni della storia, l’Europa partecipa alla rinnovata euforia del riarmo. L’industria globale della difesa sta vivendo infatti una stagione di forte espansione, alimentata da una domanda senza precedenti, generata dalle crescenti frizioni geopolitiche e dai massicci piani di investimento varati dalle potenze occidentali. Secondo gli ultimi dati del Sipri, l’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma, i ricavi complessivi delle prime cento aziende produttrici di armi e servizi militari hanno raggiunto, nel 2024, la cifra record di 679 miliardi di dollari, con una crescita del 5,9% rispetto all’anno precedente.

A trainare questo aumento sono soprattutto le corporations statunitensi, che, da sole, sviluppano ricavi per 334 miliardi di dollari. Anche il comparto europeo, però, prosegue la sua avanzata: le aziende del nostro continente, incluse nei primi cento posti, hanno raggiunto un totale di 151 miliardi di dollari, con un incremento del 13%. Perciò, mentre le borse europee vacillano, sotto la pressione delle tensioni legate alla presidenza Trump, il settore della difesa continua a espandersi senza tregua.

Tra i protagonisti di questo boom, figura l’italiana Leonardo Spa, seconda maggiore azienda europea del settore secondo il Sipri, con un fatturato in armamenti che sfiora i quattordici miliardi di dollari, e che è arrivata a toccare i quarantotto euro per azione. Il titolo, del resto, in linea con l’andamento di gruppi come la britannica Bae Systems e la francese Thales, trova riscontro nelle previsioni degli analisti. Da J.P. Morgan sostengono che le azioni della difesa europea potrebbero continuare a crescere, sostenute da piani strutturali, come il fondo speciale da quattrocento miliardi allo studio in Germania, e la proposta francese di aumentare al 3,5% del Pil la spesa per la difesa.

Eppure, come ricorda il giornalista e saggista Emanuele Giordana, direttore di “Atlante delle guerre”, l’idea di una difesa comune europea rimane lontana: “Anche ora che se ne parla, tutto resta nelle mani dei singoli Paesi. Nessuna nazione vuole davvero cedere all’Unione europea la gestione degli esteri e della difesa: sono considerati gli ultimi strumenti decisivi della propria influenza politica”. In Italia, prima che il governo incrementasse la spesa militare, il settore bellico contribuiva all’economia nazionale in misura molto ridotta. “Per anni si è sostenuto che l’aumento degli investimenti fosse necessario per tutelare l’occupazione, ma – sottolinea Giordana – la forza lavoro coinvolta nella produzione di armamenti è in realtà limitata, e potrebbe essere riconvertita in altri comparti industriali”.

Oggi, in questo scenario di crescita, per Leonardo diventa essenziale ampliare il mercato degli armamenti. Un ruolo che suscita tuttavia crescenti interrogativi etici e politici. Il 9 dicembre, alla Camera dei deputati, è stato presentato un dossier curato dalla militante pacifista Rossana De Simone, che denuncia come l’Italia sia diventata uno dei partner europei più stretti di Israele e come la nostra industria militare sia “parte integrante del circuito che alimenta crimini contro l’umanità e legittima il colonialismo”. Il dossier, presentato con la deputata Stefania Ascari dei 5 Stelle a membri della Commissione Difesa, avvocati e giornalisti, ricostruisce nel dettaglio i rapporti industriali e tecnologici tra Leonardo e il settore militare israeliano.

Le relazioni tra i due sistemi industriali sono di natura strutturale e risalgono a oltre un decennio fa. Nel 2012, Israele acquistò dall’Italia trenta aerei M-346, velivoli potenzialmente impiegabili con un’ampia gamma di armamenti; parallelamente, l’Italia acquistò un satellite Optsat-3000 e due velivoli radar G-550 Caew, prodotti da industrie israeliane, consolidando un interscambio bilaterale molto stretto. Leonardo è inoltre presente sul territorio israeliano con sedi della controllata Drs Rada Technologies, e detiene una partecipazione nella società RadSee Technology. Anche nel programma internazionale degli F-35, gestito da aziende statunitensi come la Lockheed Martin e impiegato dalle forze di difesa israeliane, Leonardo svolge un ruolo rilevante nei processi produttivi e tecnologici.

Di fronte a questo quadro, il movimento globale Bds (Boicottaggio, disinvestimento, sanzioni), la più grande coalizione della società civile palestinese, ha richiamato l’Italia ai suoi obblighi derivanti dalle sentenze della Corte internazionale di giustizia. La richiesta è chiara: imporre un embargo militare totale nei confronti di Israele, che includa non solo il commercio e il trasferimento di sistemi d’arma, ma anche la ricerca congiunta, la formazione, i partenariati industriali e ogni forma di cooperazione militare.

Il rally finanziario di Leonardo si sviluppa dunque all’ombra di un’accusa, etica e politica, sempre più pressante, che spinge l’Italia a confrontarsi con la non neutralità delle proprie scelte industriali. E, al di là del coinvolgimento nelle operazioni militari che hanno devastato Gaza, l’espansione continua del settore bellico non lascia presagire un futuro più sicuro. Come ha scritto Stefania Ascari, “la guerra è diventata un prodotto da vendere creando paura, insicurezza e un nemico permanente. È la dinamica che Julian Assange ha descritto con lucidità: l’obiettivo non è una guerra vittoriosa, ma la guerra infinita, quella che garantisce profitti continui a chi vive di conflitti”. Che i conflitti si trovino alle porte dell’Europa, in Medio Oriente o nel Corno d’Africa, poco cambia: senza una vera strategia comune di difesa, non esiste neppure un piano condiviso su quali e quante armi servano realmente alla sicurezza del continente. Così si continua a produrre sistemi d’arma che hanno ben poco a che vedere con la “difesa” e molto di più con la capacità d’attacco, troppo spesso indiscriminata.

(Martedì 9 dicembre 2025, ore 13:00, presentazione del dossier su Leonardo Spa alla Camera dei deputati: vedi qui).

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