• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Il nodo delle elezioni tedesche e l’Unione europea

Il nodo delle elezioni tedesche e l’Unione europea

20 Febbraio 2025 Rino Genovese  1130

Si può lamentare finché si vuole la circostanza che, in anni ormai lontani, l’Unione europea sia stata guidata dalla Germania (in un partenariato privilegiato con la Francia); tutti ricordiamo ciò che l’intransigenza budgetaria di Berlino significò in termini di sofferenze per i cittadini greci, puniti perché i loro governi avevano imbrogliato sui conti. E tuttavia, se non altro per ragioni di realismo politico, non si può non ammettere che il nocciolo di molto di quello che ci preme salvare del progetto europeo stia nella Bundesrepublik. Non va dimenticato, per esempio, che la Germania aveva completamente trascurato di avere delle forze armate degne del nome dopo la catastrofe della Seconda guerra mondiale, concentrando opportunamente i propri sforzi su un welfare basato, in larga parte, su una cogestione tra lavoratori e imprese, su una politica di alti salari e piena occupazione, che era (pur senza volerne fare un’apologia acritica) quanto di meglio il compromesso socialdemocratico postbellico avesse prodotto. Non dimentichiamo neppure che – ancora con la cancelliera Merkel – la Germania ha seguito una linea di distensione internazionale, in primis con la Russia, e che, con grande apertura, aveva accolto numerosi profughi, in particolare provenienti dalla Siria.

Il 23 febbraio, domenica prossima, si gioca quindi una partita decisiva per la Germania e per l’intera Unione europea. Come si sa, i sondaggi dicono ancora, nonostante le interferenze trumpiane, che l’Unione cristiano-democratica di Merz è in testa con circa il 30%, che l’estrema destra è al 20%, che i socialdemocratici e i verdi sono ambedue intorno al 15%. Ci sono i numeri per quella “grande coalizione” che è un po’ il Leitmotiv della politica tedesca. Il senso stesso della politique politicienne europea attuale è dato dalla necessità di una unità tra i partiti democratici dinanzi al pericolo costituito dalla “internazionale nazionalista” (vedi qui), che, in questo frangente complicato, si presenta come pacifista (per tacere di quelle frange della sinistra radicale che, anch’esse pacifiste, hanno finito però con l’abbracciare un sovranismo consono alla destra).

Non ci lasciamo ingannare, sappiamo perfettamente che nel Dna dell’estrema destra non c’è affatto la pace, quanto piuttosto la creazione di nuove tensioni a sfondo nazionalistico e protezionistico. Non ignoriamo, al contempo, che la guerra in Ucraina andava fermata già sotto la presidenza Biden, perché è finita in un insensato batti e ribatti, con una Russia che ha raggiunto l’obiettivo di conquista di territori, e una Ucraina che tuttavia è riuscita a difendere la propria indipendenza: va dunque chiusa al più presto. Abbiamo piena consapevolezza di come l’Unione europea non sia stata all’altezza della situazione, in quanto, in mancanza di un’iniziativa statunitense, già nei mesi scorsi avrebbe dovuto iniziare a sondare le vie almeno di un cessate il fuoco, se non quelle di una pace duratura difficile da realizzare. E tuttavia, superando le nostre perplessità, sappiamo anche che l’Unione europea è un bene irrinunciabile, l’unica prospettiva che possa garantirci dal precipitare un po’ più nel caos.

Purtroppo non si intravede ancora un’idea chiara – a parte un impegno al riarmo, che riguarda anzitutto la Germania, ma dovrebbe essere interesse comune per la costituzione di un esercito europeo – su come procedere sulla via che dovrebbe portarci fuori dalla guerra guerreggiata. È evidente che gli interessi degli Stati Uniti di Trump e quelli della Russia di Putin non coincidono con quelli dell’Europa. Ma quali sono quelli di quest’ultima? Non avere un conflitto aperto alle sue frontiere, certo – e poi? Entrare come forza di pace con propri soldati nello scenario ucraino-russo? Non sembra un’opzione convincente, perché, per quanto si possa sperare il contrario, è altamente probabile che quella tra i due Paesi belligeranti sia una pace fragile. Dunque l’Unione, al tavolo delle trattative, dovrebbe prudentemente tenersi fuori da qualsiasi eventuale missione di peacekeeping – ammesso e non ancora concesso che si arrivi a questo punto nel negoziato –, mentre dovrebbe insistere affinché questo ruolo sia svolto dall’Onu. Rientra del resto tra le priorità di una politica democratica che le Nazioni Unite siano ricondotte a quella funzione centrale che, disgraziatamente, hanno avuto sempre meno; inoltre non è in alcun modo consigliabile che, in una ipotetica forza di interposizione, ci siano Paesi che siano stati coinvolti nella guerra, sia pure soltanto nella forma del supporto fornito a uno dei belligeranti. Una forza internazionale di pace, sotto l’egida dell’Onu, dovrebbe essere formata da Paesi che hanno avuto una posizione più defilata nel contenzioso bellico, anche più lontani geograficamente.

Sono comunque tutte questioni che andranno chiarendosi strada facendo. Intanto, però, guardiamo con attenzione, e con qualche ansia, a quanto accadrà domenica prossima a Berlino. Un passaggio decisivo, infatti, è dato dal ritorno della Germania, in virtù di una maggioranza di governo democratica, al suo ruolo centrale sulla scena europea.

1.187
Archiviato inEditoriale
Tagselezioni Germania 2025 guerra Ucraina Rino Genovese Unione europea

Articolo precedente

Parenti serpenti. Il sindacato italiano e il governo di destra

Articolo successivo

Russia e Israele, le due regole di Mattarella

Rino Genovese

Articoli correlati

Guerre parallele

La morte di Habermas e la guerra in Medio Oriente

La riproposta di “Vogliamo tutto”

Negli Stati Uniti è cominciata la crisi fiscale

Dello stesso autore

La morte di Habermas e la guerra in Medio Oriente

La riproposta di “Vogliamo tutto”

Dall’Italia alla Germania, un “déjà vu”

Il Far West dell’estrema destra e noi

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
La polis che manca
Stefania Tirini    7 Settembre 2026
Tajani, Crosetto e la rana bollita
Paolo Barbieri    31 Luglio 2026
Affinità elettive tra Sahra e Alice?
Agostino Petrillo    29 Luglio 2026
Ultimi articoli
Niger: il fallito golpe riguarda anche l’Italia
Luciano Ardesi    9 Settembre 2026
I talebani corteggiano Washington
Marco Santopadre    9 Settembre 2026
A Milano un ritorno al passato?
Vittorio Bonanni    8 Settembre 2026
Il destino dei curdi: verso una pacificazione asimmetrica?
Eliana Riva    8 Settembre 2026
In Germania il giorno più nero
Agostino Petrillo    7 Settembre 2026
Ultime opinioni
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Ultime analisi
Sul declino industriale dell’Occidente (1)
Vincenzo Comito    10 Settembre 2026
Tasse, il sistema inceppato
Paolo Andruccioli    31 Luglio 2026
Ultime recensioni
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA