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Russia-Ucraina, un conflitto informatizzato

Commentando lo storico discorso con cui il premier britannico Churchill proclamò la guerra a oltranza contro Hitler, il conte di Halifax, leader della fazione...

I “proiettili comunicativi”, la guerra e la Germania

Tra le teorie della comunicazione più accreditate negli anni Venti del Novecento, c’era quella del proiettile, secondo cui il pubblico sarebbe poco più che un passivo bersaglio da colpire in maniera mirata con determinate informazioni per influenzarlo, tacendone altre. Il riferimento era a una comunicazione politica nata in tempi di guerra, durante il primo conflitto mondiale, con figure di prim’ordine come Walter Lippmann a organizzare e coordinare un giornalismo bellico in procinto di liquidare l’approccio romantico e populista di molto giornalismo di reportage di inizio secolo.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando venne introdotta la teoria della “comunicazione proiettile”, anche detta ipodermica per l’idea di “iniettare” contenuti in un pubblico pressoché completamente supino. I metodi per condizionare le masse si sono sviluppati e sono divenuti più raffinati a partire da fondamenti sistematici e scientifici – e non si limitano più a ricorrere alla censura, alla repressione o alla imposizione di specifici contenuti selezionati a scapito di altri, ma insistono sulla reciprocità, sul coinvolgimento e sull’attivazione di chi riceve il messaggio. Il Ventesimo secolo ci ha lasciato in eredità l’ascesa di un sistema di industrie tecnico-scientifiche che si occupano della produzione di informazioni, rivolto a orientare la sfera pubblica, e l’espansione di un ceto di intellettuali a esso legato, con la formazione di veri e propri imperi dei media, che sono allo stesso tempo imperi economici e imperi politici. Ai giornalisti spetta, per lo più, un ruolo prevalentemente impiegatizio, di trasmissione e di divulgazione di contenuti spesso pre-selezionati. Un apparato inquietante e in continua espansione, che, nell’epoca in cui i media sono diventati anche social media, assume sempre più i tratti di una macchina che più che persuadere vuole produrre soggettività, modellare personalità, influenzando i gusti e costruendo mondi in cui ci si possa riconoscere, bolle di riferimento…