• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Debolezza di Elly (e sua possibile forza)

Debolezza di Elly (e sua possibile forza)

21 Giugno 2023 Rino Genovese  1555

Il problema della segreteria di Elly Schlein è di essere il frutto, nel bene e nel male, di una vicenda puramente politica, com’è quella del Pd e dei suoi riti, tra i quali spicca quello delle “primarie”. Se si esclude un legame con il movimento Lgbtq, non c’è un altro radicamento sociale da parte di questa leadership. La preistoria di Occupy Pd – una contestazione interna allo stesso partito, animata da Elly ai tempi della elezione del capo dello Stato nel 2013, in uno snodo tra i più ingarbugliati nella storia della Repubblica – era anch’essa una vicenda tutta politica. In questo senso, le pur differenti segreterie che si sono succedute alla testa del Pd sono state una conseguenza dello stesso peccato d’origine di questo partito che, fin dalla sua fondazione, vorrebbe essere – vuoi più al centro, vuoi più a sinistra – un partito di opinione progressista senza referenti sociali precisi. Schlein è apparsa finora in sostanziale continuità con questo difetto di fondo.

Non stiamo pensando a un partito “di classe” di tipo novecentesco, ma a un’organizzazione che si faccia espressione, anzi direttamente promotrice, di una coalizione di interessi sul piano elettorale (e magari non solo su questo), nel segno di una riduzione delle diseguaglianze sociali e di un cambiamento del modello di sviluppo per la realizzazione di un nuovo rapporto con l’ambiente. Un partito utopico, si potrebbe dire, considerando come l’utopia, al di là del significato della parola (che indica qualcosa di collocabile in un “non luogo”, quindi qualcosa di inesistente), sia oggi un punto di riferimento indispensabile per qualsiasi progetto di trasformazione che non voglia rassegnarsi a gestire le cose come stanno.

È scontato, lo si sapeva, che Schlein si troverà sempre più a fronteggiare una opposizione interna. All’ultima riunione della direzione questa è venuta fuori intorno a una difformità di giudizio riguardo all’opportunità del suo essersi recata a portare la propria solidarietà a una manifestazione dei 5 Stelle. Non è in questione, certamente, la valutazione sul carattere di questa formazione (che può essere negativa finché si vuole), ma solo il fatto che l’utopia di una coalizione di interessi per la trasformazione sociale oggi non può non fare i conti, in primo luogo, con la necessità di un’alleanza – di una piattaforma programmatica di opposizione – con i 5 Stelle. Anche perché soltanto vincolando questo “movimento” all’interno di un accordo ad ampio raggio sarà possibile, un po’ alla volta, eliminarne gli aspetti ancora persistenti dell’originario qualunquismo.

Per fare questo, tuttavia, Schlein dovrebbe presentarsi non come una variante del ceto politico Pd, ma come una vera e propria rottura con il suo recente passato – anche a costo di dovere sopportare un’altra scissione alla sua destra. Non basta. Come si diceva, un partito utopico dovrebbe individuare un suo oggetto sociale di riferimento. Del resto, i partiti populisti questo “oggetto” ce l’hanno: sono gli evasori fiscali, le partite Iva, gli interessi corporativi di un regionalismo che mette insieme i padroni con i servi, e, più in generale, i pruriti bottegai e tutti i poujadismi possibili. A loro volta i 5 Stelle – non dimentichiamolo – si sono rivelati, soprattutto nelle ultime elezioni, espressione del tradizionale malessere del Mezzogiorno.

Perché il partito di Elly, rafforzandosi elettoralmente (ciò lo si potrà vedere eventualmente nelle europee del 2024), dovrebbe rinunciare a presentarsi come l’espressione politica del costituirsi di una coalizione di interessi – oltre che, beninteso, come l’emanazione di un’opinione progressista anche generica, che non ci sta a essere governata da una compagine ultraconservatrice?

A questo proposito, quasi disperatamente nei suoi articoli su “terzogiornale”, Michele Mezza insiste sulla necessità di aprire una riflessione sulla smaterializzazione della produzione odierna, individuando, nel contempo, i nuovi soggetti sociali – precari ma non solo, talvolta anche “imprenditori di se stessi”, come nel linguaggio obbligato dei nostri tempi – che potrebbero essere i protagonisti di una stagione di rinnovamento della vita sociale e politica (nel nostro Paese e altrove). Le professioni e i mestieri della rivoluzione tecnologica in atto sarebbero i primi destinatari di una proposta politica di riforme (nel vero senso della parola, non in quello neoliberista), che – a partire da una rivendicazione di “socializzazione delle piattaforme digitali”, se la parola “socializzazione” può ancora avere un significato – potrebbe diventare il nocciolo di una coalizione di interessi.

È evidente che bisognerà comunque scontare il riflesso conservatore insito in qualsiasi “rivoluzione”; ma è anche sicuro che, evitando di mettere mano a una proposta politica rivolta ai nuovi soggetti sociali, avremo sì quel riflesso ma non il cambiamento che pure sarebbe immaginabile. Proprio come sta accadendo adesso.

1.599
Archiviato inEditoriale
Tags5 stelle coalizione pd 5 stelle Elly Schlein Pd politica di riforme Rino Genovese

Articolo precedente

Roma sopra e sotto. Tra lusso e sfratti

Articolo successivo

La manifestazione dei 5 Stelle e la discordia nel Pd

Rino Genovese

Articoli correlati

La morte di Habermas e la guerra in Medio Oriente

La riproposta di “Vogliamo tutto”

Dall’Italia alla Germania, un “déjà vu”

Il Far West dell’estrema destra e noi

Dello stesso autore

La morte di Habermas e la guerra in Medio Oriente

La riproposta di “Vogliamo tutto”

Dall’Italia alla Germania, un “déjà vu”

Il Far West dell’estrema destra e noi

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Legge elettorale, la destra litiga ma va avanti
Stefania Limiti    8 Settembre 2026
La polis che manca
Stefania Tirini    7 Settembre 2026
Tajani, Crosetto e la rana bollita
Paolo Barbieri    31 Luglio 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo
Guido Ruotolo    11 Settembre 2026
Argentina, miseria senza fine
Claudio Madricardo    11 Settembre 2026
Niger: il fallito golpe riguarda anche l’Italia
Luciano Ardesi    9 Settembre 2026
I talebani corteggiano Washington
Marco Santopadre    9 Settembre 2026
A Milano un ritorno al passato?
Vittorio Bonanni    8 Settembre 2026
Ultime opinioni
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Ultime analisi
Sul declino industriale dell’Occidente (1)
Vincenzo Comito    10 Settembre 2026
Tasse, il sistema inceppato
Paolo Andruccioli    31 Luglio 2026
Ultime recensioni
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA