• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Articoli » Nella selva del Brandeburgo

Nella selva del Brandeburgo

Socialdemocratici primo partito, ma poco sopra l’estrema destra. Spariscono verdi, Linke e liberali. I veri vincitori sono Alternative für Deutschland e i populisti di Wagenknecht

24 Settembre 2024 Agostino Petrillo  1191

Le elezioni in Brandeburgo le ha vinte di misura la Spd, anche in virtù di una durissima campagna condotta dall’abile ministro-presidente in carica, Dietmar Woidke, che ha giocato la partita della estrema personalizzazione dello scontro con Alternative für Deutschland, scommettendo sulla propria popolarità e sull’attacco diretto agli slogan dell’estrema destra. Scommessa vinta – ma al prezzo di fare fuori tutti i piccoli alleati nella coalizione di governo. Nel parlamento del Land hanno trovato posto solo quattro forze, Spd, AfD, BSW (vedi qui) e Cdu. Nonostante l’opera di contenimento svolta da Woidke, ormai rimangono pochi dubbi: l’ascesa di AfD è destinata a rimanere a lungo un fattore di destabilizzazione della politica tedesca.

I risultati della tornata elettorale di domenica 22 settembre sanciscono un cambiamento che già si era abbondantemente annunciato un mese fa, in Turingia e Sassonia (vedi qui). Formalmente l’hanno spuntata i socialdemocratici, che si aggiudicano quasi il 31% dei suffragi, guadagnando un ottimo 5% in più rispetto alla scorsa tornata; ma i veri protagonisti della giornata sono la AfD, che incalza i socialdemocratici da presso, con il 29%, e il gruppo di Sahra Wagenknecht che con il 13, 5 è la terza forza superando i cristiano-democratici, che ricevono una bastonata storica, rimanendo poco sopra il 12. Spariscono dal parlamento verdi, Linke e liberali, che, non avendo conquistato nemmeno uno dei seggi disponibili per mandato diretto, rimangono completamente esclusi. I liberali, in particolare, escono annientati, ridotti sotto l’1%, tanto da rimettere in discussione la loro partecipazione al governo nazionale.

La Linke, che un tempo ebbe una forte rappresentanza nel governo regionale, nonostante abbia tentato di rinfrescare la sua immagine con il giovanissimo dirigente Sebastian Walter, esce anch’essa distrutta, stritolata tra Wagenknecht e una Spd insolitamente combattiva. Per parte loro, i verdi del Brandeburgo hanno espresso preoccupazione per la composizione del futuro parlamento regionale definito un “parlamento horror”. Il loro capolista, Benjamin Raschke, ha dichiarato che “non esiste più una forza progressista che difenda la giustizia sociale, la protezione dell’ambiente e del clima (…); siamo determinati a essere una forte opposizione extraparlamentare”.  E ha aggiunto: “È spaventoso per me, come cittadino di questo Paese, che la vittoria di Woidke sia in realtà una vittoria di Pirro, che la frangia di destra e il populismo si siano rafforzati e il centro abbia perso”.

Con un simile risultato, la Spd si trova di fronte a un compito difficile per la formazione di un governo dopo la stretta vittoria elettorale. La coalizione precedente, che vedeva al governo del Land Spd e Cdu, ora è impraticabile. Escludendo ovviamente la AfD, Woidke potrebbe avere la maggioranza solo trattando con Sahra Wagenknecht. Ma bisognerà aspettare i risultati dei primi abboccamenti, dato che la Cdu, che aveva inizialmente affermato che intendeva stare all’opposizione, pare ora più possibilista, e si potrebbe delineare una coalizione a tre.

AfD ha festeggiato il risultato: il portavoce del partito ha dichiarato che la Spd ha poco da cantare vittoria, dato che lo stesso Dietmar Woidke è uscito sconfitto (per un margine risibile di sette voti su 11.555 preferenze accordategli) nella sfida per il seggio a mandato diretto che lo contrapponeva a un candidato AfD. A Potsdam, nella notte, gruppi di giovani si sono riuniti inneggiando alla “remigrazione” (il principale obiettivo dell’estrema destra), e cantando slogan del tipo: “Ne manderemo via milioni”.

L’analisi del voto conferma che il 31% degli elettori tra i 16 e i 24 anni ha votato per l’AfD, rendendola il partito con il seguito più forte tra i giovani. Il presidente della AfD, Tino Chrupalla, ha dichiarato che, dal suo punto di vista, è positivo che i verdi, “in quanto il partito più pericoloso esistente in Germania”, non siano più presenti nel parlamento regionale, e che siano scomparsi anche gli haters della Linke. Per parte sua, Sahra Wagenknecht critica la Spd per la polarizzazione creata, che, a dire del suo portavoce, avrebbe limitato il successo del gruppo, accreditato nei sondaggi di un paio di punti in più; ma si rallegra della posizione di ago della bilancia ottenuta. Certo è che l’AfD, con oltre un terzo dei mandati, ha comunque raggiunto, come già in Turingia, la Sperrminorität, la minoranza di sbarramento che permette di bloccare provvedimenti e decisioni. In futuro, il partito potrebbe, per esempio, bloccare lo scioglimento del parlamento regionale o l’elezione dei giudici costituzionali.

Il cancelliere Olaf Scholz, che durante la campagna elettorale si è visto poco in Brandeburgo – sembrava che la sua popolarità in ribasso potesse danneggiare Woidke, che invece è amatissimo –, ha esultato appena appreso l’esito della tornata. Ha affermato che è a risultati come questo che bisogna guardare. A margine della sua visita a New York, Scholz ha così commentato brevemente i risultati elettorali: “È fantastico che abbiamo vinto”, ha detto, e ha aggiunto: “avevo percepito che stava succedendo qualcosa”. Con questa vittoria elettorale di misura, dopo le cocenti sconfitte in Turingia e Sassonia, Scholz può sperare di trovare un vento più favorevole per la campagna elettorale per le politiche nazionali del 2025 che si approssimano. Una parte consistente della Spd, tra cui lo stesso Woidke, ha infatti ribadito che sarà Scholz il prossimo candidato a cancelliere.

In ogni caso, dalla confusa situazione della “selva” del Brandeburgo, emergono alcune indicazioni chiare: è evidente che c’è un cambiamento strutturale nel sistema tedesco dei partiti. Il successo arriso alla AfD e al BSW, premia raggruppamenti che si presentano come “qualcosa di diverso” dai cosiddetti partiti tradizionali. Essi condividono un elemento populista e propugnano un radicale cambio di rotta nella politica del Paese, in particolare per quanto riguarda la questione centrale della guerra e della pace. Se è vero, d’altra parte, che anche l’elevata percentuale di elettori giovani dell’AfD deve essere presa molto sul serio, nel caso del Brandeburgo il loro comportamento elettorale dimostra che spesso sono aperti a tutte le direzioni: per loro quasi sempre è stata la Spd la seconda scelta.

La morale provvisoria che si può trarre da queste elezioni regionali è che l’ascesa di AfD può essere contrastata, se li si attacca a muso duro come ha fatto Woidke, ridimensionandone con sarcasmo gli slogan e ricacciandoli indietro negli stessi collegi in cui erano dati favoriti. Naturalmente occorre coraggio e determinazione, qualità che non sembrano così diffuse tra il personale politico della Spd. E comunque è anche sempre più chiaro che sarà l’evoluzione del conflitto russo-ucraino a decidere i destini politici della Germania.

1.205
Archiviato inArticoli
TagsAfD Agostino Petrillo elezioni Brandeburgo Germania Sahra Wagenknecht

Articolo precedente

BlackRock, politica e banche ombra

Articolo successivo

Derive francesi (ed europee)

Agostino Petrillo

Seguimi

Articoli correlati

Quel Chiapas che non ti aspetti

La grande manifestazione di Torino per Askatasuna

La generazione Z contro il lavoro?

Cronaca di ordinari piccoli crimini contro l’umanità

Dello stesso autore

Quel Chiapas che non ti aspetti

La grande manifestazione di Torino per Askatasuna

La generazione Z contro il lavoro?

Cronaca di ordinari piccoli crimini contro l’umanità

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Il senso politico della controriforma costituzionale
Giuseppe Santalucia*    3 Febbraio 2026
La grande manifestazione di Torino per Askatasuna
Agostino Petrillo    2 Febbraio 2026
Referendum sulla giustizia, dal Tar del Lazio nessun rinvio
Luca Baiada    30 Gennaio 2026
Ultimi articoli
Decreto “sicurezza”, il governo vuole tappare la bocca al Paese
Stefania Limiti    6 Febbraio 2026
In Costa Rica vince al primo turno la candidata di destra
Claudio Madricardo    6 Febbraio 2026
Fine dell’autogoverno curdo in Siria
Eliana Riva    5 Febbraio 2026
In Bangladesh e in Nepal è finito il Novecento
Vittorio Bonanni    30 Gennaio 2026
I super-ricchi distruggono la democrazia
Paolo Barbieri    29 Gennaio 2026
Ultime opinioni
Schedatemi pure: elogio di chi ci mette la faccia
Stefania Tirini    4 Febbraio 2026
Breve riflessione sul riformismo
Rino Genovese    2 Febbraio 2026
Quali argomenti per il “no” al referendum?
Giorgio Graffi    23 Gennaio 2026
Ah, vecchie care espulsioni!
Vittorio Bonanni    22 Gennaio 2026
L’articolo 21 nella gabbia di Facebook
Paolo Barbieri    19 Gennaio 2026
Ultime analisi
Armatevi e pagate. Ecco come si finanzia la guerra (1)
Paolo Andruccioli    3 Febbraio 2026
Sulla libertà di parola e l’antisemitismo
Giorgio Graffi    9 Gennaio 2026
Ultime recensioni
Quel Chiapas che non ti aspetti
Agostino Petrillo    6 Febbraio 2026
Gino Strada rivive con la voce di Elio Germano
Katia Ippaso    27 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA