• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Germania, dal welfare al “warfare”?

Germania, dal welfare al “warfare”?

7 Marzo 2025 Agostino Petrillo  1458

“Come si cambia…”, recita una canzone celebre, e prosegue “per non morire…”: il motivetto torna alla mente leggendo la stampa tedesca degli ultimi giorni. La notizia circola da qualche tempo, ma è ormai certo che, tra i vari temi che sono stati al centro dei colloqui per la formazione del nuovo governo rosso-nero (dai colori di Spd e Cdu), ci sia anche la scelta di rimodellamento del freno al debito, lo Schuldenbremse, che peraltro è sancito in Costituzione. Si tratta di una norma costituzionale approvata all’inizio del 2009, nella fase iniziale della crisi del debito sovrano, che rischiò di spazzare via l’eurozona, con lo scopo di limitare il debito nazionale. Attivo dal 2011, ha imposto al governo federale e ai Länder obiettivi vincolanti per la riduzione del deficit di bilancio, dato che proibisce ai Länder di fare nuovo debito pubblico “strutturale”, cioè indipendente dalla situazione economica, obbligandoli al pareggio, e limitandolo a un massimo dello 0,35% del prodotto interno lordo per il governo. Sono comunque previste eccezioni in caso di calamità naturali o di crisi economiche.

I critici hanno spesso lamentato, negli ultimi anni, che il freno agisce in realtà come un “freno al futuro”, impedendo investimenti urgenti e necessari, principalmente nella manutenzione e trasformazione delle infrastrutture. I sostenitori della norma ritengono, invece, che il freno sia necessario per mantenere la stabilità delle finanze tedesche ed europee. Il dibattito è stato lungo, non solo in ambito politico, e la discussione sul fatto se il freno al debito promuova o ostacoli l’azione di governo e la giustizia intergenerazionale è una valutazione che, anche in campo sociologico, non ha trovato visioni concordi.

Ora pare, però, che le vecchie polemiche si possano lasciare nel dimenticatoio, dato che la nuova coalizione in formazione vuole accollarsi parecchie centinaia di miliardi di euro di debiti. Si tratta di somme gigantesche, che presentano anche una sorpresina: la Cdu e la Spd non solo vogliono creare un fondo speciale per gli investimenti nelle infrastrutture, ma intendono anche allentare i cordoni della borsa per future spese per la difesa, un passo che i cristiano-democratici avevano in precedenza sempre escluso.

Da quanto finora emerso, secondo i piani della Cdu e della Spd, il freno al debito presente nella Costituzione dovrebbe essere modificato in modo da tenere fuori dal computo le spese per la difesa che superano l’1% del prodotto interno lordo, senza porre massimali. Ma il futuro cancelliere, Friedrich Merz, ha dichiarato che la spesa aggiuntiva per la difesa potrà essere assorbita solo “se la nostra economia tornerà a un percorso di crescita stabile nel più breve tempo possibile (…), ciò richiede investimenti rapidi e sostenibili nelle nostre infrastrutture”.

È evidente che si tratta di una mossa che ha di mira due obiettivi, che vanno in parte a sovrapporsi: per gestire la situazione finanziaria, è necessario stimolare l’economia, attraverso investimenti nelle infrastrutture, ovvero strade, ferrovie, ponti e così via. A tale scopo verranno contratti prestiti per un importo pari a cinquecento miliardi di euro, che verranno depositati in un fondo speciale. Per fare un paragone: si tratta di una cifra leggermente superiore al volume del bilancio federale, e di più di un decimo del prodotto interno lordo della Germania. È uno sforzo gigantesco, una sorta di New Deal, volto a rilanciare un’economia da due anni stagnante e in recessione.

In Germania c’è un enorme arretrato di investimenti nelle infrastrutture dei trasporti. “L’invecchiamento delle infrastrutture sta ormai limitando notevolmente il trasporto di merci e passeggeri, il che influisce negativamente sullo sviluppo economico della Germania”, afferma il rapporto annuale degli esperti economici. La Confindustria tedesca ha calcolato che, entro dieci anni, saranno necessari ulteriori fondi, circa centosessanta miliardi di euro, per la rete ferroviaria, le autostrade e le strade, il risanamento dei ponti, le vie d’acqua, i porti e l’ampliamento del trasporto pubblico. Si prevede, inoltre, la necessità di stanziare altri cento miliardi di euro per le infrastrutture educative, ovvero asili nido, scuole e università, nonché cinquantasei miliardi di euro per nuovi edifici e alloggi.

Altro aspetto della questione sono le spese militari: il fondo speciale di oltre cento miliardi per la Bundeswehr (di cui parlammo a suo tempo: vedi qui) è stato quasi completamente stanziato. Chiaro però che c’è ancora molta strada da fare se i tedeschi vogliono raggiungere una capacità difensiva accettabile. Il settore, in Germania, è stato lungamente sottofinanziato, non solo per l’eredità postbellica, ma anche per le consistenti e radicate componenti di pacifismo negli stessi partiti di governo, in particolare nella Spd. Già nel marzo 2023 la commissaria per le forze armate, Eva Högl, aveva dichiarato: “Cento miliardi di euro non saranno sufficienti a compensare tutti i deficit accumulati nel tempo”, e, secondo gli esperti militari, sarebbero necessari complessivamente almeno trecento miliardi per rinnovare e rafforzare l’esercito.

Ma c’è un problema tecnico e politico: i due partiti della coalizione in formazione, non possono decidere da soli sulla rimozione del freno, perché per modificare la Costituzione è necessaria una maggioranza dei due terzi. Nel Bundestag pre-elettorale una simile maggioranza qualificata la si sarebbe potuta raggiungere se Cdu e Spd avessero votato insieme ai verdi e/o ai liberali. Ma questi ultimi hanno sempre categoricamente respinto una riforma del freno al debito. È quindi probabile che Cdu e Spd facciano affidamento sui verdi. Però nel nuovo parlamento, che si costituirà il 24 o 25 marzo, Cdu, Spd e verdi non raggiungeranno più la maggioranza dei due terzi (i liberali sono fuori). Inoltre, la Linke e l’AfD possono bloccare una modifica della Costituzione, ed entrambe respingono l’idea della creazione di un fondo speciale: la Linke si oppone alle spese militari aggiuntive, l’AfD all’aumento del debito. Per fare approvare la rimodulazione della norma si è pensato perciò di ricorrere a un escamotage, facendo riunire il vecchio parlamento, ancora in carica, che ha i numeri per la modifica costituzionale.

Se il pacchetto di “misure XXL”, extralarge, come lo ha definito Marcus Söder, leader della Csu bavarese, dovesse passare, bisognerà trovare il modo di finanziarlo. Lo Stato potrebbe ottenere denaro fresco emettendo obbligazioni sul mercato dei capitali. Il denaro dovrebbe quindi arrivare dagli investitori, fondi pensione, istituti di credito. A lungo termine, però, i prestiti andranno rimborsati. Nel caso dei fondi speciali, il governo federale stabilisce in genere un calendario. Per esempio, l’attuale fondo speciale per la Bundeswehr dovrebbe essere rimborsato a partire dal 2031. I quattrini per rimborsare gli investitori devono provenire dal bilancio, cioè dalle entrate fiscali e da altre entrate statali. Il rischio connesso a un simile indebitamento è facilmente intuibile, così com’è facile immaginare che ci sarebbero tagli enormi alle prestazioni del welfare per fare fronte alla necessità di restituire il nuovo debito contratto.

Per contro, investimenti così massicci potrebbero costituire un fattore di rilancio economico, in particolare quelli “keynesiani” nelle infrastrutture, meno chiaro è chi profitterebbe del febbrile riarmo, della nuova Aufrüstung di weimariana memoria, che si prospetta: l’industria militare tedesca è specializzata solo in alcuni ambiti, e parecchi quattrini potrebbero finire negli Stati Uniti, ma ci saranno anche da costruire caserme, alloggiamenti, campi militari. Inoltre il “bazooka” tedesco avrà sicuramente ripercussioni a livello di Unione europea. Alla Banca centrale europea s’imporrà una dose di realismo. Anche gli altri governi avranno bisogno di indebitarsi per il riarmo, e la stabilità fiscale sarà messa in discussione. In uno scenario di fatto prebellico, gli schemi tendono a saltare. Se nel pieno della guerra in Ucraina, qualche politico gridava: “Vogliamo la pace o i condizionatori accesi?”, ora pare che saremo chiamati a scegliere tra sicurezza, prestazioni welfariane e stabilità dei prezzi. Il passaggio dal welfare al “warfare” richiede, quindi, non solo un prezzo sociale molto alto per finanziare i massicci investimenti pubblici, ma anche un allentamento della politica monetaria, con conseguenze difficilmente valutabili. Si apre un’epoca piena di incognite.

1.471
Archiviato inEditoriale
TagsAgostino Petrillo freno al debito Germania riarmo spese militari welfare

Articolo precedente

Fiumicino, la notte in cui il mare fu murato

Articolo successivo

Ma si evitano i femminicidi con la minaccia dell’ergastolo?

Agostino Petrillo

Seguimi

Articoli correlati

San Salvador, la questione della casa

Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?

San Salvador, una realtà in bilico

Una teologia per l’età delle macchine. Su Peter Thiel

Dello stesso autore

San Salvador, la questione della casa

San Salvador, una realtà in bilico

Una teologia per l’età delle macchine. Su Peter Thiel

Dubai, un mare di guai…

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Mala Pasqua (sotto il segno di Piantedosi)
Rino Genovese    7 Aprile 2026
Sigonella uno e due
Rino Genovese    2 Aprile 2026
Segnali incoraggianti, ma…
Rino Genovese    30 Marzo 2026
Ultimi articoli
L’Estonia, i russi e l’apartheid 
Vittorio Bonanni    10 Aprile 2026
In Libano nessuna tregua
Eliana Riva    9 Aprile 2026
La tratta degli schiavi crimine contro l’umanità
Luciano Ardesi    8 Aprile 2026
Adolfo Urso, una poltrona che traballa
Guido Ruotolo    3 Aprile 2026
La guerra al tempo dell’intelligenza artificiale
Marianna Gatta    3 Aprile 2026
Ultime opinioni
Una critica delle primarie
Claudio Bazzocchi    10 Aprile 2026
I giovani e la loro prudenza attiva
Stefania Tirini    26 Marzo 2026
Referendum, grande vittoria del “no”
Stefania Limiti    23 Marzo 2026
Dubai, un mare di guai…
Agostino Petrillo    5 Marzo 2026
Regressione
Agostino Petrillo    27 Febbraio 2026
Ultime analisi
Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?
Paolo Andruccioli e Paolo Barbieri    7 Aprile 2026
La lezione di Hormuz
Paolo Andruccioli    17 Marzo 2026
Ultime recensioni
Vocazione e povertà
Katia Ippaso    31 Marzo 2026
Vittorio Occorsio, ovvero della giustizia
Stefania Limiti    16 Marzo 2026
Ultime interviste
“No alla guerra, sì a una difesa comune europea”
Paolo Andruccioli    11 Marzo 2026
“Gli imprenditori hanno smesso di fare industria. Conta solo la rendita finanziaria”
Paolo Andruccioli    27 Febbraio 2026
Ultimi ritratti
Nellie Bly: i pazzi visti da vicino
Laura Guglielmi    3 Aprile 2026
Marielle Franco e la “resistenza intersezionale”
Marianna Gatta    19 Marzo 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA