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Genova, “skymetro” e altri mostri

Ultima trovata della “giunta del fare”, una metropolitana leggera sospesa. L’opposizione dei comitati cittadini

30 Novembre 2022 Agostino Petrillo  2579

Tra le molte meraviglie che il sindaco Bucci sta progettando per la sua Genova futuribile, spiccano un paio di innovazioni infrastrutturali, che paiono non particolarmente gradite a chi vive i quartieri interessati dalle audaci opere previste. La prima, di cui abbiamo già parlato (vedi qui), quella oggi allo stato più avanzato – dato che è già stata ultimata la gara d’appalto – è la cabinovia, che dalla stazione marittima dovrebbe condurre alle fortificazioni di epoca napoleonica poste sulle colline che contornano la città. Un combattivo comitato – che ha sede nel Lagaccio, il quartiere in cui dovrebbero sorgere i giganteschi piloni che sosterranno l’impianto – sta contestando la realizzazione del progetto, che altererebbe completamente la fisionomia della zona, senza nulla dare agli abitanti, poiché al Lagaccio non è prevista alcuna fermata della cabinovia, concepita per “sparare” verso i monti direttamente i turisti in arrivo dal mare con le navi da crociera. Ma è sorto ora un altro comitato, che critica invece un ulteriore e più recente fiore all’occhiello della giunta, cioè lo “skymetro”.

Si tratta in questo caso di una sorta di metropolitana leggera sospesa, che dovrebbe rappresentare il prolungamento della rachitica rete metropolitana attuale (la più breve del mondo, in tutto otto fermate per nemmeno sette km di percorrenza), in direzione della zona di Molassana, intensamente abitata. La struttura, sopraelevata a cinque metri di altezza, sarà sormontata da un tunnel artificiale alto sette metri, necessario per sostenere pannelli fonoassorbenti, pannelli fotovoltaici e la linea elettrica di alimentazione. L’altezza totale sarà di oltre dodici metri, e la monumentale struttura dovrebbe quindi giungere a lambire i quarti piani delle case.

La vagheggiata linea sopraelevata, che nei rendering fatti circolare ricorda curiosamente le copertine della fantascienza degli anni Cinquanta, sarà con ogni probabilità molto impattante per i territori in cui dovrebbe transitare e in quelli contigui. Il neonato comitato è preoccupato non solo per le ricadute in termini di viabilità, ma anche per l’irruzione del nuovo treno metropolitano nella odierna relativa tranquillità della zona, e per le inevitabili conseguenze in termini di qualità della vita per chi abita nella val Bisagno, quella direttamente interessata dai lavori. In città, circolano inoltre molti dubbi e perplessità relativamente al rapporto costi-benefici dell’opera, che richiede stanziamenti ingenti. Sono stati stanziati circa 450 milioni di euro solo per la realizzazione, con costi di gestione presumibilmente alti, vista la complessa manutenzione delle fermate sopraelevate (ascensori, scale mobili, pulizia). Ciò che però più sorprende e allarma i membri del comitato è che, malgrado il progetto sia tra i più significativi in termini di somme stanziate e sia ormai prossimo all’apertura dei cantieri, il Comune non ha ancora presentato pubblicamente i dettagli del progetto; non è stato effettuato, inoltre, alcuno studio di valutazione che tenga conto di tutti gli impatti economici, sociali e ambientali. A confermare la scarsa propensione a forme di advocacy planning della giunta attuale, è mancato completamente un percorso di confronto con la cittadinanza. Che non si è dato nemmeno in una forma genericamente consultiva, mentre un processo partecipativo dovrebbe essere un percorso pressoché obbligato, se si intende calibrare al meglio interventi così profondi e impattanti sul territorio e sulla vita delle persone.

Il progetto, i cui contorni rimangono al momento abbastanza confusi, appare più che discutibile dal punto di vista trasportistico, dell’impatto ambientale, del suo profilo urbanistico e architettonico; suscita soprattutto preoccupazioni per l’impatto sull’alveo del torrente Bisagno e sulle sottostanti falde acquifere. I piloni portanti lo “skymetro” dovranno supportare un peso notevole e concentrato, e, dato che il terreno su cui dovrebbero poggiare è alluvionale, saranno necessarie profonde palificazioni. Non è ancora chiaro se la falda sotterranea possa esserne intaccata. Nel complesso, da quello che per ora se ne evince, lo “skymetro” appare una soluzione tutto sommato vecchiotta, anche se d’éclat, ai problemi di trasporto nella zona: problemi che – ipotizza il comitato – potrebbero forse essere risolti con un semplice rafforzamento delle linee di bus già esistenti, o con l’introduzione di un tram, come aveva evidenziato un percorso partecipativo che aveva preso in esame la questione una decina di anni fa.

Il sindaco procede imperterrito nel suo inseguimento di “grandi opere”, senza una visione complessiva di città, e pare particolarmente affascinato dai giocattoli urbani, prima la cabinovia, poi lo “skymetro”. Voci incontrollabili favoleggiano persino di contatti con Elon Musk per la realizzazione di tubi-tunnel subacquei, che collegherebbero velocemente Genova ad altre località liguri e italiane.

Non decolla, per il momento, la megaopera della “nuova diga foranea”, che segna ancora il passo dopo il ricorso al Tar da parte della cordata risultata perdente nell’aggiudicazione dell’appalto dei lavori. Per ora, è stata rigettata la sospensiva; ma il ricorso verrà discusso, a fine gennaio prossimo, e pare perciò sempre più difficile rimanere nei tempi previsti dal Pnrr sui cui fondi il progetto è in gran parte finanziato, dato che il programma dei lavori prevede l’avvio nel 2023 e la conclusione entro la fine del 2026. Nel frattempo, segnali poco incoraggianti giungono dal traffico portuale: ci si comincia a chiedere quanto questa opera-monstre sia giustificata alla luce delle trasformazioni dei traffici marittimi internazionali e dei nuovi equilibri geopolitici che si vanno disegnando.

L’immaginazione, a Genova, è finalmente giunta al potere, si direbbe. Anche se malata di un discutibile gigantismo progettuale, che disgraziatamente si è coniugato con una rarissima epoca di abbondanti disponibilità finanziarie, le cui conseguenze saranno le generazioni successive a dover valutare appieno.

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