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A Baku la Cop29, tra molte assenze

Antonio Guterres: “Coloro che cercano disperatamente di ritardare e negare l’inevitabile fine dell’era dei combustibili fossili perderanno”

13 Novembre 2024 Marianna Gatta  826

“Abbiamo urgente bisogno di ridurre le emissioni di gas serra e rafforzare il nostro monitoraggio”, ha scritto in un report Celeste Saulo, segretaria generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo): “Le precipitazioni e le inondazioni da record, i cicloni tropicali, il caldo mortale, la siccità incessante e gli incendi violenti che abbiamo visto quest’anno sono purtroppo la nostra nuova realtà e un assaggio del nostro futuro”. Se le previsioni degli esperti sono allarmanti, sembra invece che per i governi il clima non sia una priorità. Né Emmanuel Macron né Olaf Scholz partecipano alla Cop29 a Baku, in Azerbaigian, iniziata l’11 novembre. Assente il primo ministro olandese, a causa delle violenze degli ultimi giorni; Lula rimane in Brasile, e il colombiano Gustavo Petro si sta occupando delle inondazioni in corso nel suo Paese.

Ma se alla Cop29 ci sono alcune defezioni importanti, anche i presenti lasciano a desiderare, come spesso accade. L’anno scorso, a Dubai, la Cop28 era presieduta da Sultan Al Jaber, amministratore delegato della principale azienda emiratina di combustibili fossili, e quest’anno ha aperto l’evento il ministro dell’ambiente azero, Mukhtar Babayev, che, per venticinque anni, ha lavorato per la Socar, la State Oil Company of Azerbaijan Republic, la più grande compagnia petrolifera del Paese.

Difficile pensare di riuscire a mantenere sotto due gradi centigradi il riscaldamento globale, se non vengono abbandonati i carburanti fossili. “Dobbiamo abbandonare i combustibili fossili e stabilire un nuovo obiettivo di finanziamento climatico”, ha scritto Greenpeace in un messaggio, chiedendo ai governi di agire per sostenere i Paesi più vulnerabili. Guterres si è espresso contro chi ancora investe in petrolio durante l’apertura della conferenza: “Coloro che cercano disperatamente di ritardare e negare l’inevitabile fine dell’era dei combustibili fossili perderanno. L’economia è contro di loro. Le soluzioni non sono mai state più economiche e accessibili”.

La conferenza per il clima si apre solo pochi giorni dopo la vittoria di Trump alle elezioni statunitensi. Negazionista climatico, durante il suo primo mandato, ha ritirato il suo Paese dall’Accordo di Parigi, l’intesa, siglata nel 2015, da cui sono già fuori Iran, Yemen e Libia, che impegnerebbe i firmatari a limitare il riscaldamento globale a due gradi centigradi e a proseguire gli sforzi per mantenerlo sotto 1,5 gradi centigradi. Il nuovo presidente, nel 2012, scriveva in un tweet: “Il concetto del riscaldamento globale è stato creato dai e per i cinesi, per danneggiare l’industria americana”. E le sue posizioni purtroppo non sono molto cambiate. Durante la corsa alla Casa Bianca, Trump ha definito il cambiamento climatico “una delle più grandi truffe di tutti i tempi”, giurando, al contempo, di cancellare la spesa per l’energia pulita, di abolire gli incentivi “folli” per gli americani a guidare le auto elettriche, di eliminare varie norme ambientali, e di scatenare un’ondata di nuove trivellazioni, al terribile grido di Drill, baby, drill (“trivella, baby, trivella”). D’altronde, quale opinione poteva avere chi ha alle spalle la lobby delle aziende petrolifere e difende i loro interessi? L’età avanzata di Trump e la sua amicizia col creatore di SpaceX, Elon Musk, lo proteggeranno dalle conseguenze delle sue azioni: se arriverà a vederle con i propri occhi, sarà da una comoda navicella spaziale.

Per fortuna, durante la Cop29, John Podesta, inviato di Biden per il clima, ha rassicurato i presenti che gli Stati Uniti continueranno a combattere il cambiamento climatico: “Mentre il governo federale potrebbe mettere in secondo piano l’azione sul cambiamento climatico, il lavoro continuerà con impegno, passione e convinzione da parte delle città, degli Stati e dei cittadini americani”, ha dichiarato. Vedremo solo col tempo quale sarà l’impatto effettivo dell’amministrazione Trump sulla situazione devastante che il cambiamento climatico sta già causando, in particolare nei Paesi in via di sviluppo. Come ha detto il segretario delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, “la catastrofe climatica sta martellando la salute, ampliando le disuguaglianze, danneggiando lo sviluppo sostenibile e scuotendo le fondamenta della pace”, aggiungendo che “i più vulnerabili sono i più colpiti”. Secondo l’Unhcr, c’è stato un aumento del 41% di sfollati causati dagli eventi atmosferici dal 2008 al 2022 (trentadue milioni di persone), e il Rapporto globale sugli sfollati interni (Grid) 2024 ha rilevato che 75,9 milioni di persone vivono in condizioni di sfollamento interno. 

Nonostante ciò, molti Paesi continuano a ignorare le conseguenze delle loro scelte politiche in materia di energia e ambiente. L’Italia è stata pesantemente criticata per avere destinato, tra il 2010 e il 2022, risorse ai sussidi per i combustibili fossili in misura trentasei volte superiore rispetto agli investimenti per il finanziamento climatico. Greenpeace ha sollecitato il governo Meloni ad assumere un ruolo più attivo, promuovendo il New Collective Quantified Goal, già parte dell’Accordo di Parigi, che prevede un supporto economico ai Paesi in via di sviluppo per favorire la transizione energetica.

Durante la Cop29 di Baku, è attesa la definizione di un nuovo obiettivo finanziario, con una base di cento miliardi di dollari all’anno, destinati a sostenere la transizione nei Paesi più dipendenti dai combustibili fossili. Tuttavia, l’assenza di leader politici di rilievo, e la persistente dipendenza dai fossili, gettano un’ombra sulla effettiva volontà globale di affrontare la crisi climatica in modo efficace. Come ha sottolineato Antonio Guterres, “i più vulnerabili sono i più colpiti”, e il tempo per intraprendere azioni decisive è sempre più ridotto.

L’urgenza di un’azione concreta non può più essere trascurata. È necessario un impegno deciso e immediato, perché il futuro non può aspettare, e le vittime – come quelle viste recentemente a Valencia – non possono essere ignorate. Tutte e tutti noi abbiamo bisogno di un cambiamento radicale, e non devono essere solo i potenti a decidere, perché non saranno loro a subire le conseguenze più gravi.

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