• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Qualche riflessione sulla giornata della memoria

Qualche riflessione sulla giornata della memoria

31 Gennaio 2024 Giorgio Graffi  1282

Sabato scorso, 27 gennaio, è stata celebrata la giornata della memoria: ma forse sarebbe più opportuno parlare di “settimana della memoria”, perché già vari giorni prima di questa data ne veniva ricordata l’importanza e il significato, anche mediante una particolare programmazione televisiva: sono infatti numerosi i film sull’Olocausto passati sulle varie reti, dal classico Schindler’s List, di Steven Spielberg, ad altri più recenti e meno noti, come Ogni cosa è illuminata di Liev Schreiber, tratto dall’omonimo libro di Jonathan Safrar Froer. C’è però da domandarsi, en passant, come mai uno dei film più belli e commoventi sull’argomento, cioè Il negozio al corso di Ján Kadár e Elmar Klos, che pure ricevette nel 1966 l’Oscar per il migliore film straniero, non sia mai stato incluso in queste rassegne, negli ultimi anni, almeno a quanto ci risulta. Difficoltà di procurarsi la pellicola? Ignoranza dei programmisti? Disagio nel proporre un film prodotto nell’allora Cecoslovacchia comunista (e per di più tre anni prima della primavera di Praga)? O forse tutte e tre le cose insieme? Tralasciamo questo dettaglio, per concentrarci sull’utilità di celebrare la giornata della memoria, da un lato, e il modo di celebrarla, dall’altro. Si tratta di un’iniziativa assolutamente necessaria e doverosa, ma la maniera in cui è abitualmente svolta è almeno in parte da ripensare.

L’assoluta necessità dell’iniziativa è data anzitutto dal fatto che, dell’Olocausto, si è ben poco saputo fino al 1960 circa, un po’ per un malinteso programma di “pacificazione”, un po’ per la riluttanza delle stesse vittime, probabilmente così sconvolte dalla tragedia che le aveva travolte da non volerne neppure parlare. Poi c’è un problema ancora attuale, che rende oltremodo opportuna una “giornata della memoria”: la persistenza, se non la recrudescenza, dell’antisemitismo in alcuni settori della società italiana, non solo confinati alle formazioni neofasciste più estreme.

Molti di noi avranno avuto esperienze di questo genere, che ovviamente non hanno il valore di un’indagine demoscopica, ma possono comunque avere qualche significato. Personalmente, ricordo di essermi imbattuto più di una volta in individui che, quando la conversazione verteva su un’altra tragedia, cioè quella che da tre quarti di secolo si consuma in Medio Oriente, parlavano degli ebrei come di una “razzaccia”, o qualcosa del genere (a volte l’epiteto dispregiativo era rivolto anche agli arabi, a volte no). Si badi bene: la colpa era attribuita agli ebrei in quanto tali, non a Israele e al suo governo. C’è un po’ di differenza con quanto diceva, sabato scorso, un esponente della comunità palestinese di Milano, che invitava tanto i suoi connazionali quanto gli ebrei a manifestare contro ciò che Israele sta attualmente facendo a Gaza. Certo, le sue parole non scuoteranno le certezze di tutti quegli autorevoli opinionisti, in generale non ebrei, che liquidano come antisemitismo qualunque forma di critica a Israele; ma forse avranno effetto su qualche coscienza più libera e onesta.

L’antisemitismo in Italia, come altrove, ha radici nella cultura cattolica, ma forse potremmo dire cristiana in generale, dato che è diffuso anche in Paesi protestanti, come tra le classi dominanti nel Sudafrica dell’apartheid, nonostante il buon rapporto di quest’ultimo con Israele (vedi qui), e in quelli ortodossi (si pensi ai pogrom in Russia e in Ucraina tra Ottocento e Novecento). Per citare solo qualche esempio, padre Agostino Gemelli, fondatore dell’Università cattolica, in un discorso tenuto all’Università di Bologna il 9 gennaio 1939, cioè poco più di tre mesi dopo la promulgazione delle leggi razziali, ribadiva la tesi secondo cui “alla fin fine sono sempre gli ebrei a provocare quelle persecuzioni, perché così vuole quello stesso grido imprecatorio scagliato dai loro antenati davanti a Pilato [“Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli!”, ndr]” (citato in G. Miccoli, I silenzi e i dilemmi di Pio XII, Rizzoli, 2000, p. 325). Ancora: l’aggettivo “perfidi”, riferito a “giudei”, è stato cancellato dalle preghiere del venerdì santo solo nel 1959 (quindi quattordici anni dopo la liberazione di Auschwitz!), da Giovanni XXIII, salito al soglio pontificio l’anno precedente; e c’è voluto ancora qualche anno, con il Concilio Vaticano II, perché gli ebrei fossero definitivamente assolti dall’accusa di “deicidio”.

Se dunque una giornata, o anche una settimana, della memoria, appare assolutamente necessaria, c’è da ripensare il modo in cui è celebrata: si insiste, giustamente, sugli orrori dei lager, con testimonianze toccanti come quelle di Liliana Segre, o sull’ingiustizia delle leggi razziali, ma si ha l’impressione che tutto questo sia un po’ staccato dalle sue radici, che stanno nella cultura liberticida del fascismo e del nazismo. Infatti, con le leggi razziali prima e i lager poi, i nazifascisti non facevano altro che servirsi del loro apparato repressivo, già da tempo sperimentato, per soddisfare appieno, nel modo più atroce, le tendenze antisemite da sempre presenti nelle società occidentali.

Bisogna riconoscere a Giorgia Meloni di avere definito, in quest’ultima occasione, le leggi razziali frutto del “disegno criminale nazifascista”, mentre lo scorso anno si era limitata a parlare di “infamia” delle stesse leggi; un passo significativo, quindi, da parte di una persona che ha iniziato la sua carriera politica in una formazione neofascista. Però non ci si può limitare a parlare di “disegno criminale”, ma occorre descriverlo con maggiori dettagli: se non lo fanno le formazioni di destra (il che è in una certa misura comprensibile), non possono non farlo quelle di sinistra, che ormai sembrano, in molti casi, concentrarsi sul solo abominio delle leggi razziali, senza fare qualche altro esempio della politica liberticida del fascismo.

Anzitutto, le elezioni della Camera (il Senato era di nomina regia, come nell’Italia prefascista), che si svolgevano su liste bloccate, predisposte dal Partito nazionale fascista: il cittadino elettore (si fa per dire) poteva solo scegliere tra l’approvazione o meno di tali liste, ponendo nell’urna una delle due schede che gli venivano consegnate, una per il sì, l’altra per il no. La scelta andava fatta nel segreto della cabina, ma le schede erano di colore diverso: quella del sì era tricolore, quella del no era bianca; quindi non era molto difficile capire, per gli addetti al seggio, quale fosse stata la scelta operata.

Un altro esempio è il modo in cui il fascismo aveva regolato i rapporti tra capitale e lavoro. Il compito era affidato alle cosiddette “corporazioni”, che erano composte su una base che diremmo oggi “paritetica”, in quanto formate, in teoria, da un uguale numero di rappresentanti dei capitalisti e dei lavoratori: tuttavia, “scorrendo gli elenchi dei Consigli delle Corporazioni del ’34 e del ’39, si nota come, a fronteggiare ben qualificati rappresentanti del capitale, fossero collocati, per i lavoratori, noti avvocati, professori, deputati, gerarchi e ‘benemeriti’ della causa fascista, la cui competenza sindacale doveva essere quanto meno dubbia” (R. Zangrandi, Il lungo viaggio attraverso il fascismo, Mursia, 1998, p. 465). Anche tutto questo dovrebbe essere ricordato, soprattutto ai giovani, ma anche ai meno giovani, molti dei quali lo ignorano (e come dimenticare che una volta la buon’anima di Berlusconi parlò di “vacanze pagate” a proposito degli antifascisti che erano stati mandati al confino dal regime?).

Ben venga, dunque, la giornata della memoria, ma ricordiamo anche il fascismo in tutti i suoi aspetti; altrimenti, può diffondersi l’idea pericolosa e sviante che Mussolini abbia fatto solo un errore, cioè quello di voler compiacere Hitler: in realtà, tra i due c’era una perfetta corrispondenza di amorosi sensi. E sarebbe opportuno tornare a celebrare, oltre al 27 gennaio, con uguale risalto il 25 aprile, che oggi qualcuno ancora tende a qualificare come “elemento di divisione tra italiani”, o comunque a ridimensionare; soprattutto, andrebbe sottolineato il legame che c’è tra le due date: se possiamo (anzi, dobbiamo) ricordare la prima, è solo perché c’è stata la seconda.

1.309
Archiviato inEditoriale
Tags25 aprile antisemitismo cultura cristiana fascismo Giorgio Graffi giornata della memoria politica liberticida

Articolo precedente

Gran Bretagna, il “blairismo di sinistra” del Labour

Articolo successivo

Ex Ilva, decarbonizzazione addio?

Giorgio Graffi

Articoli correlati

Testimonianze dall’Ucraina

Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola

Due guerre in stallo: fino a quando?

Guerre parallele

Dello stesso autore

Testimonianze dall’Ucraina

Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola

Due guerre in stallo: fino a quando?

Guerre parallele

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
La legge elettorale e la “terza Repubblica” di Almirante
Stefania Limiti    12 Ottobre 2026
Ancora Francia e Italia a confronto
Rino Genovese    7 Ottobre 2026
Legge elettorale, la destra compatta nel voto segreto
Stefania Limiti    5 Ottobre 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, una battaglia per il futuro
Guido Ruotolo    12 Ottobre 2026
Magistratura militare, uno strano concorso
Marianna Gatta    9 Ottobre 2026
In Nepal diluvia sul bagnato
Marco Santopadre    8 Ottobre 2026
Conflitto d’interessi nell’oro nero
Marianna Gatta    7 Ottobre 2026
Ex Ilva, confermato il blocco dell’area a caldo
Guido Ruotolo    6 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Ultime recensioni
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giuseppe Conte governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA