• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Articoli » Europarlamentari corrotti anche dal Marocco

Europarlamentari corrotti anche dal Marocco

Pure qui spicca il nome di Panzeri, con moglie e figlia al seguito. Sullo sfondo, la questione irrisolta dell’indipendenza del popolo saharawi

23 Dicembre 2022 Vittorio Bonanni  1439

Anche il Marocco corrompe gli europarlamentari. In prima fila c’è il solito Panzeri, protagonista assoluto di questo gigantesco traffico di mazzette elargite, in questo caso, dal regno di Mohammed VI, il cui obiettivo è di convincere il più possibile l’Europa a mettere da parte una volta per tutte la solidarietà nei riguardi del popolo saharawi. Informare sulle ragioni di questo scambio immorale sembra però complicato per alcuni importanti giornali italiani, come per esempio “Repubblica”. Insomma, che la questione saharawi sia al centro degli euro che da Rabat sono arrivati a Strasburgo non interessa il quotidiano diretto da Molinari. Non solo. Il giornale fondato da Eugenio Scalfari ospita frequentemente articoli della scrittrice marocchina Karima Moual, moglie dell’ex ministro per gli Affari europei ed esponente del Pd, Vincenzo Amendola. La donna non esita a tessere le lodi del regime marocchino e dei progressi che la democrazia di quel Paese avrebbe fatto registrare, malgrado le gravi violazioni dei diritti umani nei confronti delle Ong e di chi solidarizza con i saharawi. 

Solo il “manifesto”, il “Fatto” e “Domani” – non a caso i tre giornali che, sia pure con storie completamente diverse, dicono “cose di sinistra” – si sono preoccupati di informare perché il governo del Paese arabo abbia proceduto in tale direzione. “Il Marocco – denuncia Fatima Mahfud, responsabile in Italia del Fronte polisario (l’organizzazione che si batte per l’indipendenza dell’ex Sahara spagnolo, ndr) – ha lavorato per ottenere la negazione del diritto del popolo saharawi, attraverso la distruzione mirata del sostegno dell’area progressista alla causa dei diritti umani in Marocco stesso e soprattutto nel Sahara occidentale occupato”.

Com’è noto, la vicenda, al pari del Qatargate, è stata al centro dell’attenzione dei principali media internazionali durante i mondiali di calcio disputati nell’emirato arabo. Secondo gli inquirenti belgi, che stanno indagando sui due filoni, a essere il principale referente del governo marocchino era appunto Panzeri, al quale un domani daranno una laurea honoris causa su storia e cultura dei Paesi arabi. La vicenda, che ha visto coinvolte, come nel caso di Doha, anche la moglie dell’ex europarlamentare Maria Colleoni e la figlia Silvia, parte da lontano, fin dal 2011.

Allora si stava organizzando una missione in loco, che prevedeva la visita in un campo rifugiati saharawi, al fine di confermare l’attenzione di Panzeri – membro per due legislature, dal 2009 al 2014, della delegazione per i rapporti col Maghreb – nei confronti di chi da tempo rivendica l’indipendenza dal Marocco, e infine per mantenere buoni rapporti con l’Algeria, che sostiene appunto il Polisario. Ma gli eventi prenderanno presto direzioni diverse: due anni dopo il Marocco fa pressioni su Panzeri per ridurre i danni che il “progetto Tannock” – dal nome dell’allora eurodeputato britannico Charles Tannock, di orientamento pro-Polisario – poteva arrecare a Rabat, visto che nel rapporto si parlava di violazione dei diritti umani nel Sahara occidentale.

Nel 2019, la svolta definitiva quando il Nostro, malgrado non fosse stato più eletto, stringe un patto con la Dged – i servizi marocchini per l’estero – per continuare a condizionare l’europarlamento, nei riguardi della questione saharawi. La storia dei rapporti non proprio virtuosi tra Marocco e alcuni europarlamentari non è certo una novità. “La corruzione e il ricatto – dice Luciano Ardesi, africanista e collaboratore del mensile dei padri comboniani “Nigrizia” – sono gli strumenti, non da oggi, della politica marocchina di pressione sull’Europa. Una battaglia dagli enormi interessi economici, nella quale si inserisce tutto il potenziale di fuoco di cui dispone Rabat”.

Stupisce dunque lo stupore nei riguardi di questa brutta storia, soprattutto se consideriamo che molto spesso i rapporti tra Paesi extraeuropei ed Europa non sono limpidi. “Bruxelles – continua Ardesi – è il centro delle istituzioni europee, e quindi di un concentrato di interessi che da sempre ne fanno una città bersaglio dello spionaggio internazionale. E che il Marocco possa essere implicato stupisce ancor meno dopo gli arresti di sue spie, e dopo essere entrato nel mirino del ministero della Giustizia belga”.

Interessante ricordare l’affare Pegasus (vedi qui), dal nome del software israeliano utilizzato dal re Mohammed VI – tra il Marocco e Israele, infatti, i rapporti si sono normalizzati da tempo – utilizzato per spiare giornalisti, esponenti del Fronte polisario, e tutti coloro che sono impegnati nella solidarietà nei confronti di un popolo dimenticato da dio e dagli uomini. Nel mirino di questa operazione di spionaggio, ci sarebbero stati anche altri politici europei, come per esempio il presidente francese Macron. Ma al vecchio continente questi episodi non sono bastati per tenere alta l’attenzione nei riguardi di Rabat. Anzi. Il sito di investigazione “Disclose” ha denunciato il finanziamento europeo di un nuovo software, che il Marocco userà per sorvegliare le migrazioni, ma senza alcuna garanzia che non ne venga fatto un uso diverso da quello concordato.

Sempre per spingere l’Europa, e in questo caso in particolare la Spagna, a cancellare l’impegno solidale nei confronti del Polisario, Rabat non ha esitato a scagliare – è questo il termine esatto – migliaia di migranti a ridosso dell’enclave spagnola di Ceuta. Dopo questo grave episodio, Madrid ha riconosciuto le pretese del Marocco sui territori rivendicati dai saharawi.

L’altro obiettivo di Rabat è includere il Sahara occidentale nella ratifica degli accordi economici tra il Paese nord-africano e l’Unione europea. Un’ipotesi che entrerebbe in rotta di collisione con quanto deciso dalla Corte di giustizia dell’Unione, secondo la quale questa richiesta violerebbe il diritto internazionale e le risoluzioni del Consiglio di sicurezza. L’insistenza con la quale il regno maghrebino cerca di cancellare la delicata questione saharawi si coniuga con il gravissimo stallo in cui versa questo conflitto. È dal 1991 che i saharawi aspettano un referendum, che doveva essere organizzato dalla Minurso (Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara occidentale), la missione Onu finalizzata alla soluzione del conflitto. Una consultazione che dovrebbe decidere il destino di quei territori particolarmente ricchi di materie prime. Ebbene, dopo oltre trent’anni, non è stato organizzato proprio nulla. E c’è da credere che il destino di questo popolo arabo-berbero non potrà che peggiorare. 

1.450
Archiviato inArticoli
TagsAntonio Panzeri corruzione Fronte polisario Marocco Pegasus Sahara occidentale saharawi spyware Vittorio Bonanni

Articolo precedente

La questione salariale in Italia

Articolo successivo

Il “mal di destra” che nessuna sinistra sta contrastando

Vittorio Bonanni

Articoli correlati

In Bangladesh e in Nepal è finito il Novecento

Ah, vecchie care espulsioni!

Indonesia, tra povertà e nostalgia del passato

Quell’antico amore per la Groenlandia

Dello stesso autore

In Bangladesh e in Nepal è finito il Novecento

Ah, vecchie care espulsioni!

Indonesia, tra povertà e nostalgia del passato

Quell’antico amore per la Groenlandia

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Stupidità e autoritarismo
Rino Genovese    9 Febbraio 2026
Per Meloni ora l’incognita Vannacci
Paolo Barbieri    5 Febbraio 2026
Il senso politico della controriforma costituzionale
Giuseppe Santalucia*    3 Febbraio 2026
Ultimi articoli
Libia, il giallo dell’assassinio dell’ultimo dei Gheddafi
Guido Ruotolo    10 Febbraio 2026
Referendum, la destra conferma le date del 22 e 23 marzo
Stefania Limiti    9 Febbraio 2026
Sgomberi: assalto del governo agli spazi autogestiti
Marianna Gatta    9 Febbraio 2026
Decreto “sicurezza”, il governo vuole tappare la bocca al Paese
Stefania Limiti    6 Febbraio 2026
In Costa Rica vince al primo turno la candidata di destra
Claudio Madricardo    6 Febbraio 2026
Ultime opinioni
Schedatemi pure: elogio di chi ci mette la faccia
Stefania Tirini    4 Febbraio 2026
Breve riflessione sul riformismo
Rino Genovese    2 Febbraio 2026
Quali argomenti per il “no” al referendum?
Giorgio Graffi    23 Gennaio 2026
Ah, vecchie care espulsioni!
Vittorio Bonanni    22 Gennaio 2026
L’articolo 21 nella gabbia di Facebook
Paolo Barbieri    19 Gennaio 2026
Ultime analisi
Armatevi e pagate. Ecco come si finanzia la guerra (1)
Paolo Andruccioli    3 Febbraio 2026
Sulla libertà di parola e l’antisemitismo
Giorgio Graffi    9 Gennaio 2026
Ultime recensioni
Quel Chiapas che non ti aspetti
Agostino Petrillo    6 Febbraio 2026
Gino Strada rivive con la voce di Elio Germano
Katia Ippaso    27 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA