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Home » Editoriale » Il pio Mantovano vuole dare licenza di uccidere agli 007

Il pio Mantovano vuole dare licenza di uccidere agli 007

4 Dicembre 2024 Stefania Limiti  1077

Il pio e mite Alfredo Mantovano, leccese, ex magistrato, sessantasei anni, una lunga carriera politica nella destra, notevoli entrature in Vaticano, oggi delegato di palazzo Chigi alla gestione dei nostri servizi segreti, si sta distinguendo per i suoi progetti spericolati. Ci riferiamo, in particolare, alla “norma Mantovano”, da lui difesa a spada tratta, inserita all’articolo 31 del disegno di legge in materia di sicurezza, che darebbe un potere smisurato ai servizi. 

L’improvvida iniziativa legislativa ha già sollevato proteste e indignazione nei settori della società più sensibili all’argomento, soprattutto i familiari delle vittime delle stragi, che ancora portano i segni delle malefatte dei nostri servizi nel corso di decenni. La norma in questione modifica la legge del 2007 per potenziare le attività sotto copertura di infiltrazioni di gruppi terroristi o criminali, che i nostri 007 avrebbero la facoltà anche di guidare, essendo prosciolti da qualsiasi responsabilità penale connessa ai loro incarichi: una licenza di uccidere che fa rabbrividire chi è abituato allo sguardo profondo del diritto pensato a garanzia dei diritti, o chi conosce la nostra storia repubblicana. 

I servizi segreti, nel corso del Ventesimo secolo, ovunque nel mondo, hanno assunto un ruolo di compartecipi del potere, godendo di uno spazio di azione smisurato. Nel mondo occidentale, tutto è avvenuto all’ombra delle direttive statunitensi sulla sicurezza nazionale (la loro) che, fin dal 1948, hanno reso i nostri servizi fidate ancelle della guerra psicologica, quella con cui è stato combattuto il movimento comunista e progressista, e che ha esportato le pratiche stragiste nel Paese cuore del Mediterraneo, appunto l’Italia. Di tanto in tanto accadeva qualcosa che imponeva un repulisti generale: nel 1976, negli Stati Uniti, ci fu la famosa Commissione Pike (dal nome del suo presidente, Otis Pike, membro del Congresso) sulle attività illegali della Cia, tra le quali i finanziamenti illeciti alle attività anticomuniste in Italia: ottocentomila dollari giunsero direttamente nelle mani di Vito Miceli, capo dell’allora Sid, da lui distribuiti ai gruppi dell’estrema destra e al Movimento sociale italiano. Lo raccontò, nel 1993 in un’intervista, il missino Giulio Caradonna: “I soldi del Dipartimento di Stato, che vennero attraverso il generale Miceli, allora capo del Sid e quindi alta autorità della Nato, li portò Pierfrancesco Talenti direttamente ad Almirante”.

In Italia abbiamo avuto ondate di riforme che si prefiggevano di gettare nell’oblio i misfatti: dopo i dossieraggi voluti da Antonio Segni, per “moderare” le aspirazioni dei governi di centrosinistra, nel 1966 venne sciolto il Sifar, nacque il Sid azzerato nel ’77, dopo che fu chiaro a tutto il mondo che il servizio si era prodigato soprattutto a proteggere i neofascisti di Ordine nuovo e Avanguardia Nazionale; arrivarono allora Sisde e Sismi, per lunga fase letteralmente nelle mani dei piduista Licio Gelli, prodighi nell’utilizzo di agenti destabilizzanti e di malversazioni, accompagnando senza onore la stagione delle stragi mafiose. Il Sisde porta il segno dei depistaggi di quella fase, soprattutto per la strage di via D’Amelio, il Sismi di quelli architettati per coprire i responsabili della strage di Bologna. Insomma, una lunga e tortuosa storia di infedeltà e tradimenti costituzionali, che ha accompagnato la frantumazione del quadro giudiziario su protagonisti e moventi delle stragi. 

Per questo, la “norma Mantovano” accende la giusta indignazione delle associazioni delle vittime che, dopo aver speso anni in solitudine a cercare verità ormai solide, assistono a uno scempio di legalità da cui ci pensavamo salvi. Oltre a una totale immunità, i servizi dell’era meloniana avrebbero la piena libertà di realizzare intercettazioni preventive fuori da ogni controllo e il potere di ottenere informazioni dal personale della pubblica amministrazione: con calma e gentilezza il sottosegretario Mantovano ha detto che non c’è da preoccuparsi, perché le amministrazioni manterranno la loro autonomia decisionale e operativa: in realtà, sa bene che questo è obiettivamente impossibile in base a quelle norme che, anzi, sono pensate proprio per annullare l’altrui autonomia. 

Il Copasir, l’attuale organismo parlamentare sulla sicurezza della Repubblica, già adesso privo di potere e obbligato a un totale silenzio sulle sue attività ispettive – è tenuto a una relazione periodica –, non avrebbe alcuna capacità di contrastare il super-servizio segreto che, più o meno, mutatis mutandis, si avvicinerebbe ai metodi dell’Ovra. E c’è da chiedersi se il cattolico e silenzioso Mantovano, tradizionalista di destra, non si sia ispirato proprio ai vecchi tempi. 

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TagsAlfredo Mantovano ddl sicurezza servizi segreti Stefania Limiti

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