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Chi è il candidato socialista alla presidenza della Commissione europea

20 Maggio 2024 Vittorio Bonanni  882

Emblema della ricchezza, visto il Paese di provenienza, e al contempo uomo di sinistra attento ai diritti dei più deboli, come ha dimostrato nel corso del suo impegno politico in Europa. Queste, in sintesi, le caratteristiche del quasi sconosciuto Nicolas Schmit, membro del Partito operaio socialista lussemburghese (Lsap, nella lingua locale, Lëtzebuerger Sozialistesch Aarbechterpartei), un nome che evoca il “secolo breve”, e che ha governato fino allo scorso anno il piccolo Stato con il Partito democratico e i verdi, per passare poi la palla ai popolari vincitori delle elezioni del 2024. Schmit – nei giorni scorsi in Italia, dove ha incontrato la segretaria del Pd, Elly Schlein, e il presidente Stefano Bonaccini – è stato scelto dal Partito socialista europeo (Pse) come suo Spitzenkandidat (in tedesco “candidato guida”) per ricoprire il ruolo di presidente della Commissione europea in alternativa a Mario Draghi, sostenuto in Italia solo da Renzi e da Calenda, ma che in Europa gode di una certa credibilità.

La scelta del gruppo socialista di proporre un proprio candidato, senza cercare un accordo con i popolari, è frutto della quasi sicura fine dell’alleanza con il Ppe, che vorrebbe riconfermare Ursula von der Leyen come rappresentante di una possibile alleanza con i conservatori, dei quali fa parte anche Fratelli d’Italia. Schmit, classe 1953, economista con studi in Francia, già impegnato in ambito accademico come ricercatore in relazioni economiche internazionali, non è nuovo a impegni europei, avendo nel 2019 ricoperto quello di commissario per il Lavoro e i Diritti sociali, dopo essere diventato parlamentare. Nel suo Paese, dal 2004 al 2019, ha rivestito il ruolo di ministro del Lavoro, dell’Occupazione e dell’Immigrazione.

Pur essendo poco noto, ha giocato un ruolo importante, per conto del governo lussemburghese, nel corso dei negoziati sui trattati di Maastricht e Nizza, le basi fondanti dell’Unione. Sua è stata la battaglia che ha permesso l’utilizzo di cento miliardi di euro per una riduzione dell’orario di lavoro durante i lockdown causati dalla pandemia; sua l’emanazione di una direttiva relativa al salario minimo – come aveva annunciato al momento della sua elezione, tanto da essere definito “Mr. salario minimo” –, e suo anche l’impegno nel contrasto alla disoccupazione e nel sostegno all’integrazione dei migranti. Significativa, inoltre, la battaglia per migliorare le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici delle piattaforme (quelli che prestano servizio su app come Uber, Deliveroo, Glovo), una direttiva approvata dal Consiglio Ue, e che ha dovuto affrontare non poca opposizione. Una vittoria contro l’aggressività del lobbismo delle piattaforme, grazie all’appoggio di una maggioranza qualificata di Stati membri. Una “cosa di sinistra” che ha visto Schmit protagonista. Il candidato socialista ha nella tradizione familiare l’antifascismo e l’antinazismo, in particolare da parte del nonno ucciso dai tedeschi nel corso dell’occupazione del Paese.

Nell’insieme, un attivismo non facilmente riscontrabile negli altri membri del Pse, che hanno ironizzato sulla facilità di organizzare uno Stato sociale in un Paese ricco e semi-paradiso fiscale, lontano sia dal Mediterraneo sia dai Balcani, luoghi di arrivo dei migranti. Ma questo nulla toglie all’impegno dell’uomo, per nulla scontato, sui fronti citati.

Neppure i socialisti lussemburghesi, nel corso della loro lunga vita – il Partito socialdemocratico era stato fondato nel 1902 –, si sono fatti mancare qualcosa in materia di scissioni. Nel 1905, avveniva la prima divisione a sinistra, che portava alla nascita appunto del Lsap. Le due formazioni si riunificavano nel 1912, e nel 1915 arrivava il nuovo nome, con l’ingresso nell’Internazionale socialista. Prima esperienza di governo nel 1937, con il premier cristiano-sociale Pierre Dupong. Il Partito operaio socialista lussemburghese subiva ancora una scissione a destra nel 1970, ma nel 1981 si arrivava alla definitiva riunificazione. Insomma, quella di Schmit e del suo partito è una storia di sinistra a trecentosessanta gradi, che, scissioni a parte, dovrebbe essere imitata dai suoi omologhi in tutta Europa.

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