• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Articoli » Germania, in Sassonia un voto di rilevanza nazionale

Germania, in Sassonia un voto di rilevanza nazionale

Il banco di prova, prima delle elezioni generali che si terranno in autunno, ha visto in lizza i cristiano-democratici della Cdu e la formazione di estrema destra AfD, in cui la prima consolida il proprio primato con una differenza di ben 16 punti percentuali. Ma altre ancora sono le indicazioni politiche che ne escono

9 Giugno 2021 Agostino Petrillo  971

La tornata elettorale che si è appena conclusa in Sassonia è stata particolarmente importante. Si trattava infatti dell’ultimo test prima del voto per scegliere il nuovo cancelliere, che si terrà il prossimo autunno. Due sostanzialmente i principali contendenti in lizza: la Cdu dei cristiano-democratici e l’Alternativa per la Germania (AfD), formazione di estrema destra che aveva conosciuto, al suo presentarsi nella precedente tornata elettorale del 2016, un risultato sorprendente, giungendo con il 24% fino ad insidiare la Cdu, arretrata al 29%.

I risultati odierni parlano chiaro: La Cdu consolida il proprio primato cogliendo un 37% di cui nessun sondaggio l’accreditava, mentre la AfD arretra a poco più del 20%. Tra le due formazioni si scava un rassicurante solco di 16 punti percentuale. Dalla tornata elettorale escono altre indicazioni politiche interessanti: i Verdi consolidano la propria posizione, ma non crescono quanto previsto, mentre la Linke e la Spd patiscono una consistente sconfitta perdendo rispettivamente il 5% e il 2,5% dei suffragi. C’è una ulteriore indicazione rilevante a livello nazionale: è stato eletto ministro-presidente del Land Reiner Haseloff della Cdu, che ha colto un grande successo personale, mostrando al partito che è possibile tornare a vincere dopo una serie di sconfitte.

Haseloff aveva nello scorso aprile preso le distanze dalla pasticciata, e poco trasparente, procedura che ha condotto alla individuazione di Armin Laschet quale candidato Cdu alle elezioni per la cancelleria, e aveva sostenuto invece la candidatura del rivale Markus Söder. Il trionfo di Haseloff, se da un lato ribadisce come la base della Cdu gradisca poco la candidatura di Laschet, uomo di apparato dai limitati mezzi politici e comunicativi, dall’altro finisce con la sua vittoria per rafforzare, sia pure indirettamente, la posizione dello stesso Laschet nella corsa al cancellierato.

Una nuova politica delle alleanze

L’esito elettorale schiude anche nuove possibilità di alleanze sul piano locale: mentre tramonta la coalizione “Kenya” (dai colori nero rosso e verde della bandiera del paese) tra Cdu, Spd e Verdi, che aveva governato nell’ultimo quinquennio, si affacciano altre opzioni, tra cui il coinvolgimento dei liberali della Fpd che hanno avuto un discreto risultato, con eventuale esclusione proprio dei Verdi.

Il responsabile della Cdu ha affermato al riguardo: “Ora è tempo di parlare, poi verrà il momento di scegliere”. Il venire meno della coalizione “Kenya” non sarebbe senza conseguenze a un livello più alto, dato che prima delle elezioni si era ipotizzato che, se confermato, questo accordo tra i tre partiti potesse costituire un modello sul piano nazionale. La situazione che è uscita dalle urne, invece, rischia di mandare in frantumi i sogni di gloria di Annalena Baerbock. I Verdi hanno infatti fatto riscontrare una crescita modesta, molto minore alle attese, e potrebbero finire relegati sui banchi dell’opposizione anziché su quelli del governo: e questo non solo in Sassonia, ma anche al Bundestag. Certo, ci sono motivazioni locali che spiegano la debole crescita dei Grünen. La Sassonia rimane una regione agricola e gli slogan dei Verdi, che richiamavano la necessità di una energica politica di difesa del clima, sono suonati spesso astratti e calati dall’alto, senza diretto contatto con le problematiche economiche del Land.

La sconfitta della AfD

Il dato di maggior rilievo rimane in ogni caso la sconfitta della AfD. Nonostante il portavoce Jörg Meuthen abbia affermato che quello ottenuto è “un risultato rispettabile”, dato che continua a essere la seconda forza politica della regione, il partito esce sostanzialmente ridimensionato nelle sue aspirazioni. Le motivazioni sono molte: da un lato la AfD è lacerata, al suo interno, tra una componente più centrista e una destra molto radicale e aggressiva; dall’altro questo insuccesso va a sommarsi ad altri risultati negativi riscontrati quest’anno.

Hanno giocato un ruolo sia l’affievolirsi dell’impatto dei migranti, ancora forte nel paese durante la tornata elettorale del 2016, sia le posizioni negazioniste assunte da una parte del partito durante la pandemia, culminate in manifestazioni senza mascherina che hanno mostrato l’assenza di una strategia sensata di fronte all’emergenza sanitaria, allontanando molti elettori. È anche sempre più chiaro che le posizioni oltranziste, sbandierate nel corso della campagna elettorale da estremisti di destra come Björn Höcke, hanno solo portato acqua al mulino della Cdu. Se è evidente, infatti, che nella ex-Germania Est una parte consistente della popolazione è orientata in senso conservatore, e che rimangono da scontare molti degli errori commessi dopo la riunificazione, l’intolleranza e l’odio verso i migranti pagano sempre meno in termini elettorali.

Spd e Linke in difficoltà

Prosegue il calo della sinistra: mentre la Linke si mantiene, sia pure faticosamente, ancora su un risultato a due cifre con l’11%, la débâcle dei socialdemocratici li riduce a un partito del poco più dell’8%, con il peggior risultato a livello locale mai ottenuto nel dopoguerra, anche se i vertici continuano a sperare di essere coinvolti nella coalizione di governo in gestazione. Il rischio è però che questo eventuale coinvolgimento non rappresenti il definitivo colpo mortale per un partito svuotatosi di contenuti, ridotto a mero apparato burocratico, che da tempo ha perso il contatto con l’elettorato.

Per la Linkeil discorso è più complesso: nonostante il calo di oltre il 5% rispetto al 2016, rimane la terza forza del Land. I vertici parlano apertamente di sconfitta e di “giornata fosca”, e c’è una sgradevole realtà da affrontare, visto che l’analisi del voto mostra che l’elettorato della Linke è prevalentemente “over 60”. Un esito nel complesso malinconico, che rivela probabilmente anche la progressiva scomparsa dell’effetto Ostalgie, o “nostalgia dell’Est”, quella sorta di rimpianto del vecchio regime che, in passato, aveva contribuito ad alimentare il bacino elettorale del partito.

Ripercussioni

Rispetto alle paure che avevano accompagnato la campagna elettorale, alimentate dalla possibile e paventata crescita della AfD, il risultato è stato per molti versi sorprendente. I sondaggi davano Cdu e AfD così vicine da far temere conseguenze politiche importanti. La Cdu esce invece rafforzata e rilanciata anche sul piano nazionale, mentre cominciano ad allungarsi ombre sulla possibilità dei Verdi di competere alla pari nelle elezioni di settembre. Anche il declino della sinistra, che pure si inserisce tutto sommato in un trend negativo nazionale ed europeo, deve fare riflettere. Solo da un suo radicale rinnovamento può venire un’alternativa politica in grado di attrarre le generazioni più giovani e di apparire concretamente propositiva.

984
Archiviato inArticoli
TagsAfD Agostino Petrillo Cdu elezioni Germania Sassonia Spd

Articolo precedente

5 Stelle e Casaleggio, un divorzio quasi consensuale

Articolo successivo

Roma e Torino, armistizio nella destra tra “Pulp fiction” e barolo

Agostino Petrillo

Seguimi

Articoli correlati

La Palestina e la fabbrica dell’opinione pubblica

Askatasuna: una chiusura preventiva?

Amico “spread”

Salis e Schlein, una sfida?

Dello stesso autore

La Palestina e la fabbrica dell’opinione pubblica

Askatasuna: una chiusura preventiva?

Salis e Schlein, una sfida?

Malinconica Cop30

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Equità fiscale e testardaggine
Paolo Barbieri    7 Gennaio 2026
È fuori dal tempo bandire gli smartphone dalle scuole
Stefania Tirini    5 Gennaio 2026
2026, anno della verità
Rino Genovese    24 Dicembre 2025
Ultimi articoli
Guerra aperta ad Aleppo tra le forze curde e quelle di al-Sharaa
Eliana Riva    13 Gennaio 2026
Trump, il pretesto della lotta al narcotraffico, le minacce
Claudio Madricardo    13 Gennaio 2026
Referendum: al via la campagna per il “no”
Stefania Limiti    12 Gennaio 2026
Quell’antico amore per la Groenlandia
Vittorio Bonanni    8 Gennaio 2026
La Palestina e la fabbrica dell’opinione pubblica
Agostino Petrillo    7 Gennaio 2026
Ultime opinioni
L’aria della città ha smesso di rendere liberi
Enzo Scandurra    15 Dicembre 2025
Delrio, da Israele con amore  
Vittorio Bonanni    12 Dicembre 2025
Ignoranza è incapacità di distinguere
Stefania Tirini    9 Dicembre 2025
Siamo tutti palestinesi
Tessa Pancani e Federico Franchina    24 Novembre 2025
A Prodi la sinistra non piace
Vittorio Bonanni    18 Novembre 2025
Ultime analisi
Sulla libertà di parola e l’antisemitismo
Giorgio Graffi    9 Gennaio 2026
Che cosa sono i clan a Gaza
Eliana Riva    21 Ottobre 2025
Ultime recensioni
La partita degli “antifa” non finisce mai
Luca Baiada    12 Gennaio 2026
La riproposta di “Vogliamo tutto”
Rino Genovese    5 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA