• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Analisi » Elezioni, le incognite del voto operaio e dell’astensione

Elezioni, le incognite del voto operaio e dell’astensione

Difficile fare previsioni in merito a come si esprimeranno i lavoratori, le donne e i giovani. Ma è certo che i sindacati europei hanno avviato un’opera di sensibilizzazione straordinaria tra gli iscritti, e che le destre, negli ultimi tre anni, hanno votato sempre contro le risoluzioni a favore del lavoro. L’appello della Cgil

7 Giugno 2024 Paolo Andruccioli  1190

Come voteranno i lavoratori? Continuerà la fuga dalla sinistra e l’esodo verso i partiti di destra? E soprattutto, sarà ancora più evidente la “dissociazione” elettorale di chi vota partiti che vanno contro i propri interessi? Potremo rispondere a queste domande solo da lunedì prossimo, utilizzando le analisi del voto e dei flussi elettorali. Nel frattempo, però, possiamo prendere in considerazione alcuni dati e tendenze in atto.

Il primo dato riguarda i numeri di chi lavora. Secondo le rilevazioni statistiche, sono circa 197 milioni gli occupati nell’Unione europea (dati 2022), pari al 40% circa della popolazione europea complessiva, anche se la distribuzione nei vari ambiti è molto disomogenea. Il settore con più lavoratori è quello manifatturiero. La maggior parte di questi ha un contratto a tempo indeterminato, e una percentuale notevole di quelli che una volta si chiamavano “garantiti” ha una tessera sindacale. Il 12% degli occupati ha invece un contratto a tempo determinato, con punte che arrivano anche a circa un quarto della forza-lavoro, come per esempio nei Paesi Bassi, dove la quota dei contratti a tempo è arrivata al 23%. Anche in Italia, come sappiamo, la precarietà e il lavoro povero raggiungono quote sempre più alte, nonostante la propaganda del governo Meloni che parla del record dell’occupazione “stabile”.

Un dato molto importante riguarda proprio il lavoro a tempo. In Europa, dove si guadagna comunque mediamente più che in Italia, il contratto a tempo determinato riguarda soprattutto i giovani e le persone che hanno un livello di istruzione più basso, e le differenze di genere sono molto forti, visto che il primato dei contratti precari continua a spettare alle donne. Dai dati dell’Eu Labour force survey (rilevamento sulla forza-lavoro) di Eurostat, veniamo a sapere che circa un lavoratore su otto ha un impiego a tempo determinato. Nel 2022, si registrano in Europa circa ventiquattro milioni di lavoratori il cui principale lavoro è a termine.

Una prima considerazione riguarda quindi il voto di questi lavoratori precari, in particolare i giovani. I sindacalisti andati in giro per l’Europa per tentare di invertire la tendenza all’astensionismo sostengono che, tra i giovani, sta crescendo l’idea che è meglio votare che guardare dall’altra parte. “Tra i giovani c’è una mentalità europeista più definita, perché frequentano da vicino l’Europa per motivi di studio e lavoro”, ci dice Anna Maria Romano, presidente del sindacato globale della finanza, Uni Global Finance. Secondo la sindacalista, in questa tornata elettorale, è aumentata la percezione della vera posta in gioco, ed è probabile che si potranno avere sorprese anche sui risultati elettorali del partito del non voto. La percezione dell’Europa, dopo le scelte sulla distribuzione dei farmaci e il sostegno al lavoro durante la pandemia, sta cambiando. Dalle rilevazioni fatte sul campo, ma anche dai dati delle statistiche ufficiali, risulta una spinta del voto dei giovani verso un’Europa che combatta finalmente le diseguaglianze (invertendo la rotta dell’austerità) e sviluppi le politiche della transizione ecologica.

Anche nelle file del sindacato tradizionale, e quindi dei più anziani, cresce la domanda di cambiamento in senso progressista. “Un voto per i partiti e gli schieramenti che hanno difeso il lavoro e il welfare nella scorsa legislatura, e si impegnano a farlo in quella che viene. Un voto contro l’austerità 2.0 e per dire no alle nuove regole della governance”. Lo chiede la Confederazione europea dei sindacati (Ces) agli elettori dei ventisette Stati membri (circa 375 milioni gli aventi diritto). “Queste elezioni (decimo appuntamento elettorale europeo dal 1979) saranno le più importanti degli ultimi anni”, ha spiegato la Ces presentando il suo Manifesto in dodici punti: “Decideranno se l’Europa rimarrà sulla strada del progresso e della solidarietà come ha fatto in risposta alla crisi da Covid-19, sostenendo i lavoratori e le loro comunità o se tornerà alle politiche di austerità”. Per il sindacato europeo, sono stati principalmente tre, i motori del “rinascimento” dell’Europa sociale. Li citano Esther Lynch (segretaria generale della Ces) e Bart Vanhercke (direttore del dipartimento di ricerca Etui) introducendo il rapporto: il pilastro europeo dei diritti sociali: “un approccio innovativo alla spesa dell’Ue e un allentamento temporaneo del quadro fiscale; e l’impegno del Green Deal europeo per una transizione giusta”.

Sul sito giornalistico della Cgil, “Collettiva.it”, Davide Orecchio ha raccontato le proposte del sindacato europeo, che vanno dalla creazione di posti di lavoro e redditi migliori alla fine del lavoro precario, garantendo i diritti legali ai lavoratori con contratti a tempo indeterminato e al lavoro a tempo pieno, e vietando gli stage non retribuiti. Al punto 4 del Manifesto della Ces, si chiede di “migliorare ed estendere l’applicazione della legislazione Ue in materia di salute e sicurezza sul lavoro e altre iniziative europee per arrivare a zero morti sul lavoro o causate da malattie professionali), mentre, al punto 5, si invitano i partiti a respingere le politiche di austerità. C’è spazio anche per la difesa dei migranti, per i quali si chiede “un approccio equo basato sul diritto alla migrazione e all’asilo”.

La Cgil, per quanto riguarda l’Italia, è scesa in campo direttamente con un appello agli elettori “affinché partecipino, votino, scelgano consapevolmente i propri rappresentanti al prossimo parlamento europeo”. La confederazione di Corso Italia ricorda che il parlamento europeo è “l’unica istituzione di governo dell’Unione europea eletta democraticamente dai cittadini. Dalla sua formazione deriverà quale indirizzo politico generale si darà l’intero continente nei prossimi cinque anni: davanti alle grandi sfide globali, si determinerà quale modello economico, sociale e culturale il ‘vecchio continente’ deciderà di far prevalere per indirizzare il proprio governo interno e le relazioni con il resto del mondo”. Secondo la Cgil, la crescente disaffezione al voto rende tutti più deboli: cittadini, forze politiche e istituzioni. Per questo è necessario affrontare “i temi concreti che riguardano la vita di milioni e milioni di persone, che si contrappongano proposte concrete e realizzabili, che si coinvolgano i cittadini nel determinare le scelte di cambiamento necessarie al benessere collettivo”.

Ma come si pongono i partiti rispetto a questi temi “concreti”? In una nota dell’ufficio europeo della Cgil (a cura di Stefano Palmieri, Area delle politiche europee e internazionali e vicepresidente della Sezione economica al Comitato economico e sociale europeo Ces), si analizzano le posizioni e le decisioni prese dal parlamento europeo. Un primo banco di prova esemplificativo è rappresentato dalla Risoluzione per combattere la povertà lavorativa. Ebbene, sia Identità e democrazia, gruppo in cui milita la Lega, sia Conservatori e riformisti europei, in cui è presente Fratelli d’Italia, hanno mostrato una forte opposizione alla risoluzione volta a combattere la povertà lavorativa. Il gruppo della Lega, con il 62%, ha votato contro, e con il 37% si è astenuto; mentre quello in cui milita Fratelli d’Italia ha espresso il 57% di astensioni e il 30% di voti contrari. Anche su tutti gli altri temi sociali, e sui provvedimenti che riguardano il lavoro, le destre si sono sempre schierate con la conservazione e a favore delle logiche del mercato finanziario. Sulla Direttiva sul salario minimo, per esempio, sia Identità e democrazia sia i Conservatori e riformisti, hanno votato in maniera preponderante contro: la prima con il 69%, i secondi con il 36%, oppure si sono astenuti. Scenari analoghi sulla Direttiva sulla trasparenza delle retribuzioni nella Unione, e anche sulla proposta di istituire un Fondo sociale climatico per sostenere le famiglie vulnerabili soggette a una povertà energetica. Stesso discorso riguardo alle proposte per migliorare le condizioni di lavoro dei lavoratori delle piattaforme, e sulla proposta di una tassazione minima per le imprese multinazionali. Una proposta, questa, che ha visto il voto favorevole, intorno al 100%, dei verdi, del gruppo dei socialisti e democratici, dei liberali di Renew e dei popolari; mentre Identità e democrazia e Conservatori e riformisti sono i due raggruppamenti la cui opposizione oltrepassa la soglia del 25%, la prima con il 25% di no, i secondi con 50% di no e il 40% di astenuti.

Chi avrebbe dunque interesse a votare oggi queste coalizioni di destra, nazionaliste e xenofobe, dopo l’inversione di tendenza, almeno iniziale, dell’Europa sociale dovuta alla pandemia e alla guerra? È su questo punto (come ci ha spiegato Alessandro Portelli, nel suo ultimo libro su Terni, Dal rosso al nero) che si manifestano le contraddizioni più forti all’interno delle classi lavoratrici. “Il gruppo davvero determinante – ­spiega uno studio Etui (l’Istituto sindacale europeo, centro indipendente di ricerca e formazione della Confederazione europea dei sindacati) –­ è quello degli elettori periferici”, meno ideologici, “più opportunisti e meno leali, spesso motivati dal desiderio di esprimere il proprio malcontento e/o di protestare contro i partiti e le istituzioni dominanti. Quest’ultimo gruppo è spesso guidato da considerazioni economiche”. Perché “l’insicurezza economica crea insoddisfazione politica”, e la tappa successiva è votare più a destra che puoi. Sono gli “sconfitti della modernizzazione” e della globalizzazione economica. Sconfitti dalle tante parole che abitano le democrazie capitaliste: liberalizzazione, finanziarizzazione, internazionalizzazione dei mercati, deindustrializzazione. Ma sconfitti, al tempo stesso, dalle politiche mainstream degli ultimi decenni, precisa l’Etui. I governi, anche guidati dalle sinistre, non hanno fatto molto per arginare il lavoro povero, precario, atipico, l’emarginazione, la povertà. Grandi assenti: le politiche salariali e sociali. Le disuguaglianze sono aumentate. La mobilità sociale si è fermata. Si è aperto così uno spazio politico enorme per i partiti di estrema destra, che sanno però vendere solo demagogia e pratiche politiche opposte a quelle che favorirebbero le classi più povere.

Ci sono i segnali di una controtendenza? Si sono manifestati conflitti che potrebbero incidere anche sul voto? Un piccolo caso, sempre per rimanere in ambito sindacale, riguarda lo sciopero dei lavoratori di Tesla in Svezia. A maggio, il più grande sindacato svedese si è schierato a favore di uno sciopero di sei mesi dei meccanici di Tesla. Il fulcro della disputa,­ tra le più lunghe della storia svedese, è il rifiuto dell’amministratore delegato di Tesla, Elon Musk, di firmare un accordo di contrattazione collettiva che permetta al sindacato di stipulare accordi riguardanti l’intera forza-lavoro. Il mese scorso, Musk ha affermato che la tempesta lavorativa era passata nel Paese in cui la Model Y di Tesla è l’auto più venduta; ma è stato smentito da un rappresentante del sindacato dei metalmeccanici (If Metall) che ha affermato che lo sciopero sarebbe continuato. “Lo sciopero è in corso e non ci sono segnali di un accordo nel prossimo futuro”, ha dichiarato Marie Nilsson, responsabile dell’If Metall. Come voteranno dunque i metalmeccanici svedesi? Come voteranno i precari?

Trent’anni fa, il socialdemocratico tedesco Peter Glotz ammoniva la Spd circa la necessità di contrastare la “società dei due terzi”, in cui l’economia garantisce benessere a una maggioranza stabilizzata, ignorando il terzo di popolazione escluso. Oggi è evidente che la somma degli esclusi è molto più vasta e interclassista di allora, e dovrebbe essere (almeno sulla carta) più determinata a manifestare il proprio malessere. Ma questo si tradurrà in un voto contro la destra? Vedremo. Intanto il sindacato è in campo anche nelle battaglie contro il ritorno di tentazioni autoritarie e fasciste. La Cgil, a nome della Rete sindacale internazionale antifascista, nata subito dopo l’attentato neofascista a Corso Italia nell’ottobre 2021, ha organizzato, per il 20 giugno prossimo, un webinar dal titolo “Sindacati contro l’estrema destra: proteggere l’autodeterminazione e i diritti Lgbtqia+ sotto attacco globale”, e, nei giorni scorsi, la conferenza guidata da Maurizio Landini ha chiamato a raccolta online la rete mondiale del sindacato per discutere dei referendum contro il Jobs Act.

Nella foto: lavoratori in sciopero alla Tesla svedese

1.212
Archiviato inAnalisi
Tagscgil Confederazione europea sindacati destre elezioni europee 2024 Paolo Andruccioli voto lavoratori

Articolo precedente

Carceri: viaggio al termine della notte

Articolo successivo

Riflessioni post-elettorali

Paolo Andruccioli

Articoli correlati

Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale

“Il nostro Pd è un partito vincente”

Quer pasticciaccio brutto chiamato pensioni

Ecco come i ricchi stanno cercando di prendersi le chiavi del futuro

Dello stesso autore

Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale

“Il nostro Pd è un partito vincente”

Quer pasticciaccio brutto chiamato pensioni

Ecco come i ricchi stanno cercando di prendersi le chiavi del futuro

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Un baratro culturale
Stefania Tirini    19 Gennaio 2026
Imperterriti i fascisti grigi
Agostino Petrillo    15 Gennaio 2026
Rovesciare gli ayatollah?
Rino Genovese    14 Gennaio 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, l’attesa e la morte
Guido Ruotolo    23 Gennaio 2026
Primavere sì, ma non chiamatele arabe
Luciano Ardesi    20 Gennaio 2026
A Gaza il dispotismo di Trump
Eliana Riva    19 Gennaio 2026
Sicurezza, la bozza del nuovo testo
Stefania Limiti    16 Gennaio 2026
Indonesia, tra povertà e nostalgia del passato
Vittorio Bonanni    16 Gennaio 2026
Ultime opinioni
Quali argomenti per il “no” al referendum?
Giorgio Graffi    23 Gennaio 2026
Ah, vecchie care espulsioni!
Vittorio Bonanni    22 Gennaio 2026
L’articolo 21 nella gabbia di Facebook
Paolo Barbieri    19 Gennaio 2026
Considerazioni sulla rivolta iraniana
Marianna Gatta    15 Gennaio 2026
L’aria della città ha smesso di rendere liberi
Enzo Scandurra    15 Dicembre 2025
Ultime analisi
Sulla libertà di parola e l’antisemitismo
Giorgio Graffi    9 Gennaio 2026
Che cosa sono i clan a Gaza
Eliana Riva    21 Ottobre 2025
Ultime recensioni
Cronaca di ordinari piccoli crimini contro l’umanità
Agostino Petrillo    22 Gennaio 2026
La partita degli “antifa” non finisce mai
Luca Baiada    12 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA