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Home » Opinioni » Pd, dalla Campania una lettera contro De Luca

Pd, dalla Campania una lettera contro De Luca

9 Marzo 2022 Redazione  1657

Caro Letta, qui in Campania abbiamo un problema. Da tempo non stiamo più in Italia ma in una sorta di repubblica autarchica dove vige la legge del padrone; un “odiatore seriale” che da anni offende tutti, a cominciare dal Partito a cui appartiene. Il tuo. È un problema che conosci ma che hai deciso di ignorare. Comprendiamo che è arduo rinunciare alla mole di voti che il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca è capace di coagulare, tra centro sinistra e destra. Ma forse dovresti chiederti a che prezzo, quanto costano questi voti ai cittadini campani ma anche alla credibilità del Partito democratico. È dei giorni scorsi l’ultima pochade, il “brodino della Cipollone”, capo legislativo del Ministero della cultura che ha avuto il torto di scrivere alcuni richiami sulla legge per la casa. Franceschini gli ha chiesto di rispondere ai rilievi e di chiedere scusa. Non ha fatto né l’uno né l’altro. Anzi, sta continuando a insultare Ministero e Sovrintendenze al solo scopo di varare una legge che consente altro scempio del paesaggio.

Quindi ti chiediamo: dopo gli insulti a Franceschini, a Draghi, a Bianchi e al mondo intero, cos’altro deve succedere perché da Roma interveniate? Noi crediamo che De Luca dovrebbe chiedere scusa non solo alla dirigente del Ministero ma ai cittadini che pretende di governare fuori dalla legge, dalle mascherine alle scuole chiuse; e dovrebbe chiedere scusa ai campani che con la sua legge il paesaggio lo perderanno per sempre, come è avvenuto a Salerno con il Crescent.  Se la Campania è ai minimi termini, se la salute non funziona, il lavoro non si trova, i giovani se ne vanno e la povertà aumenta, sarà il caso di fare qualcosa oltre che gingillarsi con le battute? Nemmeno il Partito ci guadagna in Campania. Sotto De Luca il Partito è a pezzi, parvenze di segretari dirigono le segreterie locali, alle elezioni il simbolo non c’è, a Salerno c’è una segreteria personale di Piero De Luca. Il suo giovane amico, Enzo Luciano, è oggi segretario del Pd salernitano e capostaff del sindaco con lauto stipendio. Non è proprio un bell’esempio per le migliaia di giovani che vanno via ogni anno per cercare lavoro. Che cosa gli stiamo dicendo, che basta essere un amico dei De Luca per trovarlo, o bisogna essere figlio di De Luca per vincere i concorsi all’Università? Sappiamo che le belle frasi scritte nei manifesti lasciano il tempo che trovano, come: “una nuova classe dirigente che riduca i privilegi impropri della dirigenza politica…”.  Giusto. Per questo avete nominato Piero vicecapogruppo parlamentare? Salerno, ormai feudo personale della famiglia, è sotto il suo giogo dal 1993. Un’anomalia democratica – un sistema “militare” di controllo, appalti & clientele – attorno al quale si è coagulato un blocco di potere che distribuisce posti, privilegi e inique occasioni di arricchimento.

Dietro le firme delle archistar emergerebbero connessioni tra magistratura, imprenditori edili, avvocati, giornali; dietro il lavoro delle cooperative sociali ricatti e scambi tra lavoro e voti con indagini della magistratura che hanno coinvolto lo stesso De Luca, il sindaco di Salerno, fino a lambire il Consiglio regionale. Un “modello Salerno” che si sta esportando a Napoli e nella regione, dove ogni singolo euro della spesa regionale va messo a dimora nel campo dei miracoli del governatore. Finanche la cultura paga dazio, con la massima istituzione napoletana come il San Carlo umiliata con tagli ai finanziamenti per colpire il direttore Lissner, senza minimamente pensare ai danni alla programmazione perché “chi mette i soldi decide”; o come la Scabec, società regionale spremuta come un limone e oggi con i dipendenti a spasso.

Ma è la sanità, di cui ha assunto le deleghe, il suo migliore palcoscenico. Nella pandemia, con le gag che si susseguivano e i lanciafiamme che si sprecavano, mentre a Bergamo sfilavano i camion con le bare dei morti, qui sfilavano i Tir con i prefabbricati milionari. Mai serviti a niente. E a due anni dal Covid, restano irrisolte tutte le questioni di un’assistenza territoriale carente, dall’accesso ai luoghi di cura ai tetti di spesa ballerini, mentre si progettano nuovi ospedali e si assiste alla totale dipendenza dei quadri apicali del sistema medico sanitario. Si parla ormai di gap Campania-Italia ma il disastro rimane sepolto sotto una coltre di calembour, di offese sessiste, di dirette Facebook.

Ma se la Campania piange, non è che dalle parti del Nazareno si possa gioire più di tanto. Da anni il tuo Partito si tiene gli insulti e si volta dall’altra parte, da anni assiste a liste che si chiamano “De Luca Presidente” contro liste e candidati ufficiali del Pd. Una storia annosa che ha attraversato tutti i segretari, da Fassino, a D’Alema, a Bersani, a Renzi. Per quanto ci sforziamo, non riusciamo a capire perché una “forza progressista tranquilla” si tenga un campione di questa specie che ha tracimato tutti i princìpi della sinistra. Tra decadenze, indagini, legge Severino, abusi di ufficio, prescrizioni, condannati a capo della sua segreteria, alleanze opache e quant’altro, questa carriera spericolata ha trovato nel Partito un salvacondotto che gli ha consentito la “superfetazione” di un potere che dipende dall’ossessiva rappresentazione di se stesso. Come il tormentone di Crozza, i peggiori danni alla Campania li ha portati lui. Ma a noi Crozza non fa più ridere. Un potere così malamente esercitato, non ci fa più ridere. Questa lunga storia alla quale anche noi apparteniamo, che dalla mitica Federazione comunista di Via Manzo a Salerno, arriva al brodino della Cipollone, non ci fa più ridere; pur con tutte le critiche, è una nemesi troppo crudele e immeritata, per poterla consentire.

Quando sei stato eletto hai detto che serviva un nuovo Partito, non un nuovo segretario. Forse puoi cominciare dal Sud e dalla Campania, infrangendo questo annoso patto scellerato. Ti consigliamo di leggere “Una profezia per l’Italia” il bel libro di Ernesto Galli della Loggia e di Aldo Schiavone, dove i due autori parlano del regionalismo, in particolare quello meridionale, come di una catastrofe nazionale. Di questa catastrofe Vincenzo De Luca è la più macchiettistica espressione. Caro Letta, noi della Campania ti chiediamo di esprimerti con chiarezza se sei favorevole o contrario al terzo mandato del presidente della Regione Campania, con legge ad personam; ma soprattutto ti chiediamo: come pensi di sostenere le ragioni del Sud e al tempo stesso tollerare questa deriva regional-sovranista, clientelare, familistica, affaristica, come anche i due intellettuali denunciano?

Salerno, marzo 2022

Aurelio Musi                                                          

Giuseppe Cantillo                                                   

Isaia Sales

Licia Amarante

Massimiliano Amato

Giso Amendola

Annamaria Amato

Sergio Bologna

Felice Bottiglieri

Luciano Brancaccio

Maurizio Braucci

Flora Calvanese

Domenico Cassano

Giovanni Cerchia

Alfonso Conte

Elisa Novi Chavarria

Margaret Cittadino

Giovanni Coppola

Marco De Martino

Raffaella Di Leo

Eugenio di Rienzo

Antonella Esposito

Ciro Fienga

Enrico Iachello

Carlo Ianniello

Giuseppe Improta

Ugo Leone

Luciana Libero

Federico Marra

Fausto Morrone

Francesco Piro

Franco Pelella

Luciano Pignataro

Marco Plutino

Giulio Sapelli

Franco Siani

Pietro Spirito

Bernardo Tuccillo

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TagsAnnalisa Cipollone Campania Enrico Letta partito democratico Pd Vincenzo De Luca

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