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Caso Soumahoro, autogol a sinistra

25 Novembre 2022 Vittorio Bonanni  3991

Non c’è nulla da capire. Perché dietro la sequela di fatti che stanno travolgendo Aboubakar Soumahoro – deputato eletto nelle liste di Sinistra italiana ed Europa Verde, ed ex sindacalista dell’Unione sindacale di base – un dato emerge chiaro. Anzi, due. Da un lato, l’ormai assodata incapacità della sinistra di produrre da sola figure di rilievo, senza ricorrere a personaggi che hanno un impatto mediatico forte. E, dall’altro, appunto, il ruolo che i media hanno avuto nel gonfiare oltre misura una figura che, a prima vista, appariva come uno dei possibili leader di una sinistra in perenne difficoltà. Al punto che qualcuno si è svegliato una mattina con l’idea che potesse essere, addirittura, quel “papa straniero” che salvasse il Pd dalla perenne crisi che lo attanaglia. Ipotesi che solo una mente poco lucida poteva partorire.

Ma ripercorriamo i vari eventi che hanno costretto il sociologo ivoriano, arrivato quando aveva solo 19 anni in Italia, a sospendersi dal gruppo parlamentare della lista che lo ha eletto. Chi scrive – circa dieci giorni fa – commentava positivamente insieme con altri “compagni di lotta” che, pur nelle difficoltà, la sinistra era riuscita a portare a Montecitorio un uomo simbolo della lotta contro il caporalato e lo sfruttamento dei braccianti. Ultime parole famose. Scopriamo infatti, il giorno seguente, nelle pagine dei giornali – ad aprire le danze era stata “Repubblica” –, che questa narrazione si stava smontando, facendo piombare nello sconforto quel popolo di sinistra, fatto anche da chi non aveva votato quella lista, pur avendo apprezzato la sua candidatura.

Sebbene non sia coinvolto direttamente (non è sotto inchiesta) nelle magagne della suocera, Maria Therese Mukamitsindo – alla quale poi è arrivato un avviso di garanzia dalla procura di Latina per malversazione sulla base della denuncia del sindacato Uiluca –, e della moglie Liliane Murekatete, relative alla gestione delle cooperative Karibu e Consorzio Aid, la sua immagine virtuosa cominciava a sgretolarsi. Attive da vent’anni in progetti di accoglienza e protezione dei rifugiati e dei richiedenti asilo, le due donne, che avevano la gestione delle due cooperative, non pagavano i propri dipendenti da tempo, a causa del mancato arrivo da parte della pubblica amministrazione di cifre importanti, circa 400mila euro. Questi lavoratori erano costretti a vivere in condizioni igienico-sanitarie al limite della decenza, come aveva segnalato, inascoltata, l’ex senatrice di Sinistra italiana, Elena Fattori. “Una vicenda nota” – aveva denunciato l’ex parlamentare, che ha distrutto l’immagine delle cooperative. Sì, perché la signora Mukamitsindo, ruandese, era stata anche premiata da Laura Boldrini, nel 2018, come imprenditrice straniera dell’anno, grazie alla quale la Karibu poteva andare alla grande, passando in due anni da cinquanta a centocinquanta dipendenti.

A questo punto, fioccavano gli interrogativi. Come faceva lui, che ha condotto molte battaglie per i diritti dei lavoratori stranieri, a non sapere, visto lo strettissimo legame familiare con le due imprenditrici, e a non denunciare tutto questo? Saranno vere queste notizie? Sono state gonfiate? È scattata la “macchina del fango”? Ma perché Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli non dicono nulla? Non sanno che pesci prendere? Interrogativi angosciosi che, lungi dal trovare delle risposte rassicuranti, si ingrandivano ogni giorno di più, perché ormai il vaso di Pandora era scoperchiato.

Nel corso di queste giornate convulse, esce fuori di tutto, al limite del pettegolezzo – ma poi non tanto, perché il problema è serio. Vengono pubblicate foto della moglie con abiti griffati, giustificati da Soumahoro, nel corso della trasmissione “Piazza pulita” del 24 novembre, con il “diritto” di seguire la moda. Poi la casa acquistata con un mutuo acceso non si sa con quali garanzie. E il resort di lusso, aperto dal cognato in uno dei Paesi più poveri e tormentati dell’Africa, ovvero il Ruanda. Soldi che evidentemente potevano essere stanziati, provvisoriamente, per pagare quei poveretti – ma tant’è.

Arriva infine il versante pugliese della telenovela, e qui i parenti non c’entrano nulla. Uscito dall’Unione sindacale di base, dopo vent’anni di attività, Soumahoro fonda un suo sindacato, la Lega braccianti, che entra immediatamente in conflitto con l’Unione. Nella vicenda c’è spazio anche per i prelati. Don Andrea Pupilla, responsabile della Caritas di San Severo, nel foggiano, a suo dire, aveva messo in guardia Fratoianni sull’operato del sindacalista, senza essere ascoltato. Il sacerdote aveva tentato d’insinuare il germe del dubbio sull’uso di risorse economiche destinate ad acquistare regali di Natale, in una zona dove di bambini ce ne sono molto pochi. Come se non bastasse, ecco l’accusa gravissima resa nota ancora nel corso di “Piazza Pulita”. Secondo la Flai-Cgil – dunque una fonte che dovrebbe essere attendibile – “i suoi uomini (di Soumahoro, ndr) sono gli stessi che riforniscono di braccia il sistema criminale. Hanno i simboli del sindacato sulle loro baracche, ma sono dei caporali”. Se le notizie non si fermano, fra un po’ sarà responsabile anche della strage di Capaci!

Scherzi a parte, brutta storia alla quale il parlamentare reagisce, in un primo momento, in un modo scomposto, diffondendo un video in cui scoppia in lacrime e del quale poi si scusa. La solidarietà nei suoi confronti è ridotta ai minimi termini, come ha sottolineato più volte Paolo Mieli, l’unico a solidarizzare apertamente con lui, insieme con Mimmo Lucano e pochi altri. Arriva poi, dopo un incontro con i due leader della lista rosso-verde, l’autosospensione dal gruppo e la sua collocazione in quello misto. Debolezza della sinistra a parte, che in questo caso rischia di vedere ridimensionati i già modesti risultati elettorali, ci si interroga sul destino di Soumahoro. Da escludere un ritorno nella lista rosso-verde, nella quale la sua presenza diventerebbe un incubo più di quanto non lo sia stato adesso. E come si muoverà l’ivoriano? Qualora arrivasse un avviso di garanzia anche nei suoi confronti, cosa del tutto probabile, che cosa farà? E come sindacalista che credibilità potrà avere in futuro?

L’augurio che possiamo fargli è di vedere ridimensionate le tante accuse che gli sono state mosse – dall’Agro pontino, in questo caso di indifferenza, al foggiano, dove sembra esserci qualcosa di più. Resta l’amarezza procurata da una vicenda che, per quanto Fratoianni e Bonelli possano essere stati superficiali, ha colpito un ambiente che, nel suo piccolo, aveva mantenuto fin qui intatta l’integrità della sua immagine.      

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TagsAboubakar Soumahoro autosospensione braccianti Europa verde Piazza Pulita sinistra Sinistra Italiana Vittorio Bonanni

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