• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » La rovina dei sovranismi

La rovina dei sovranismi

9 Marzo 2022 Rino Genovese  2354

C’è un danno collaterale, per una volta positivo, di questa dannata guerra: ed è il colpo probabilmente definitivo che essa ha portato ai sovranismi europei. Si deve usare il plurale, perché i sovranismi, ahinoi, sono stati di destra e di sinistra: sono cioè la conseguenza della “evoluzione” in chiave populistica dell’estrema destra (il caso più vistoso è quello di Marine Le Pen che, dopo avere rotto con il padre, vecchio arnese dei fascismi europei, si dichiarò in un’intervista discepola di Perón, ossia di colui che in Argentina aveva riadattato i fascismi in senso nazionalistico e antimperialistico), e al tempo stesso l’effetto di una tradizione veterocomunista che, nostalgica del passato sovietico e di un mondo diviso in blocchi, guardava con sospetto all’Unione europea e a ogni sua maggiore integrazione di tipo federalistico.

A causa della pandemia, si era già appannata, o era stata momentaneamente messa da parte, l’odiosa campagna anti-immigrati che aveva negli anni scorsi caratterizzato soprattutto la destra (ma non solo), a favore di tematiche più o meno liberiste-libertarie riguardanti le restrizioni; e, dinanzi alla scelta dei vertici europei di mettere mano al portafoglio per far fronte alla crisi, si era come dissolto anche gran parte dell’euroscetticismo di sinistra. È stata però la decisione di un’invasione a tutto campo dell’Ucraina – non per rivendicare semplicemente una sovranità sul Donbass e su una già annessa Crimea, ma per sostituire il legittimo governo di Kiev con uno fantoccio – ad avere fatto saltare il punto di riferimento politico principale, e il simbolo culturale, dei sovranismi di ambedue le sponde: quel Vladimir Putin, zar di tutte le Russie, capace di fargliela vedere lui alla decadente civiltà occidentale.

Poco importava che il despota poco illuminato, di cui sopra, fosse un bellicista già macchiatosi di crimini in Cecenia e in Siria – o che fosse uso avvelenare in giro per il mondo gli oppositori politici, in linea con una rivendicata eredità sia dello zarismo sia dello stalinismo –, la cosa importante era che egli appoggiava, o finanziava, i partiti e i movimenti sovranisti, e che con l’Occidente facesse il “furbo” doppio gioco di una politica di potenza associata alla vendita di idrocarburi (che resta, come per una qualsiasi monarchia assoluta araba, la risorsa economica principale della Russia). E poteva così essere presentato, a piacere, come il simbolo di una reincarnazione di una storia secolare, o come il vendicatore della ingloriosa fine dell’Unione sovietica.

Con il venire al pettine dei nodi di un’aggressività nazionalistica russa molto “vecchio stampo”, c’è la scoperta di tutta la miseria dei sovranismi. Perché la possibilità di un’“internazionale sovranista” non esiste, non è mai esistita: già l’ungherese Orbán non aveva affatto un’identità di vedute con una Polonia ultraconservatrice, per la semplice ragione che uno era filorusso e l’altra, storicamente da sempre, antirussa. A mutare del tutto il quadro, è arrivata però l’invasione dell’Ucraina. I sovranismi – rivelatisi come ciò che erano, dei nazionalismi appena un po’ riverniciati – hanno fatto bancarotta: tutti necessariamente sconvolti da quello che i nazionalismi erano, sono e sempre saranno, ossia delle formazioni politiche e culturali, spesso inventate o reinventate su una base identitaria etnica o linguistica (come nel caso dei “russofoni”), completamente strumentalizzata in chiave aggressiva nei confronti, in particolare, delle nazioni più vicine.

Il disorientamento del povero Salvini – oggi contro la guerra, dopo essere stato un fan di Putin –, e il fatto che nella sua “missione” in Polonia si sia trovato davanti un sindaco, lui stesso di destra, che gli abbia rinfacciato i trascorsi filoputiniani, la dice lunga su questo gioco delle parti che da sempre sono i nazionalismi: mi alleo con l’uno, mi alleo con l’altro, a seconda delle circostanze o delle opportunità (si ricordi il balletto guerrafondaio dei nazionalisti italiani agli inizi della “grande guerra”), mentre nell’essenziale essi sono la guerra perpetua di tutti contro tutti, perché non sarà mai detta la parola definitiva su quale sia la nazione più grande e dove i suoi confini e interessi debbano arrestarsi.

Oggi vediamo di che pasta siano i nazionalismi, del resto, non solo nel caso della Russia ma anche in quello dell’Ucraina, pur sapendo tenere ferma la distinzione tra l’aggressore e l’aggredito. L’eroico presidente Zelensky non ha esitato un minuto non solo a chiedere una no fly zone – che sarebbe l’anticamera della guerra mondiale, prevedendo lo scontro diretto tra la Russia e la Nato –, ma anche a evocare apertamente la guerra mondiale stessa. No, caro Zelensky, l’Europa e gli Stati Uniti sono impegnati ad aiutarla, per quanto possibile, perché lei possa arrivare presto o tardi a un negoziato con la Russia. Il che significa oggi circoscrivere il conflitto, non allargarlo.

2.373
Archiviato inEditoriale Ucraina
TagsMarine Le Pen Matteo Salvini Rino Genovese Russia sovranismi Ucraina Vladimir Putin Volodymyr Zelensky

Articolo precedente

Putin alla riconquista di un impero

Articolo successivo

Pd, dalla Campania una lettera contro De Luca

Rino Genovese

Articoli correlati

Il Far West dell’estrema destra e noi

Meloni nel suo brodo

Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali

Meloni frustrata nella sua ricerca di un capo

Dello stesso autore

Il Far West dell’estrema destra e noi

Meloni nel suo brodo

Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali

Meloni frustrata nella sua ricerca di un capo

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Meloni nel suo brodo
Rino Genovese    15 Luglio 2026
Fronte ucraino, il rischio è quello di un allargamento della guerra
Giorgio Graffi    13 Luglio 2026
Ordine pubblico e democrazia
Guido Ruotolo    9 Luglio 2026
Ultimi articoli
Legge elettorale, Vannacci scompiglia la destra
Stefania Limiti    20 Luglio 2026
Porto di Fiumicino, prima vittoria
Marianna Gatta    20 Luglio 2026
Una settimana nella vita di Nigel Farage
Agostino Petrillo    16 Luglio 2026
Myanmar, centomila morti e uno Stato fallito
Marco Santopadre    15 Luglio 2026
Il vertice Nato, i capricci di Trump, la Turchia
Eliana Riva    14 Luglio 2026
Ultime opinioni
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Una casa per il circolo Gianni Bosio?
Paolo Andruccioli    3 Luglio 2026
Chiesa, i lefebvriani all’attacco
Rino Genovese    2 Luglio 2026
Elly Schlein e l’establishment
Rino Genovese    26 Giugno 2026
Ultime analisi
La pelle del serpente: tutte le metamorfosi di AfD
Agostino Petrillo    10 Luglio 2026
Negli Stati Uniti è cominciata la crisi fiscale
Massimo Florio*    8 Giugno 2026
Ultime recensioni
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Genocidio del Ruanda, una “Lettera all’assente”
Katia Ippaso    29 Giugno 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA