• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Germania, fine di una ministra

Germania, fine di una ministra

Le dimissioni di Christine Lambrecht sono certo la conseguenza di una sua inadeguatezza; ma in controluce si intravedono le esitazioni della Repubblica federale ad abbondonare il suo tradizionale pacifismo

18 Gennaio 2023 Agostino Petrillo  1277

E così Christine Lambrecht alla fine non ce l’ha fatta: la stampa tedesca e quella internazionale infieriscono sulla ex ministra socialdemocratica della Difesa, dando risalto al suo modesto profilo e alle sue gaffe, che certo sono state numerose. Il giorno seguente all’invasione russa dell’Ucraina, la ministra ha pensato bene di lasciare il suo ufficio per andare in un salone di bellezza, dove ha trascorso parecchio tempo senza farsi troppi problemi. Malelingue interne alla struttura dicono che arrivasse al ministero tardi e le piacesse andarsene via presto, e si narra di importanti telefonate con la Nato saltate per dare priorità a sue faccende private. Un percorso tutto segnato da interventi infelici o intempestivi: dalla vicenda dei panzer Puma, acquistati e poi mostratisi durante una esercitazione malfunzionanti e goffamente impantanati nel fango, fino alle gite in elicottero militare con il figlio, passando per altre sortite discutibili, come i cinquemila elmetti offerti agli ucraini agli albori della guerra, offerta che il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, ebbe a definire all’epoca uno “scherzo di cattivo gusto”.

La presentazione delle dimissioni non è stata dunque una sorpresa: Lambrecht era già da molto tempo sotto pressione, e il suo operato aveva attirato veementi critiche da parte dell’opposizione cristiano-democratica. Così la notizia è giunta quasi scontata. Ai precedenti motivi di imbarazzo per il governo e il suo partito, ha fatto seguito recentemente un ennesimo evento imbarazzante. Un bizzarro video girato sul cellulare la notte di Capodanno è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Nel video, diventato virale in rete, mentre petardi e fuochi d’artificio esplodono fragorosamente in sottofondo, Lambrecht, con voce che si sente a malapena, espressione spiritata e capelli al vento, riflette sull’anno appena trascorso dicendo: “C’è una guerra che infuria nel mezzo dell’Europa”; e si rallegra del fatto che “ci sono state per me molte impressioni speciali associate a questo, e ho incontrato persone formidabili”.

Ha così offerto il destro ai suoi nemici e ai media per metterla definitivamente alla berlina, facendola diventare una specie di macchietta. La ministra se n’è lamentata nel comunicato con cui annuncia di abbandonare l’incarico: “L’attenzione dei media sulla mia persona, che dura da mesi, non permette di parlare e discutere in modo obiettivo delle forze armate, della Bundeswehr e delle decisioni in materia di politica di sicurezza nell’interesse dei cittadini tedeschi” – si legge nel comunicato diffuso dal ministero. La sensazione, però, è che il fallimento della Lambrecht non sia dovuto a un vero e proprio grande scandalo, ma al cumularsi di una serie di errori, di cui quelli riportati malignamente dalla stampa sono forse solo i meno rilevanti politicamente, anche se appariscenti.

Il problema della ministra è il problema di tanti politici di carriera che si sono trovati catapultati in una vicenda come quella della guerra, che sopravanza ampiamente le loro capacità di gestione. Certo, le sono mancate l’intuizione e la passione per l’ufficio da assolvere, e non le ha giovato un atteggiamento tra l’autoritario e il disinteressato che si è rivelato una miscela fatale. Ha le sue responsabilità anche il cancelliere Olaf Scholz, che ha trascurato alcuni segnali di allarme. Lambrecht aveva già annunciato il suo desiderio di abbandonare la politica nel 2020, quando era ministro federale della Giustizia. Anche perché, in quel momento, quasi nessuno in Germania credeva che la Spd avrebbe vinto le elezioni. Scholz ha voluto a tutti i costi insediare al Bendler Block – l’edificio berlinese in cui ha sede il ministero della Difesa – una sua fedelissima, che era già in partenza figura problematica almeno sotto due aspetti: da un lato, la passione per la politica appariva in lei evidentemente molto legata alle prospettive di carriera; dall’altro, avrebbe preferito diventare ministro degli Interni, invece che responsabile della Bundeswehr. Un ministero scomodo, quello della Difesa, già prima che scoppiasse la guerra, per anni considerato un portafoglio di serie B, e oggetto di continui tagli durante l’era Merkel.

Indubbiamente nel fallimento della ministra c’è una componente personale di impreparazione e di arroganza; ma è anche vero che la Repubblica federale è una nazione molto poco militarista, in cui l’apparato della difesa ha avuto a lungo un ruolo marginale. Difficile immaginare di vedere dei generali ministri della Difesa, com’è avvenuto altrove; la carica in Germania è stata in genere affidata a leader sindacali, come Georg Leber, o a politici di carriera non particolarmente brillanti, come fu Peter Struck. Ma nel disastro di Lambrecht non si misura solo il divario tra una tradizione civile di antimilitarismo repubblicano e la cultura militare della Bundeswehr; emerge nettamente la nuova centralità che, dopo la guerra in Ucraina, il ministero della Difesa ha assunto, diventando un dicastero chiave. Occorre procedere in maniera celere con gli appalti, c’è da spendere il fondo speciale da cento miliardi di euro stanziato dopo la Zeitwende, la “svolta epocale”, per procedere al riarmo del Paese.

Scholz ha proceduto alla successione molto rapidamente nominando Boris Pistorius, che abbandonerà così il precedente incarico come ministro degli Interni del Land della Bassa Sassonia. È un uomo pragmatico e con taglio manageriale; il suo sarà un compito molto difficile, se vorrà realmente realizzare l’obiettivo della costruzione di una Bundeswehr “efficiente, altamente moderna e progressista, che ci protegga in modo affidabile”, come ha a più riprese dichiarato il cancelliere.

La Germania, infatti, secondo dati forniti dagli stessi ufficiali militari di alto livello, ha una capacità difensiva ancora molto limitata. Questo è dovuto a un presupposto che ha condizionato la politica tedesca dalla fine della guerra fredda, e che si è rivelato un grave errore di prospettiva con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia: l’idea che la difesa nazionale non fosse più così necessaria, perché si era circondati solo da amici. La conseguenza di questo assunto erroneo è stata una riduzione costante della spesa militare. Negli ultimi anni, sono stati risparmiati miliardi sulla Bundeswehr, anche e soprattutto durante il cancellierato di Angela Merkel. Quel che rimaneva a disposizione per l’esercito era pensato per essere utilizzato principalmente per le missioni di pace internazionali.

L’ingentissimo investimento ora previsto stenta in ogni caso a prendere avvio, anche a causa di una complicata struttura di appalti, cui aveva appunto cercato goffamente di mettere mano la vituperata Lambrecht, e da un apparato del ministero della Difesa, in cui i funzionari pubblici si pestano i piedi a vicenda. È anche vero che i miliardi ora a disposizione sono una cosa, l’atteggiamento verso l’esercito un’altra. La capacità di operatività militare non è solo una questione di budget, come ha ricordato recentemente il politologo Ivan Krastev, nel corso di una conferenza a Vienna: “L’identità della società tedesca del dopoguerra è stata costruita sul pacifismo” – ha dichiarato Krastev. Pertanto, ha affermato, si tratta di operare un cambiamento culturale. Anche lo “Spiegel” ha commentato: “I soldi della Zeitwende pian piano arriveranno alle truppe, ma non c’è ancora lo spirito giusto”, alludendo alle resistenze al riarmo che esistono nel Paese, nella opinione pubblica come a livello governativo.

E il tempo ormai stringe, mentre la guerra incalza: ora che la Polonia e la Gran Bretagna hanno deciso di fornire direttamente carri armati all’Ucraina, la pressione sulla Germania è aumentata. Il governo è messo di fronte alla sgradevole scelta tra consegnare i carri armati o dare ad altri Stati il permesso di recapitare al destinatario i Leopard di produzione tedesca. In ogni caso, tutta la gigantesca macchina della riorganizzazione militare teutonica, così tardivamente e neghittosamente avviata, rischia di stritolare altre figure istituzionali dopo quella di Christine Lambrecht.

1.304
Archiviato inArticoli
TagsAgostino Petrillo Boris Pistorius Bundeswehr carri armati Christine Lambrecht Germania guerra Ucraina ministero difesa tedesco Olaf Scholz pacifismo Spd

Articolo precedente

Tunisia, Saïed sempre più a corto di consenso

Articolo successivo

Qualche riflessione sul fenomeno mafioso

Agostino Petrillo

Seguimi

Articoli correlati

Diventerà caldo l’autunno tiepido?

L’ondata di rivolta giovanile

Renzi si perde tra i cespugli

Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente

Dello stesso autore

Diventerà caldo l’autunno tiepido?

L’ondata di rivolta giovanile

Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente

La Spagna verso le elezioni anticipate

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Ex Ilva, vince la Costituzione
Guido Ruotolo    29 Ottobre 2026
Una rivolta e il suo capro espiatorio
Rino Genovese    28 Ottobre 2026
Per combattere davvero l’antisemitismo va rigettato un disegno di legge controproducente
Giorgio Graffi    26 Ottobre 2026
Ultimi articoli
Rebus post-elettorale in Israele
Eliana Riva    30 Ottobre 2026
L’insostenibile pesantezza dell’intelligenza artificiale*
Massimo Florio    29 Ottobre 2026
Brasile, Lula fa il miracolo
Claudio Madricardo    29 Ottobre 2026
Ex Ilva, la procura di Taranto di nuovo in campo
Guido Ruotolo    28 Ottobre 2026
Belgrado né con Bruxelles né con Mosca
Vittorio Bonanni    27 Ottobre 2026
Ultime opinioni
I giovani in piazza e il passato che non passa
Paolo Barbieri    2 Novembre 2026
Fermo preventivo per una generazione
Stefania Tirini    2 Novembre 2026
Un buon senso molto Acerbo
Vittorio Bonanni    30 Ottobre 2026
Che bello consumare e non pagare!
Massimo Ilardi    26 Ottobre 2026
Come preservare la figura dell’umano nel nostro tempo?
Mario Pezzella    26 Ottobre 2026
Ultime analisi
Una manovra con le stellette
Paolo Andruccioli    3 Novembre 2026
L’algoritmo del controllo
Marianna Gatta    29 Ottobre 2026
Ultime recensioni
“La coscienza collettiva non sopporta lo specchio”
Luca Baiada    16 Ottobre 2026
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giorgio Graffi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA