• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » O Sánchez o la barbarie

O Sánchez o la barbarie

La destra spagnola utilizza metodi ai confini della legalità per cercare di battere la migliore sinistra nella storia del Paese

2 Maggio 2024 Vittorio Bonanni  823

La Spagna come l’America latina? Il paragone può sembrare forzato, perché a Madrid non si corrono più di tanto rischi di degenerazione violenta dello scontro politico. E Alberto Núñez Feijóo, leader del Partito popolare, non è ancora Jair Bolsonaro, capo della destra brasiliana. Ma questa volta il naturale conflitto tra le due principali forze politiche del Paese è diventato “un’altra cosa”; e il tentativo di cacciare il socialista Pedro Sánchez dal Palazzo della Moncloa non si discosta granché da un golpe, sia pure in salsa europea.

Con quello stesso coraggio che non gli è mancato in altre occasioni (vedi qui e qui ), il premier spagnolo è riuscito a respingere questo nuovo attacco evitando una crisi di governo che avrebbe portato a rischiose elezioni anticipate. Negli ultimi giorni, si è assistito alla denuncia dello pseudo-sindacato Manos Limpias (“Mani Pulite”) – il cui operato a tutto assomiglia tranne che a quello di un normale organismo sindacale –, collocabile nell’area dell’estrema destra, contro la moglie del leader socialista, accusata di corruzione e traffico di influenze. Si è profilata così una sua possibile iscrizione nel registro degli indagati. Un evento che aveva spinto Sánchez a prendersi una pausa di riflessione per capire se doveva rassegnare le dimissioni o meno.

Forte anche di una dichiarazione dei giudici che tenderebbero ad archiviare la denuncia in assenza di prove, e soprattutto delle grandi manifestazioni di solidarietà, da parte di migliaia di cittadini e cittadine, davanti al comitato federale del suo partito, al Congresso dei deputati e nelle piazze del Paese, il premier decideva di restare in sella, respingendo così l’ennesimo attacco proveniente da una destra sempre più becera. L’imbarbarimento della politica di Pp e Vox non è una novità: in questo assomiglia a quella brasiliana che mise fuori gioco, con il carcere, l’attuale presidente Lula. Nel passato, a fare le spese di una battaglia condotta attraverso una macchina del fango avallata da una magistratura al servizio della destra, fu l’ex leader di Podemos, Pablo Iglesias; mentre più di recente sono stati gli indipendentisti catalani – indispensabili per la sopravvivenza dell’esecutivo di sinistra – a essere accusati di terrorismo e quant’altro. Un contesto che vede i popolari – i quali, pur non nascondendo, in alcuni dei settori più reazionari, una nostalgia per il franchismo, hanno sempre cercato di mantenere un atteggiamento moderato – sposare questi metodi non convenzionali di confronto politico.

Manos Limpias è stato fondato nel 1995 dal neofranchista Miguel Bernard ­– un esponente dell’estrema destra vicino a Vox e al suo leader Santiago Abuscal –, che più volte, in trent’anni di attività, ha tentato di destabilizzare la sinistra con operazioni di discredito fondate sul nulla. Quanto basta, però, per creare caos e insinuare il germe del dubbio nella testa degli elettori e delle elettrici. Omofobi e razzisti, gli esponenti di questo organismo ai confini della legalità presero di mira anche il giudice Garzón, noto per le sue indagini contro i crimini franchisti e contro l’ex dittatore cileno Augusto Pinochet. Nel curriculum di Bernard non manca neppure un’attività paramafiosa, messa in atto in particolare contro alcune aziende. Si esigeva di fatto il pagamento di un “pizzo”, senza il quale sarebbe scattata una delle tante macchine del fango. Il tutto con l’indulgenza della magistratura, che lo ha sempre assolto dalle gravi accuse.

Sánchez è costretto quindi a confrontarsi con nemici certamente non convenzionali e senza scrupoli, che non esitano a utilizzare metodi barbarici per tornare al potere, cercando di far dimenticare gli ottimi risultati economici che il governo spagnolo ha raggiunto lo scorso anno: il Pil è infatti cresciuto del 2,5% rispetto all’anno precedente, come riporta l’Instituto nacional de estadística, battendo l’Italia, la Francia e la Germania, che hanno guadagnato rispettivamente lo 0,7%, lo 0,9%, mentre Berlino ha ceduto lo 0,3%. Nel 2023, ci sono stati ben 783mila nuovi posti di lavoro, con una disoccupazione scesa sotto la soglia dei tre milioni e con i contratti a termine passati dal 30 al 14%. E la lista dei buoni risultati potrebbe continuare. Malgrado ciò, le previsioni per le prossime europee vedono, ancora una volta, i popolari in vantaggio sui socialisti e Vox su Sumar (il raggruppamento della sinistra radicale). Anche se Sánchez non si farà certo intimidire da un’eventuale sconfitta, va considerato che nel futuro potrebbero contare ancora di più le menzogne, e il mefitico vento neofascista e nazionalista che spira in tutta Europa, per cercare di battere una sinistra una volta tanto degna del nome.

837
Archiviato inArticoli
TagsManos Limpias Pedro Sánchez Spagna Vittorio Bonanni

Articolo precedente

L’apparente baggianata del nome “Giorgia”

Articolo successivo

Grande confusione sotto il cielo di Bari

Vittorio Bonanni

Articoli correlati

Zapatero e i magistrati, gli incubi di Sánchez

In Spagna la nuova sinistra andalusa

L’Armenia alla ricerca di un’identità nella politica internazionale

In Romania c’è vita a sinistra  

Dello stesso autore

Zapatero e i magistrati, gli incubi di Sánchez

In Spagna la nuova sinistra andalusa

L’Armenia alla ricerca di un’identità nella politica internazionale

In Romania c’è vita a sinistra  

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
La questione delle “città intelligenti”
Agostino Petrillo    3 Giugno 2026
Come la sinistra francese si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    1 Giugno 2026
Nucleare, Europa e fisco, le alleanze pericolose
Paolo Andruccioli    29 Maggio 2026
Ultimi articoli
Vivere da sfruttati, morire di caporalato
Guido Ruotolo    8 Giugno 2026
Stragi del 1993: archiviazione per Dell’Utri (e Silvio)
Stefania Limiti    5 Giugno 2026
Israele verso il voto
Eliana Riva    5 Giugno 2026
Accordo di cooperazione militare tra la Russia e i talebani
Marco Santopadre    4 Giugno 2026
Primo turno delle presidenziali in Colombia
Claudio Madricardo    3 Giugno 2026
Ultime opinioni
Ecco a voi Israele, baluardo della democrazia in Medio Oriente
Giorgio Graffi    25 Maggio 2026
Scure del governo sulla filosofia: fuori Marx e Spinoza
Stefania Tirini    19 Maggio 2026
Ancora sulla massoneria e le sue lotte interne
Guido Ruotolo    12 Maggio 2026
Tra 25 aprile e primo maggio
Rino Genovese    5 Maggio 2026
Una critica della geopolitica
Claudio Bazzocchi    30 Aprile 2026
Ultime analisi
Negli Stati Uniti è cominciata la crisi fiscale
Massimo Florio*    8 Giugno 2026
Venezia, analisi di una sconfitta
Claudio Madricardo    28 Maggio 2026
Ultime recensioni
Un film contro tutte le guerre
Marianna Gatta    13 Maggio 2026
Indagini sulla violenza
Katia Ippaso    6 Maggio 2026
Ultime interviste
Ex Ilva, a che punto siamo
Guido Ruotolo    18 Maggio 2026
Un libro ricostruisce il genocidio dei comunisti indonesiani
Marco Santopadre    15 Maggio 2026
Ultimi ritratti
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Anna Politkovskaja e la costellazione del coraggio
Laura Guglielmi    11 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA