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5 Stelle, finale di partita del qualunquismo antipolitico

“Luigi ti risponde dopo tre squilli, Conte non ti richiama nemmeno”: così un deputato passato armi e bagagli al nuovo gruppo parlamentare guidato da Di Maio descriveva il peso del fattore umano nel successo indubitabile delle adesioni alla scissione del Movimento 5 Stelle. Ironia della sorte, quello che potrebbe sembrare un dettaglio umano secondario, perfino misero, rappresenta involontariamente la celebrazione del valore del professionismo politico, che è innanzitutto un mestiere fondato sulle capacità di relazione. Quel professionismo politico che Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio si erano illusi di potere sconfiggere con il loro movimento senza strutture, senza dirigenti, senza congressi. Quel professionismo al quale è arrivato per caso anche Giuseppe Conte, e si vede nell’affanno col quale gestisce la forza politica che guida, nonostante la prova dignitosa offerta a suo tempo dalla poltrona di palazzo Chigi nel non farsi travolgere del tutto dall’emergenza Covid, in Italia, e nel negoziato sugli strumenti finanziari con i partner europei. Un professionismo che oggi rappresenta l’orgoglio e la speranza di tanti, forse quasi tutti gli eletti del Movimento, anche quelli che con Di Maio per ora non sono andati, che in molti casi incolpano entrambi i leader rivali di uno strappo che si credeva fosse possibile ricucire, e aspettano di vedere dove e quando si manifesteranno le opportunità migliori. Chi può (perché ce l’aveva prima di entrare in parlamento) rivendicando ostentatamente il possesso di un altro mestiere: “Tornerò a fare quello che facevo prima!”: che sia il medico, l’insegnante, il commercialista o l’avvocato.

Indubbiamente, l’immagine delle truppe parlamentari di Conte spopolate dalla pesca a strascico del ministro degli Esteri rende difficile credere ai sondaggi – che certamente saranno aggiornati in queste settimane, ma fino a ieri accreditavano al Movimento intenzioni di voto alle politiche ancora in doppia cifra. Sarebbe alquanto sterile, oggi, accodarsi alla folla dei profeti del giorno dopo, pronti a giurare di avere previsto tutto: il Movimento 5 Stelle ha portato in politica la sua versione qualunquista del populismo antipolitico, del quale è esistita la lettura “riformista” del picconatore costituzionale Matteo Renzi, quella tecnocratica dell’attuale capo del governo, quelle più schiettamente di destra di Silvio Berlusconi, Matteo Salvini, Giorgia Meloni.