• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Le “città temporanee” dell’America latina (e non solo)

Le “città temporanee” dell’America latina (e non solo)

Nello sterminato subcontinente i flussi migratori creano realtà di miseria che si trasferiscono da una città all’altra, oltrepassando le frontiere e ricostituendo altrove le medesime strutture di baracche autocostruite e precarie

9 Aprile 2021 Agostino Petrillo  1176

Negli ultimi decenni l’America latina si è trasformata in un vero e proprio laboratorio per quanto riguarda le migrazioni tra i diversi paesi che la compongono. Lo sterminato subcontinente dall’estremo sud fino al centro America, è attraversato da flussi diversi tra loro che stanno generando uno dei processi più dinamici, complessi e conflittuali del pianeta. Su di una scala spaziale che interessa paesi dall’Argentina al Nicaragua, si muovono masse di uomini sospinti dalle motivazioni più diverse, motivazioni che spesso si sommano e si confondono tra loro. Migrazioni per motivi economici, per motivi politici, per necessità di esilio o rifugio, migrazioni ambientali, migrazioni di transito, flussi di rientro, spostamenti nati da forme di sradicamento e cambiamenti interni ai paesi. Processi differenti e intrecciati, che corrispondo a diverse situazioni storiche e politiche e a diversi tipi di violenza: politica, militare, economico-sociale, di sistema.

Questa umanità in cammino che si aggira tra le repubbliche che un tempo con sarcasmo e sufficienza si chiamavano “delle banane”, è l’espressione estrema di paesi che hanno sulle spalle decenni di fallimenti politici, di feroci lotte intestine, di rivoluzioni fallite o abortite prima di nascere. Le ultime decadi perdute sono quelle della ortodossia neoliberista che ha ulteriormente inasprito tensioni e disuguaglianze. Le folle che, risalendo attraverso tutto il continente, giungono fino a premere sulla frontiera degli Stati Uniti sono il risultato di questi processi. Si muovono settori sociali tra loro diversi, gruppi di origine etnica differente, e a volte interi pezzi di città.

Ce ne siamo accorti anche noi in Italia, quando abbiamo scoperto, per esempio, che una importante catena migratoria si era innescata da Guayaquil in Ecuador fino a Genova, e che interi barrios si erano trasferiti dalla periferia della metropoli ecuadoriana a quella genovese. Non che spostarsi sia facile: i muri che si sono andati costruendo non riguardano solo la frontiera tra Stati Uniti e Messico, altri ne esistono anche se meno visibili e formalizzati ormai in tutto il subcontinente. La cultura della frontiera e della chiusura fiorisce anche in quei vasti territori in cui un tempo i confini tra gli stati erano meno nettamente definiti e palpabili di quanto non lo siano oggi. Questo insieme di dispositivi e di filtri non può però impedire del tutto transizioni, passaggi. Così avviene che realtà di povertà e di miseria si trasferiscano da una città all’altra, oltrepassando le frontiere e ricostituendo altrove le medesime strutture di baracche autocostruite e precarie.

L’America latina e il Caribe sono infatti non solo una delle aree del pianeta segnate dalle maggiori disuguaglianze sociali, ma anche tra le regioni più urbanizzate del mondo, con circa un 80% della popolazione che risiede in città. Questi due fattori combinandosi creano il mondo delle barriadas, dei miseri quartieri periferici in cui si calcola abitino in condizioni estreme oltre cento milioni di abitanti. La crescita urbana rapidissima che negli ultimi anni ha interessato questa parte del mondo è stata almeno per una metà alimentata dalle baraccopoli.

Se a questo quadro più generale si aggiunge la componente migratoria si capisce come sia possibile che intere baraccopoli si spostino da un paese all’altro. Sono ormai oggetto di studio casi come quelli di Villa Caracas, un insediamento sorto ai margini della città di Barranquilla, frutto della diaspora venezuelana in Colombia. Luogo limite, primo approdo di chi ha scelto di allontanarsi dal Venezuela per ragioni politiche ed economiche, salvo poi trovare situazioni di vita durissime nel paese di approdo. I migranti si sono stanziati in una zona abbandonata senza pavimentazione stradale, senz’acqua, energia elettrica e servizi igienici e hanno costruito una baraccopoli. Dimostrando così, ancora una volta, che essa è come diceva il sociologo algerino Abdelmalek Sayad “il luogo dell’eterno migrante”. Quello che colpisce nei materiali che si possono leggere in rete su Villa Caracas è che il nome dell’insediamento è da ricondursi al fatto che la maggior parte dei residenti proviene da altrebidonville, situate intorno a Caracas, come dire che i migranti venezuelani una volta giunti nel nuovo paese hanno riprodotto lo stesso modello insediativo da cui provenivano.

Il sogno di trovare pane e lavoro in Colombia per molti si è trasformato nell’accettazione di condizioni di vita ancora peggiori di quelle lasciate, e molti tra coloro che hanno fatto la scelta dell’emigrazione vorrebbero ora tornare indietro, baraccopoli per baraccopoli, tanto vale rimanere nel conosciuto, verrebbe da osservare… Quello che però più colpisce in questo tipo di fenomeni è il loro generalizzarsi: il modello “Villa Caracas” di esportazione transfrontaliera della miseria e di riproduzione degli insediamenti informali pare potersi diffondere altrove, e ve ne sono già esempi in formato ridotto intorno ad altre città latinoamericane.

All’incrocio tra flussi migratori, stigmatizzazione della povertà e nuove frontiere si creano, dunque, degli spazi di tipo nuovo, che richiamano alcune riflessioni sulle città temporanee edificate dai migranti in Europa, come la jungle de Calais. Realtà aspre e brutali, surrogati di città per chi non ha città, che devono fare riflettere sulle forme insediative che il celebrato “millennio urbano” sembra per ora riservare ai poveri del mondo.

1.202
Archiviato inArticoli
TagsAgostino Petrillo America latina baraccopoli jungle de calais migrazioni povertà

Articolo precedente

Bergoglio parla al mondo economico-finanziario

Articolo successivo

La lezione di Amazon: mai più senza algoritmi

Agostino Petrillo

Seguimi

Articoli correlati

L’ondata di rivolta giovanile

Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente

La Spagna verso le elezioni anticipate

Per chi suona la campana a Madrid

Dello stesso autore

L’ondata di rivolta giovanile

Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente

La Spagna verso le elezioni anticipate

Per chi suona la campana a Madrid

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Salvini, il congresso ultima trincea
Paolo Barbieri    21 Ottobre 2026
Né ordine né disordine: gli studenti della generazione europea
Stefania Tirini    19 Ottobre 2026
Cittadinanza, in arrivo norme aberranti
Stefania Limiti    16 Ottobre 2026
Ultimi articoli
Spagna, non c’è vita a sinistra del Psoe
Vittorio Bonanni    23 Ottobre 2026
In Cisgiordania la violenza dei coloni
Eliana Riva    23 Ottobre 2026
Da Caivano ai “maranza”
Stefania Limiti    22 Ottobre 2026
In Marocco prima donna premier per un re che governa
Luciano Ardesi    21 Ottobre 2026
L’ondata di rivolta giovanile
Agostino Petrillo    19 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Opposizione, ci vuole una visione del mondo
Andrea Ranieri    22 Ottobre 2026
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Ultime analisi
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Ultime recensioni
“La coscienza collettiva non sopporta lo specchio”
Luca Baiada    16 Ottobre 2026
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giuseppe Conte governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA