• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Trump pazzesco su Gaza

Trump pazzesco su Gaza

La vera posta in gioco, però, è l’annessione formale, da parte di Israele, di gran parte dei territori palestinesi occupati

6 Febbraio 2025 Eliana Riva  1120

Hanno scioccato il mondo le dichiarazioni di Donald Trump sul futuro di Gaza. Seduto alla Casa Bianca, dinanzi a un camino acceso, ha raccontato – accanto a un Benyamin Netanyahu impettito e sorridente – quello che secondo lui sarà il futuro dei palestinesi della Striscia. Dovranno abbandonare le proprie case e la propria terra per lasciare agli Stati Uniti lo spazio e il tempo di costruire una “riviera”, un paradiso turistico per “tutte le persone della zona”. Washington si prenderebbe addirittura l’onere, dimostrando tutta la sua magnanimità, di bonificare le centinaia di “pericolose bombe inesplose” disseminate nella Striscia. Bombe che, per la stragrande maggioranza, riportano il marchio “made in Usa”, come denunciato dal servizio del programma televisivo statunitense della Cbs, “60 Minutes”. Trump e i suoi funzionari l’hanno presentata come un’operazione umanitaria di soccorso agli “sfortunati” abitanti di Gaza, che si sarebbero ritrovati, per un tiro meschino della sorte, a vivere in un luogo di guerra e di morte.

Il racconto del tycoon, impacchettato nella cornice calda e familiare di un salotto casalingo, potrebbe essere persino credibile se non fosse recitato al fianco di un capo di Stato sulla cui testa pende un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra. E se a pronunciarlo non fosse il presidente del Paese che ha fornito soldi e armi per compiere una delle più spietate stragi della storia. Più di diciassettemila bambini ammazzati. E quelli che si immagina saranno infine più di sessantamila morti.

Come spesso accade quando una tesi politica assurda viene esposta senza articolazioni, ma con spigliata decisione e ostentata sicurezza, una buona parte dei leader e degli analisti non è riuscita a illustrare perché sia semplicemente impraticabile. I palestinesi di Gaza, protagonisti di un dramma inconcepibile, si sono trovati nell’improbabile posizione di dover spiegare perché non lasceranno la propria terra a coloro che per sedici mesi (più qualche anno, in precedenza) l’hanno trasformata in un recinto senza vie di fuga, e bombardata fino a seppellire case, infrastrutture e il senso stesso di umanità.

Persino il premier Netanyahu, a cui non mancano certo immaginazione e intraprendenza, ha dichiarato che il piano di Trump “va oltre”. E così, in un attimo, tutte (o quasi) le componenti politiche israeliane si sono trovate unite sotto la lanterna del presidente a stelle e strisce. Una luce che qualcuno ha descritto con toni messianici, come il rabbino Aryeh Deri, dirigente del partito ultraortodosso Shas, che ha definito Trump “messaggero di dio a sostegno del popolo di Israele”. Il leader primatista Ben-Gvir, che ha lasciato governo e ministero perché contrario a qualsiasi cessate il fuoco a Gaza, ha detto che tornerà a sostenere Netanyahu se il piano sarà portato avanti. Anche il capo dell’opposizione, Yair Lapid, ha accolto con favore l’idea, e si è spinto a proporre per il tycoon il premio Nobel per la pace. Il ministro estremista Smotrich ha letto, nella proposta, la tomba dell’idea “pericolosa di uno Stato palestinese”.

Le reazioni internazionali non sono state affatto fulminee. L’Unione europea e diverse istituzioni si sono limitate a ripetere la solita formula che auspica la “soluzione a due Stati”, una frase rituale che è ormai svuotata di qualsiasi significato, senza un piano concreto e la forza per obbligare Israele a rispettarlo. Gli Stati arabi si sono espressi, invece, con estrema chiarezza contro la cacciata dei palestinesi da Gaza e contro il loro “riposizionamento”. Trump ha parlato nei giorni scorsi di un trasferimento in Egitto e Giordania, ma entrambi i governi hanno categoricamente smentito l’ipotesi.

Non è semplicemente una questione di principio. Ovunque andranno, i palestinesi organizzeranno una resistenza. E ovunque ci sarà la resistenza, proverà a combattere Israele, e Israele, di questo tutti sono certi, non si farà scrupoli a bombardare, invadere e distruggere. Anche il principe saudita Mohammad bin Salman ha dichiarato che stabilire uno Stato palestinese “è una posizione ferma e incrollabile”, provando a correre ai ripari dopo le dichiarazioni di Trump e Netanyahu che hanno dato per consolidata la ripresa delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Relazioni che, nonostante le apparenze, nella realtà non si sono mai interrotte, neanche durante la guerra di Gaza, rappresentando una parte essenziale di qualunque piano essi abbiano per il loro “nuovo” Medio Oriente. “Dovrebbero farlo con la forza” – ci dicono da Gaza – “ma abbiamo resistito a questa guerra, neanche tutto l’esercito degli Stati Uniti riuscirebbe a cacciarci”.

In effetti la soluzione ideale per Trump, quella di un allontanamento spontaneo dell’intera popolazione per lasciare via libera al controllo completo dell’area e alla lucrosa ricostruzione del tratto di costa, non è praticabile. Sarebbe irragionevole pensare che l’offerta di una casa e di un lavoro sicuro all’estero non convincerebbe una parte di quei gazawi, che hanno perso ogni cosa, a trasferirsi. Ma c’è una numerosa e fiera componente della popolazione che vuole rimanere, nonostante tutto e a ogni costo. È una questione di identità, singola e collettiva, di tradizioni e di storia, è la necessità di onorare il sacrificio di generazioni, la difesa di un diritto considerato insieme umano e divino.   

E poi, dopo Gaza, non resterebbe che la Cisgiordania. Netanyahu vuole il via libera degli Stati Uniti all’annessione formale di larga parte del territorio palestinese occupato. Si tratterebbe del riconoscimento ufficiale di un processo di acquisizione di terre in atto da decenni, nonostante rappresenti una violazione del diritto internazionale. Dal 7 ottobre 2023, Israele ha realizzato la più grande confisca di terre degli ultimi venticinque anni, e l’attuale azione militare in Cisgiordania, gli arresti e le chiusure dei checkpoint (vedi qui), rientrano in una manovra che Tel Aviv porterà avanti, anche senza l’ok di Washington. Ma se, tra quattro settimane, Trump, il presidente che ha tagliato i fondi all’Unrwa e alle agenzie umanitarie, riconoscerà la Palestina occupata come territorio israeliano, l’esercito e i coloni non avranno freni e le leggi internazionali, da sempre utilizzate dall’Occidente contro i suoi nemici, verranno definitivamente seppellite, libere dall’ipocrisia di una malcelata superiorità morale che mostra oggi finalmente il suo vero volto.

1.146
Archiviato inArticoli
TagsDonald Trump Eliana Riva Gaza

Articolo precedente

Minerali strategici: corsa neocoloniale in Africa

Articolo successivo

La Libia della “peggio gioventù”

Eliana Riva

Articoli correlati

Rebus post-elettorale in Israele

In Cisgiordania la violenza dei coloni

Hamas, questo sconosciuto

In Marocco i giovani disertano le urne

Dello stesso autore

Rebus post-elettorale in Israele

In Cisgiordania la violenza dei coloni

Hamas, questo sconosciuto

Il destino dei curdi: verso una pacificazione asimmetrica?

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Ex Ilva, vince la Costituzione
Guido Ruotolo    29 Ottobre 2026
Una rivolta e il suo capro espiatorio
Rino Genovese    28 Ottobre 2026
Per combattere davvero l’antisemitismo va rigettato un disegno di legge controproducente
Giorgio Graffi    26 Ottobre 2026
Ultimi articoli
Rebus post-elettorale in Israele
Eliana Riva    30 Ottobre 2026
L’insostenibile pesantezza dell’intelligenza artificiale*
Massimo Florio    29 Ottobre 2026
Brasile, Lula fa il miracolo
Claudio Madricardo    29 Ottobre 2026
Ex Ilva, la procura di Taranto di nuovo in campo
Guido Ruotolo    28 Ottobre 2026
Belgrado né con Bruxelles né con Mosca
Vittorio Bonanni    27 Ottobre 2026
Ultime opinioni
I giovani in piazza e il passato che non passa
Paolo Barbieri    2 Novembre 2026
Fermo preventivo per una generazione
Stefania Tirini    2 Novembre 2026
Un buon senso molto Acerbo
Vittorio Bonanni    30 Ottobre 2026
Che bello consumare e non pagare!
Massimo Ilardi    26 Ottobre 2026
Come preservare la figura dell’umano nel nostro tempo?
Mario Pezzella    26 Ottobre 2026
Ultime analisi
Una manovra con le stellette
Paolo Andruccioli    3 Novembre 2026
L’algoritmo del controllo
Marianna Gatta    29 Ottobre 2026
Ultime recensioni
“La coscienza collettiva non sopporta lo specchio”
Luca Baiada    16 Ottobre 2026
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giorgio Graffi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA