No, non sarà Roberto Vannacci la Wunderwaffe, l’arma segreta vincente del centrosinistra: questa è la prima evidenza emersa dalle elezioni suppletive nel collegio di Reggio Calabria per un seggio alla Camera, vinte comodamente dal destra-centro, anzi praticamente in solitaria da Forza Italia che ha piazzato agevolmente a Montecitorio un avvocato romano, Fabio Roscioli, tesoriere del partito. Qualche alto dirigente del Pd ci sperava: se il candidato di Futuro nazionale, l’ex forzista Domenico Giannetta (che intanto, con il passaggio all’armata dell’ex generale, si è prenotato un posto alle prossime politiche), avesse sfiorato il 20%, sarebbe forse diventata possibile la vittoria per il candidato del centrosinistra, Frank Benedetto, un cardiologo e dirigente sanitario molto noto alla punta estrema della Penisola. Invece Benedetto, nonostante l’apertura piena ai centristi, secondo la ricetta che piace tanto ai sedicenti “riformisti” del centrosinistra, si è fermato al 36%, ben lontano dal 51% di Roscioli.
Un po’ come ai bei tempi di Nicolazzi e Cariglia (vecchi esponenti socialdemocratici), nelle dichiarazioni del dopo voto, hanno vinto un po’ tutti: il candidato progressista si accontenta di avere “aperto una strada in questo territorio, un dialogo con la gente” e di avere “preso degli impegni sul territorio che sicuramente vorrò mantenere”. Altro posto in lista prenotato. Non senza buone ragioni, festeggia Vannacci perché il suo candidato “vola” oltre il muro del 10%: il primo test elettorale (vedi qui, “terzogiornale” aveva raccontato i suoi primi passi dopo la rottura con la Lega) è comunque superato, anche se i suoi roboanti proclami sulla Sassonia d’Italia non hanno trovato il pieno riscontro nelle urne, e il suo sogno di surfare sull’onda dei recenti successi di Alternative für Deutschland va quantomeno rinviato a data da destinarsi.
Nella prima fase dello spoglio delle schede calabresi, i maggiorenti di Forza Italia, riuniti nel comitato elettorale del sindaco Francesco Cannizzaro, hanno sperato che il “traditore” Giannetta finisse addirittura sotto l’8%, per poter sentenziare in maniera definitiva la sconfitta dei sogni di gloria dei vannacciani. Alla fine, in dichiarazioni e interviste, i forzisti hanno tenuto la stessa linea: Vannacci è marginale, non serve inseguirlo, assurdo pensare di farci un’alleanza. Giorgia Meloni ha parlato di “campo larghissimo” delle opposizioni, associando Futuro nazionale alla coalizione progressista in via di costituzione, anche se poi, sul tema dell’inseguimento (dal punto di vista programmatico e da quello dei messaggi simbolici che la presidente del Consiglio intende lanciare da qui alle elezioni: vedi i provvedimenti immaginifici sul burqa nelle scuole o sulla limitazione degli “stranieri” nelle classi), la direzione che persegue non pare molto convergente con quella degli alleati azzurri. In ogni caso, la cautela è d’obbligo: con una affluenza di poco superiore al 22%, non delle peggiori nella storia di queste elezioni per il rimpiazzo di un singolo parlamentare, ma pur sempre molto limitata, sarebbe un azzardo ricavare una tendenza nazionale. Neppure va trascurato il fatto, tuttavia, che, in una futura campagna elettorale nazionale, i temi generali agitati da Vannacci, sia quelli più concreti come il no alle forniture militari all’Ucraina, sia quelli simbolici (remigrazione, no all’aborto, cancellazione del reato di femminicidio) potranno trovare una risposta più forte nel voto di opinione che le suppletive di Reggio Calabria, evidentemente, hanno mobilitato poco.
In realtà, a Reggio Calabria si sono giocate diverse partite, una di queste appunto relativa agli equilibri nel destra-centro che governa l’Italia, e perfino all’interno di Forza Italia. La foto di Reggio è emblematica di questa partita doppiamente interna: nessuna figura di spicco di Fratelli d’Italia o Lega si è vista nel quartier generale azzurro, e i forzisti presenti erano di fatto tutti “tendenza Berlusconi”, mentre Antonio Tajani non c’era, ufficialmente trattenuto altrove da impegni istituzionali: c’era il vicesegretario di Forza Italia, Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e potenziale concorrente di Tajani per la leadership del partito, la capogruppo al Senato Stefania Craxi, amica personale di Marina Berlusconi, che l’ha voluta in quella poltrona al posto di Maurizio Gasparri, infine l’eletto Roscioli, legale e uomo di fiducia della famiglia Berlusconi. E nelle dichiarazioni del dopo-voto non sono mancati i toni trionfalistici, per i quali si è distinto in particolare il sindaco Cannizzaro (la cui elezione a primo cittadino aveva liberato il seggio finito poi a Roscioli): “Forza Italia – ha commentato – si dimostra ancora una volta la locomotiva del centrodestra in Calabria. Questo non significa che gli amici alleati non abbiano contribuito a questa vittoria, anzi è un gioco di squadra, ma è chiaro che Forza Italia la fa da padrona”.
Con Vannacci che pungola la coalizione di governo dall’estrema destra, con la Lega quasi condannata alla marginalità dai sondaggi, sono parole che indicano una prospettiva di battaglia fratricida per quando ci sarà da comporre le liste alle prossime elezioni politiche. Ma molto, se non tutto, si giocherà sulla riforma elettorale (vedi qui un recente aggiornamento di “terzogiornale”) che Meloni crede sia la sua Wunderwaffe, capace di neutralizzare la minaccia Vannacci con l’appello al “voto utile” e di regalarle un’altra legislatura a palazzo Chigi, stavolta con vista sul Quirinale. Dopo gli inciampi nel voto sulle preferenze in prima lettura e le correzioni adottate dal Senato, l’ultima parola spetta all’aula della Camera, che dovrà licenziarla definitivamente (salvo sorprese, che potrebbero addirittura condurre alla crisi di governo e a elezioni anticipate a gennaio).









