• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Editoriale » La scuola domani

La scuola domani

22 Febbraio 2023 Rino Genovese  1135

Il Centro riforma dello Stato (sezione toscana), Legambiente e la Fondazione per la critica sociale hanno organizzato una serie di seminari online (tuttora in corso, con il titolo generale “Un’altra scuola è possibile?”, vedi qui il programma) per mettere a fuoco, attraverso la lente provocatoria di un “cantiere utopico”, i problemi della scuola in Italia. L’attenzione è concentrata soprattutto sul ruolo e la funzione degli insegnanti, chiamati a svolgere il loro compito formativo in una situazione di difficoltà crescenti. “Terzogiornale” si sta inoltre interessando all’argomento con gli articoli di Stefania Tirini (si veda il suo ultimo qui). Nell’insieme, si va delineando il quadro di una funzione docente segnata da una costitutiva ambivalenza: da una parte, insegnare vuol dire svolgere un’attività di riproduzione sociale, di trasmissione dei valori borghesi e conformistici, legati in particolare alla meritocrazia e alla competizione nella vita e sul mercato del lavoro; dall’altra, c’è l’apertura di una possibilità di fuoriuscita dall’ordine esistente (da cui l’idea del cantiere utopico) mediante la proposta di un insegnamento che contribuisca a costruire, per i giovani, delle vie di cooperazione e maturazione collettiva, incentrate sull’attività del gruppo-classe da intendere come una palestra di riconoscimento reciproco e di autoriconoscimento.

Per mettere in risalto questo secondo aspetto della funzione docente, è necessario puntare su insegnanti che abbiano chiari, anzitutto, gli obiettivi da perseguire. Che non possono essere quelli derivati dai programmi e dalle indicazioni ministeriali – specie se si pensa che il ministero è oggi nelle mani di un esponente fascioleghista –, ma sono quelli iscritti nella Carta costituzionale che, all’articolo 3, impegna la Repubblica a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. È la premessa indispensabile di un insegnamento che non affondi in un’ottica classista, discriminatoria nei confronti dei più deboli. Accanto a questo, dev’esserci lo sforzo di sottrarsi alla funzione “disciplinare”, o più semplicemente autoritaria, considerando che autorevolezza non coincide certo con autoritarismo. Il che significa evitare di ridurre l’insegnamento alla valutazione mediante i voti – i quali, tra l’altro, sono in contraddizione con la collaborazione tra i discenti che ogni docente dovrebbe invece sollecitare.

La scuola si colloca nella società – è una vecchia consapevolezza – e non può essere granché diversa o migliore della società in cui si colloca. Siamo oggi alle prese con quella trasformazione che si è soliti indicare con il termine di “rivoluzione digitale”. La scuola – per la quale, è banale ripeterlo, ci vorrebbero in via preliminare più mezzi – dovrebbe affrontare questa fase puntando non già alla semplice acquisizione di competenze tecniche da parte dei giovani (che del resto, per proprio conto, hanno già spesso i modi per acquisirle), quanto piuttosto su un rallentamento riflessivo sul significato del mutamento indotto dalle nuove tecnologie. Per esempio, intorno al computer presente in un’aula, si possono immaginare forme di apprendimento cooperativo che rovescino totalmente l’organizzazione spaziale tradizionale di una cattedra posta di fronte a file di banchi. Il senso autentico di una comunicazione sociale priva di centro come quella odierna non sta nella mancanza di un orientamento, per cui ognuno può diffondere notizie false e discorsi senza capo né coda, ma nella possibilità di aprire a forme di collaborazione basate sui contributi che ciascuno può addurre, anche soltanto reperendoli in rete e facendone oggetto di una discussione collettiva. L’insegnante diventa così un orientatore riflessivo, cioè qualcuno che aiuta il giovane a discernere – non più il castigamatti che si limita a vietare, pena un cattivo voto sul registro, l’uso compulsivo dello smartphone in classe.

Certo, per svolgere un lavoro del genere, i gruppi di studenti dovrebbero essere preferibilmente piccoli o medio-piccoli: non superare i diciotto alunni per classe, secondo una proposta di legge, destinata a restare lettera morta nel parlamento attuale, presentata di recente dall’Alleanza verdi-sinistra. È evidente che i destini della scuola si giocano su una politica che non c’è, e ciò quindi autorizzerebbe il pessimismo più nero.

Ma c’è qualcosa d’altro. Se è vero che la scuola non è se non un pezzo del mondo sociale in cui è collocata, è anche vero che essa, almeno sulla carta, può rompere lo steccato entro cui si vorrebbe rinchiuderla: ciò per la semplice ragione che la funzione di riproduzione sociale affidata alla scuola è di per sé sfuggente e segnata da quell’ambivalenza di cui si diceva prima. Gli insegnanti saranno anche pagati male, in proporzione perfino meno dei poliziotti: proprio per questo, però, hanno una ragione in più per infischiarsene di essere ligi alle presunte regole. Del resto nessuno potrà cacciarli. Possono allora scegliere di essere servi nell’oscuro presente, o svolgere il loro lavoro dislocandosi in un imprecisato futuro, mobilitando e promuovendo lo spirito utopico in se stessi e nei giovani. È la sfida cui sono chiamati.

1.153
Archiviato inEditoriale
Tagsfunzione disciplinare funzione docente insegnanti Rino Genovese rivoluzione digitale scuola Un'altra scuola è possibile?

Articolo precedente

Turchia, elezioni a rischio per Erdogan

Articolo successivo

Congresso Fnsi: il giornalismo fra informazione e informatica

Rino Genovese

Articoli correlati

Stupidità e autoritarismo

Schedatemi pure: elogio di chi ci mette la faccia

Breve riflessione sul riformismo

Un baratro culturale

Dello stesso autore

Stupidità e autoritarismo

Breve riflessione sul riformismo

Rovesciare gli ayatollah?

L’Europa e il Putin dell’Occidente

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Stupidità e autoritarismo
Rino Genovese    9 Febbraio 2026
Per Meloni ora l’incognita Vannacci
Paolo Barbieri    5 Febbraio 2026
Il senso politico della controriforma costituzionale
Giuseppe Santalucia*    3 Febbraio 2026
Ultimi articoli
Libia, il giallo dell’assassinio dell’ultimo dei Gheddafi
Guido Ruotolo    10 Febbraio 2026
Referendum, la destra conferma le date del 22 e 23 marzo
Stefania Limiti    9 Febbraio 2026
Sgomberi: assalto del governo agli spazi autogestiti
Marianna Gatta    9 Febbraio 2026
Decreto “sicurezza”, il governo vuole tappare la bocca al Paese
Stefania Limiti    6 Febbraio 2026
In Costa Rica vince al primo turno la candidata di destra
Claudio Madricardo    6 Febbraio 2026
Ultime opinioni
Schedatemi pure: elogio di chi ci mette la faccia
Stefania Tirini    4 Febbraio 2026
Breve riflessione sul riformismo
Rino Genovese    2 Febbraio 2026
Quali argomenti per il “no” al referendum?
Giorgio Graffi    23 Gennaio 2026
Ah, vecchie care espulsioni!
Vittorio Bonanni    22 Gennaio 2026
L’articolo 21 nella gabbia di Facebook
Paolo Barbieri    19 Gennaio 2026
Ultime analisi
Armatevi e pagate. Ecco come si finanzia la guerra (1)
Paolo Andruccioli    3 Febbraio 2026
Sulla libertà di parola e l’antisemitismo
Giorgio Graffi    9 Gennaio 2026
Ultime recensioni
Quel Chiapas che non ti aspetti
Agostino Petrillo    6 Febbraio 2026
Gino Strada rivive con la voce di Elio Germano
Katia Ippaso    27 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA