• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » La transizione ecologica è la vera rivoluzione

La transizione ecologica è la vera rivoluzione

Parla il professor Leonardo Becchetti. Alle crisi produttive e allo shock energetico si risponde con più innovazione e più tecnologia per liberarsi dalla dipendenza dal gas russo. Già decine di imprese hanno avuto la capacità di ristrutturarsi anticipando il futuro: sono gli olivettiani dei nostri tempi

26 Settembre 2022 Paolo Andruccioli  1133

Il professor Becchetti, economista all’università di Roma Tor Vergata, è uno dei massimi esperti di riconversione industriale. Da anni, oltre a svolgere la normale attività accademica, è impegnato con l’associazione Next nuova economia per tutti, che raccoglie 55 realtà chiave del nostro Paese e ha accompagnato più di 670 aziende nella transizione ecologica. Con il Festival dell’economia civile, da quattro anni vengono premiate le buone pratiche imprenditoriali. Gli abbiamo chiesto un commento sulla crisi e sulla possibile nuova recessione che potrebbe colpire il sistema economico. Ecco che cosa ci ha risposto.

Professore, i dati che circolano sullo stato di salute dell’economia italiana e in particolare sulla situazione dei comparti produttivi sono tutti molto preoccupanti. Le agenzie di rating hanno tagliato le stime di crescita dell’Italia. Siamo alla vigilia di un’altra recessione? Il declino industriale di cui si parla da anni è inesorabile?

Stiamo vivendo una rivoluzione industriale che si chiama transizione ecologica e digitale. Come in ogni epoca storica, il sistema economico presenta elevati tassi di creazione e distruzione di posti di lavoro e un forte ricambio di imprese. È sempre stato così.  È come se, osservando una foresta, ci accorgessimo solo degli alberi che muoiono e non di quelli che nascono. Il problema che rende la situazione industriale diversa da quella vegetale è che ogni morte d’impresa comporta una dolorosissima perdita occupazionale e l’esigenza di una riconversione. Il modo migliore per affrontare questa – come ogni altra trasformazione – è investire in innovazione, fare rete con i sistemi distretto e assicurare ai lavoratori percorsi di formazione permanente. La formazione per i lavoratori deve essere un diritto riconosciuto.

La Confindustria e i sindacati hanno lanciato l’allarme su un possibile “tsunami” industriale in autunno. Al ministero sono aperti decine di tavoli di crisi che coinvolgono almeno settantamila posti di lavoro, ma c’è chi parla di cifre che si moltiplicheranno con la stretta sui costi dell’energia. Molte aziende minacciano la chiusura. Qual è la situazione reale?

La questione dell’energia è un problema che si aggiunge a quello strutturale della transizione. È un problema che ci siamo cercati, perché sarebbe stato saggio per il Paese ridurre il più possibile la dipendenza per una variabile così strategica come l’energia dalle fonti fossili, e in particolare da fonti il cui prezzo e somministrazione dipende da Paesi come la Russia. Ci sono molte aziende nel nostro Paese che hanno saputo anticipare il problema, capendo che la dipendenza dal gas era una fonte di rischio. Probabilmente lo hanno fatto anche per sensibilità al problema ambientale e alla transizione ecologica, e ora si ritrovano con un vantaggio competitivo. Le tecnologie ci offrono molte opportunità oggi. Per il clima e per i prezzi dell’energia bisogna accelerare la transizione alle rinnovabili.

Nella lista delle nuove crisi non ci sono solo le aziende energivore. Quali sono i settori più in difficoltà?

Non è una questione di settore, anche se le energivore sono più esposte per il maggiore fabbisogno di energia. Ma conosco buone pratiche in settori energivori, come quelli della produzione di carta o di piastrelle, che hanno fatto la transizione e oggi sono più competitive dei loro concorrenti, perché una parte importante del loro fabbisogno di energia è autoprodotto, con pannelli fotovoltaici sopra i capannoni.

I sindacati, alcuni economisti e qualche politico lamentano da anni la mancanza di una politica industriale nazionale, mentre vari osservatori mettono l’accento sull’assenza di visione da parte dei partiti. Ci mancano cultura e prospettiva d’impresa?

Le imprese hanno bisogno di una politica levatrice delle energie della società. Le politiche “industry 4.0” sono state importanti per stimolare l’innovazione e l’introduzione di beni d’investimento più avanzati. Non c’è stata la politica di incentivo per le imprese, verso l’adozione di impianti di autoproduzione, e stiamo vedendo ora le conseguenze.

Oltre ai problemi legati alla guerra e alla corsa del prezzo del gas, e in generale dell’energia, il sistema produttivo deve affrontare la sfida epocale della transizione. Con la riconversione e le innovazioni in termini di sostenibilità ambientale si potrebbe fare tantissimo. Basti pensare a settori come la siderurgia o la lavorazione dei metalli e la chimica. Ci sono esempi positivi a cui ispirarsi? Quali sono oggi le buone pratiche nell’industria italiana?

Il governo ha varato durante il mese di agosto un fondo di 3,4 miliardi per investimenti delle imprese che riducono le emissioni di CO2 o il fabbisogno di energia per unità di valore prodotto. È uno stimolo tardivo ma importante per premiare il progresso tecnico verso la transizione ecologica, in un’ottica di neutralità tecnologica (non mi interessa quale strada prendi, quello che conta è il risultato). Di buone pratiche ce ne sono tantissime – e la direzione comune è sostituzione di fonti fossili con rinnovabili, introduzione di impianti di cogenerazione e trigenerazione, che fanno risparmiare energia. In agricoltura la frontiera sono le pergole fotovoltaiche che creano esternalità positive tra pannelli e coltivazioni, riducendo evaporazione dell’acqua e bisogno di irrigazione.

Imprenditori coraggiosi e visionari come Adriano Olivetti sono una rarità, come sono ancora rari gli esempi di intervento statale innovativo dopo la fine delle Partecipazioni statali. Quale rapporto tra capitale privato e capitale pubblico è pensabile?

Non sono affatto una rarità. È molto grave che ci sia questa percezione. Con Next nuova economia per tutti (associazione di promozione sociale che tiene assieme 55 realtà chiave del nostro Paese, tra le quali sindacati, associazioni dei consumatori, Ong, organizzazioni ambientaliste) abbiamo identificato e accompagnato, con l’autovalutazione partecipata, centinaia di imprenditori olivettiani. Con il Festival dell’economia civile, da quattro anni, premiamo le buone pratiche imprenditoriali che diventano ambasciatrici di economia civile. Conosco moltissimi Olivetti dei nostri tempi. Il problema chiave è la loro visibilità nel mondo della comunicazione. Anche su questo proviamo a fare progressi in tante direzioni, ma la strada è ancora lunga.

Quanto al rapporto tra pubblico e privato, il capitale pubblico è fondamentale su settori strategici, come quelli delle grandi infrastrutture fisiche e digitali. Per il resto, il pubblico deve essere levatore delle energie della società civile con leggi e incentivi che le mettono in moto. Penso alla legge sulla cooperazione sociale di tipo A e B che ha fatto nascere migliaia di imprese, in Italia, che coniugano la creazione di valore economico con il reinserimento nel lavoro di categorie fragili.

1.146
Archiviato inInterviste
TagsAdriano Olivetti energia innovazione lavoro Leonardo Becchetti Paolo Andruccioli politica industriale riconversione industriale rinnovabili transizione digitale transizione ecologica

Articolo precedente

Una sinistra difficile a farsi

Articolo successivo

5 Stelle, la rinascita del Movimento che non c’è

Paolo Andruccioli

Articoli correlati

Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie

Pensioni, promesse e tradimenti

Nucleare, si torna al passato. Con lo spettro delle piccole centrali

“Senza patria”, un romanzo di confine

Dello stesso autore

Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie

Pensioni, promesse e tradimenti

Nucleare, si torna al passato. Con lo spettro delle piccole centrali

“Senza patria”, un romanzo di confine

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
La legge elettorale e la “terza Repubblica” di Almirante
Stefania Limiti    12 Ottobre 2026
Ancora Francia e Italia a confronto
Rino Genovese    7 Ottobre 2026
Legge elettorale, la destra compatta nel voto segreto
Stefania Limiti    5 Ottobre 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, una battaglia per il futuro
Guido Ruotolo    12 Ottobre 2026
Magistratura militare, uno strano concorso
Marianna Gatta    9 Ottobre 2026
In Nepal diluvia sul bagnato
Marco Santopadre    8 Ottobre 2026
Conflitto d’interessi nell’oro nero
Marianna Gatta    7 Ottobre 2026
Ex Ilva, confermato il blocco dell’area a caldo
Guido Ruotolo    6 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Ultime recensioni
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giuseppe Conte governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA