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Home » Editoriale » Pegasus, l’ombra di una P2 globale

Pegasus, l’ombra di una P2 globale

20 Luglio 2021 Michele Mezza  1769

Da Rahul Gandhi, in India, ai figli di Paul Rusesabagina, l’attivista ruandese protagonista del film Hotel Ruanda, al presidente messicano López Obrador, fino agli oppositori del premier ungherese Orbán: una vera internazionale dello spionaggio che, a ben vedere, probabilmente ha il suo motore in un buco nero in cui criminalità organizzata, servizi segreti internazionali e gruppi di interesse para-massonici hanno creato da anni una sorta di P2 globale. Lo scandalo Pegasus, il malaware che ha infettato negli ultimi anni migliaia di telefonini eccellenti in tutto il mondo, si annuncia come qualcosa di inedito – o forse di molto antico. Siamo dinanzi a una tecnologia messa a punto da una società israeliana che difficilmente può essere considerata una start up tecnologica, la Nso, strettamente legata agli apparati del governo di Tel Aviv.

Da Israele lo spyware è passato in varie mani, tra governi e centri di potere, attraverso reti di collusione della mafia internazionale. Tipico il caso del Messico, dove i confini fra politica e criminalità appaiono talmente labili da essere indefinibili. Come infatti hanno raccontato il “New York Times” e il “Washington Post” – due fra i quotidiani di un network investigativo guidato da associazioni legate a Amnesty International e al gruppo Forbidden Stories –, le prime avvisaglie di queste infiltrazioni si rintracciano sui telefonini di reporter che indagavano sulla scomparsa di quarantatré ragazzi in una delle regioni messicane appaltate al narcotraffico. Da lì, il software israeliano ha cominciato a camminare nel mondo, passando di mano in mano, fra gruppi criminali, congreghe finanziarie, centri di spionaggio e, soprattutto, vertici di regimi, come appunto quelli del Messico, dell’Ungheria, dell’India e del Ruanda.

Ma la geografia di questa gigantesca opera di intercettazione – che vede come prime vittime giornalisti, avvocati, oppositori politici e attivisti sociali, tutte figure che infastidiscono le trame di congiunzione fra politica e malaffare in vari scacchieri internazionali – sembra molto più vasta. La cartografia di queste infiltrazioni coincide sicuramente con il reticolo dei grandi trust della droga e degli inquinamenti globali. Proprio in questa convergenza malavitosa, che ricorda una versione planetaria di Gomorra, dove inquinamento e droga sono i motori della grande corruzione istituzionale, risiede la novità di questo scandalo.

Poco più di dieci anni fa era esploso il caso Echelon, il grande orecchio che ascoltava le conversazioni riservate di leader politici in tutto il mondo, gestito dai servizi americani. Eravamo ancora su un terreno istituzionale, legato alla geopolitica delle grandi potenze, e controllato, seppur illegalmente, da apparati pubblici. Oggi il caso Pegasus segnala una privatizzazione del potere globale, in cui i grandi attori dello spionaggio sono gruppi criminali privati che, di volta in volta, decidono di affiancare vertici istituzionali, sostenendo regimi che concedono loro mano libera. Esattamente come la P2 in Italia aveva anticipato.

La tecnologia sempre più miniaturizzata, concentrata in poche mani, con un oscuro ruolo dei grandi provider telefonici, come Google e Apple, che ancora non si sono pronunciati sull’argomento, rende possibile a gruppi privati ambire a ruoli e funzioni che, solo fino a pochi anni fa, erano di esclusiva pertinenza statale. Pensiamo a cosa sta accadendo nella corsa spaziale o nell’affermazione di criptovalute, due campi che costituivano elementi essenziali della sovranità statale, e che sono oggi alla mercé di singoli gruppi finanziari in grado di combinare relazioni, saperi e capitali.

Siamo in un passaggio che potrebbe preludere a un cambiamento di natura del potere. La pandemia ci sta accompagnando in una transizione verso un mondo che appare del tutto sconosciuto, dove appunto poteri e relazioni sono animati da sollecitazioni e motivazioni inedite. Con nuovi protagonisti che avanzano sulla scena e tendono a occupare lo spazio della politica organizzata, questa, così come l’abbiamo conosciuta, si sta svuotando.

Pegasus non ci parla solo di un’ennesima degenerazione del totalitarismo del potere: piuttosto lascia intuire una microfisica delle nuove forme di organizzazione del mondo in cui soggetti privati, interessi non esplicitabili, forze clandestine, stanno assumendo il controllo della scena, persino in forme ufficiali. Interi paesi sono appaltati a gruppi oscuri, in cui istituzioni e malaffare convergono in un unico sistema di controllo. La banalità delle geremiadi sulla privacy, che fino a ora ha solo nascosto le mire monopoliste dei grandi gruppi tecnologici, mostra la propria miseria dinanzi alla violazione di ogni ambito riservato della nostra vita.

Siamo in uno scorcio, forse non dissimile da quello che alla fine degli anni Venti dello scorso secolo vide il passaggio del capitalismo in una fase estrema, in cui l’accumulazione giustificava qualsiasi orrore, annientando ogni cultura formale dei diritti liberali. Scriveva Hannah Arendt nel suo storico saggio sul totalitarismo: “Prima di conquistare il potere e di creare un mondo conforme alle loro dottrine, i movimenti totalitari evocano un mondo menzognero di coerenza che meglio della realtà risponde ai bisogni della mente umana e in cui, mercé l’immaginazione, le masse sradicate possono sentirsi a proprio agio ed evitare gli incessanti colpi che la vita e le esperienze reali infliggono agli uomini e alle loro aspettative”.

La reazione sostanzialmente indifferente che quanto sta accadendo con i meccanismi di intercettazione sta provocando, ci dice che la battaglia di potere di cui Pegasus è strumento viene sentita da grandi aree sociali subalterne come una competizione delle élite, in cui nessuno appare più titolato dell’altro a garantire diritti e felicità. È una lezione che spiega, forse più di qualsiasi saggio, che cosa stia accadendo nel rapporto fra popolo e democrazia, e come l’autoritarismo insito nei sistemi automatici, senza il vaccino di un conflitto sociale che si riappropri di opportunità straordinarie per l’emancipazione, rischi di riportarci a un tenebroso falò delle speranze.

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TagsIsraele Michele Mezza Nso spionaggio spyware tecnologia

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