• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Opinioni » Cause di una disfatta

Cause di una disfatta

Lettera dalla Lombardia sulle elezioni regionali

14 Febbraio 2023 Giorgio Graffi  909

La sconfitta delle opposizioni alle elezioni regionali in Lazio e in Lombardia era certamente “annunciata” (come scrive Guido Ruotolo su “terzogiornale” del 10 febbraio), ed era ugualmente facilmente prevedibile l’alta percentuale di astensioni, anche se nessuna delle due cose, forse, nella misura in cui si è verificata. Certamente, si possono addurre alcune attenuanti: per quanto riguarda l’astensione, superiore di circa il 30% a quella delle precedenti regionali, il fatto che queste si erano tenute, nel 2018, in concomitanza con le politiche; e, per quanto riguarda la disfatta delle opposizioni, si deve tenere presente che una di esse, cioè il Movimento 5 Stelle, si è sempre rivelata molto più debole alle amministrative (comunali o regionali) che alle politiche. Queste considerazioni, tuttavia, non riducono minimamente il valore, anche simbolico, della disfatta, e inducono quindi a ricercarne le cause, che non sono però, a mio avviso, quelle che Ruotolo indicava nel suo articolo. Naturalmente, è facile criticare ex post quello che è stato sostenuto ex ante: però alcune delle analisi di Ruotolo apparivano errate anche prima dello svolgimento delle elezioni. Vorrei dunque riflettere sull’argomento, soffermandomi maggiormente sulla Lombardia, regione in cui abito da quasi cinquant’anni.

Se un marziano avesse dovuto fare delle previsioni sull’esito delle elezioni regionali lombarde, avrebbe dato la giunta uscente, presieduta dal leghista Fontana, come perdente di sicuro, per vari motivi, tra i quali la gestione scriteriata della pandemia nella sua prima ondata, l’inefficienza dei trasporti pubblici, in particolare Trenord (l’azienda ferroviaria regionale frutto della fusione tra Ferrovie Nord Milano e linee regionali di Trenitalia), e, soprattutto, lo stato spaventoso della sanità pubblica, che costringe ad attese interminabili, con il risultato inevitabile, per chi può permetterselo, di essere costretti a rivolgersi al privato. Eppure, Fontana ha stravinto: perché?

A parere di Ruotolo (e di vari altri), perché non c’è stata “unità delle opposizioni”. Ruotolo scrive che “Pd, 5 Stelle, verdi e sinistra del ‘campo largo’ non si sono neppure interrogati sulla necessità di individuare un candidato moderato (non necessariamente Moratti) per strappare la Lombardia alla destra”. Anzitutto, invertirei l’ordine delle parole: invece che “non necessariamente Moratti”, direi “necessariamente non Moratti”. Quest’ultima, infatti, era un candidato assolutamente non credibile, neppure per chi vorrebbe una sinistra efficientista, come lo sponsor della Moratti, cioè Carlo Calenda: pretesa “manager” e “tecnica”, ha mostrato solo incapacità in tutti i ruoli che ha rivestito, da ministra dell’Istruzione (l’unica cosa che è stata capace di fare è eliminare l’aggettivo “pubblica” dal nome del ministero stesso), a sindaco di Milano, fino alla presidenza dell’Ubi, che si è lasciata sfilare sotto il naso (l’Ubi, non la presidenza). Ma fino a quando si sosterrà che la sinistra può conquistare la Lombardia solo proponendo un candidato “moderato”?

Da quando esiste l’elezione diretta del presidente della Regione, tutti i candidati che la “sinistra” ha proposto come alternativi a quelli della destra sono sempre stati dei “moderati” (dal luogotenente di Mario Segni, Diego Masi, nel 1995, all’ex dipendente di Berlusconi, Giorgio Gori, nel 2018), eppure hanno sempre perso; e, come mostrano i numeri, lo stesso sarebbe successo questa volta: la somma dei voti di Majorino e della Moratti rimane inferiore di circa il 10% a quelli ottenuti da Fontana. La destra vince, in Lombardia, sia perché è fortemente radicata nei territori rurali e montani, sia perché la sinistra non riesce più a esprimere alternative credibili nelle zone operaie, o ex operaie, come Sesto S. Giovanni. Passando al Lazio, si può pensare che Conte avrebbe potuto sostenere la candidatura D’Amato, il quale così avrebbe potuto avere qualche probabilità di vittoria (smentita, però, anche in questo caso, dai risultati effettivi): ma cosa avrebbe fatto il duo Calenda-Renzi di fronte a una simile dichiarazione di sostegno? Ci siamo forse dimenticati dell’operazione fatta da Calenda l’estate scorsa, quando Letta decise di allearsi anche con Sinistra italiana e con i verdi?

Cosa può insegnare tutto questo? Certamente, che l’unità della sinistra manca e dovrebbe essere ricostituita; tuttavia, “unità della sinistra” non equivale necessariamente a “unità delle opposizioni” (questo è lapalissiano: non penso che Fratelli d’Italia e Sinistra italiana avrebbero potuto unirsi, anche se entrambe erano all’opposizione del governo Draghi). Il problema da porsi è dunque quello di dove siano i limiti della sinistra e cosa significhi fare una politica di sinistra.

Sotto questo aspetto, sembra impossibile continuare a collocare nella sinistra, anche “moderata”, personaggi come Calenda: tali personaggi dicono spesso di avere Macron come loro modello (o piuttosto ne sono una caricatura), ma chi ha il coraggio, oggi, di definire Macron di sinistra? Al capo opposto stanno i 5 Stelle che, da quanto scrive Ruotolo, sembrano i principali responsabili, in quanto “sono diventati un acceleratore del processo di disgregazione del Pd e delle schegge della sinistra plurale (verdi, ambientalisti, sinistra comunista)”.

I risultati delle regionali in Lazio e Lombardia hanno smentito questa previsione di Ruotolo, in quanto i 5 Stelle hanno abbondantemente perso, mentre il Pd ha sostanzialmente tenuto; ma è facile ragionare con il senno di poi, e inoltre, questo non pare il problema, che è piuttosto quello della progressiva perdita di consensi del Pd tra i ceti popolari. I 5 Stelle (su cui è senz’altro giusto mantenere molte riserve e non riporre eccessive speranze) hanno semplicemente raccolto, in alcuni casi, l’eredità della disgregazione prodotta dalla politica insensata del Pd, ben poco contrastata dalle altre forze della “sinistra plurale” (si pensi alla debolezza dei verdi e della sinistra comunista, dimostrata anche dalla tragicomica vicenda Soumahoro). Alle regionali, in Lazio e in Lombardia, questa eredità si è, probabilmente, dispersa nell’astensione: occorre dunque che il Pd e la “sinistra plurale” (dalla quale non escluderei i 5 Stelle), recuperino buona parte degli astenuti. E questo non potrà avvenire che facendo una politica diversa, che non disprezzi alcuni provvedimenti, come il “reddito di cittadinanza”, o il “decreto dignità”, osteggiati in un primo tempo dal Pd solo perché proposti dai 5 Stelle (e, aggiungo, non accettando supinamente le posizioni “atlantiste” sulla guerra in Ucraina, le sue conseguenze e i suoi pericoli – ma questo è un altro discorso).

919
Archiviato inOpinioni
Tagsdestra elezioni regionali elezioni regionali Lombardia 2023 Giorgio Graffi Guido Ruotolo Lombardia sconfitta sinistra

Articolo precedente

Una sconfitta che dovrebbe far ritornare a sognare

Articolo successivo

“Ruby ter”e il Cavalierato

Giorgio Graffi

Articoli correlati

Sulla libertà di parola e l’antisemitismo

I costi di un fantasma chiamato ex Ilva

Giorni di attesa per l’ex Ilva

Il futuro bloccato della siderurgia in Italia

Dello stesso autore

Sulla libertà di parola e l’antisemitismo

Tra Russia e Ucraina una pace introvabile

Provocazioni russe o voglia di guerra da ambo le parti?

Ma l’incontro tra Trump e Putin ha cambiato qualcosa?

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Rovesciare gli ayatollah?
Rino Genovese    14 Gennaio 2026
L’Europa e il Putin dell’Occidente
Rino Genovese    12 Gennaio 2026
Equità fiscale e testardaggine
Paolo Barbieri    7 Gennaio 2026
Ultimi articoli
Sicurezza, la bozza del nuovo testo
Stefania Limiti    16 Gennaio 2026
Indonesia, tra povertà e nostalgia del passato
Vittorio Bonanni    16 Gennaio 2026
Guerra aperta ad Aleppo tra le forze curde e quelle di al-Sharaa
Eliana Riva    13 Gennaio 2026
Trump, il pretesto della lotta al narcotraffico, le minacce
Claudio Madricardo    13 Gennaio 2026
Referendum: al via la campagna per il “no”
Stefania Limiti    12 Gennaio 2026
Ultime opinioni
Considerazioni sulla rivolta iraniana
Marianna Gatta    15 Gennaio 2026
L’aria della città ha smesso di rendere liberi
Enzo Scandurra    15 Dicembre 2025
Delrio, da Israele con amore  
Vittorio Bonanni    12 Dicembre 2025
Ignoranza è incapacità di distinguere
Stefania Tirini    9 Dicembre 2025
Siamo tutti palestinesi
Tessa Pancani e Federico Franchina    24 Novembre 2025
Ultime analisi
Sulla libertà di parola e l’antisemitismo
Giorgio Graffi    9 Gennaio 2026
Che cosa sono i clan a Gaza
Eliana Riva    21 Ottobre 2025
Ultime recensioni
La partita degli “antifa” non finisce mai
Luca Baiada    12 Gennaio 2026
La riproposta di “Vogliamo tutto”
Rino Genovese    5 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA