• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Sudafrica, rivoluzione democratica nell’impasse

Sudafrica, rivoluzione democratica nell’impasse

Una classe politica corrotta che non è riuscita a ridurre la povertà e le impressionanti diseguaglianze: che ne sarà del Paese di Nelson Mandela e di Desmond Tutu?

23 Giugno 2022 Vittorio Bonanni  1106

La nazione arcobaleno, quel Sudafrica nato dopo la fine dell’apartheid, ormai è finita da tempo. Ai colori delle diverse etnie presenti – e di una natura tra le più belle del mondo – si sono sostituite le tinte tristi del fango e dei tetti delle favelas, sinonimo di degrado e di povertà. La patria di Nelson Mandela e Desmond Tutu, scomparso lo scorso dicembre, è diventata, secondo la Banca mondiale, il Paese dove la disuguaglianza è la più alta al mondo. Sui perché di questa deriva drammatica, le risposte sono tante: alle inevitabili ricette economiche liberiste, se ne aggiungono altre legate alla dominazione bianca, oltre alla corruzione penetrata nell’African National Congress, megapartito ben diverso da quello che combatteva contro il razzismo dei bianchi.

Dei sessanta milioni di abitanti il 10 % della popolazione detiene l’80% della ricchezza nazionale, gli stessi dati mondiali secondo cui il 10% possiede il 76% di tutta la ricchezza globale. Con il 47% dei sudafricani, dunque, che vive in condizione di estrema povertà. Una fetta drammaticamente alta della popolazione riscontrabile in maggioranza tra i neri. Insomma, da tempo, all’apartheid politico e razzista se n’è sostituito uno economico. Come dire che la discriminazione razziale, sotto mentite spoglie, è rimasta inalterata. Tra i 164 Paesi esistenti sulla faccia della Terra, il Sudafrica è il più ingiusto. Si va dall’impossibilità di accedere all’istruzione, alla sanità, oltre che ovviamente al lavoro – un sudafricano su tre è disoccupato –, a un sistema fiscale che premia quella percentuale di ricchi a scapito delle classi più disagiate.

Ma ci sono anche altri elementi che hanno contribuito alla realizzazione di questo scenario. Secondo un rapporto della Banca mondiale, c’è “l’eredità del colonialismo e dell’apartheid, radicata nella segregazione razziale e spaziale che continua a rafforzare le disuguaglianze”. E a poco sono valsi quei provvedimenti presi all’indomani della fine del regime razzista, che hanno introdotto leggi che prevedono la partecipazione della popolazione nera nelle imprese del Paese, al fine di favorire la nascita di una classe imprenditoriale proveniente dai settori più poveri della società.  Un fallimento, tra i tanti, che ha determinato un “classismo” plasticamente rappresentato dalle diverse condizioni familiari.

Per Efrem Tresoldi, il missionario comboniano tornato recentemente in Sudafrica dopo la direzione di “Nigrizia”, “se uno nasce in un insediamento informale o in una baraccopoli ed è cresciuto da un solo genitore – generalmente la madre – con poche disponibilità economiche, ha meno possibilità di procedere negli studi e accedere al mercato del lavoro, rispetto a chi nasce in una famiglia dove entrambi i genitori sono laureati e possono permettersi di fare studiare i figli nelle migliori scuole private”. Niente ascensore sociale, insomma. E qui arriva l’altra nota dolente riguardante appunto l’istruzione, la cui mancata diffusione tra la popolazione nera rappresenta un altro fallimento strettamente legato appunto alla corruzione dell’Anc.

Secondo il missionario “il governo non ha saputo realizzare un sistema di istruzione pubblica adeguato, né formare insegnanti competenti. Eppure, investimenti per la scuola ce ne sono stati, ma la corruzione endemica e il saccheggio delle risorse, da parte di chi avrebbe dovuto gestire i fondi per rilanciare l’educazione, ha azzerato la possibilità di offrire alle nuove generazioni i mezzi per migliorare le loro condizioni di vita”. Aggiungiamo che l’esecutivo non è stato in grado di garantire neanche quei servizi essenziali come acqua, elettricità e infrastrutture igienico-sanitarie. I bianchi vivono nelle città con tutti i comfort, i neri invece più o meno come durante l’apartheid nelle township. Inoltre, molti vivono lontani dai luoghi in cui vi sono le maggiori opportunità di lavoro, e la mancanza di mezzi di trasporto efficienti, per nulla migliorati in questi trent’anni, non aiuta a risolvere la situazione.

È evidente che questa incapacità dei vari governi che si sono cimentati durante questi decenni – l’ultimo attualmente presieduto dall’ex sindacalista Matamela Cyril Ramaphosa, succeduto a Jacob Zuma nel 2017 –, ha portato inevitabilmente a un forte ridimensionamento dei consensi dei quali fino a poco fa ha goduto il “gigante” politico sudafricano. Zuma stesso è stato arrestato, nel 2021, nell’ambito di un’inchiesta per corruzione. Lo scorso primo novembre, alle elezioni amministrative, per la prima volta, il partito di Nelson Mandela, al potere da ventisette anni, non ha raggiunto la maggioranza dei consensi a livello nazionale, scendendo al 45,6% dei voti rispetto al 53,9% delle precedenti comunali nel 2016, perdendo così il controllo di tre importanti aree metropolitane: quella di Nelson Mandela Bay (che include la città di Gqeberha, nuovo nome di Port Elizabeth), di Tshwane (che comprende la capitale Pretoria) e di Johannesburg, dove aveva già perso alle elezioni del 2016.

In queste aree, l’Anc prende tra il 38,19% e il 42,02%, mantenendo percentuali più alte, intorno al 50%, nella metropoli di Buffalo City. Stessa dinamica per Alleanza democratica (Ad), partito moderato con una leadership bianco-nera, passato dal 24,5% al 21,5. Mentre si affaccia, a sinistra dell’Anc, l’Economic Freedom Fighters di Julius Malema, che ha tra i suoi modelli Fidel Castro e Hugo Chávez. Insomma, una disaffezione ai partiti resa evidente dal fortissimo tasso di astensione, circa il 70% degli aventi diritto al voto.

Per lo storico sindacato sudafricano Cosatu (Congresso dei sindacati sudafricani) “quanto è avvenuto sta a indicare la sfiducia e il disprezzo che molti sudafricani ormai nutrono verso il nostro inefficiente e disonesto sistema politico”. Ma anche l’altro bastione della lotta contro il regime razzista, appunto il sindacato, sta perdendo consensi a favore di altre organizzazioni sindacali quali il Numsa (National Union of Metalworkers of South Africa), vicino alla sinistra radicale, da tempo distante non solo dall’Anc ma anche dal Partito comunista e appunto dal Cosatu. Lo scorso autunno ha indetto uno sciopero per chiedere un aumento dei salari dei lavoratori metalmeccanici dell’8%, colmando dunque un vuoto di rappresentanza del sindacato ufficiale.

Tutto questo avviene – non dimentichiamolo – all’interno di un Paese che fa parte del Brics – Brasile, Russia, Cina, India e, appunto, Sudafrica –, tutti Paesi caratterizzati, fino a pochi anni fa, da una forte crescita, messa in forse ovviamente dalla pandemia, e da abbondanti risorse economiche e naturali. Come riuscirà il Sudafrica a emergere da una situazione così grave, è una domanda da dieci milioni di dollari. Come in altre rivoluzioni, anche questa – messa in atto, a differenza di altre, senza spargimento di sangue e nell’ambito di un sistema democratico – non è stata in grado di garantire la nascita di una nuova classe politica all’altezza della sfida. Quella attuale appare incapace di raccogliere l’eredità dei padri della lotta antirazzista, non più rappresentata da Ramaphosa, la cui candidatura alle elezioni del 2024 è tutt’altro che certa. Il presidente in carica fa parte proprio di quel ceto politico che ha fallito; ma non sappiamo se il grande partito sudafricano sarà in grado di proporre in tempi brevi qualcosa di nuovo. 

1.116
Archiviato inArticoli
TagsAfrican national congress Anc Brics classismo corruzione Cosatu discriminazione razziale diseguaglianze Economic Freedom Fighters Efrem Tresoldi istruzione povertà Sudafrica Vittorio Bonanni

Articolo precedente

Il moderatismo italiano e i suoi destini

Articolo successivo

Chi è Gustavo Petro, primo presidente di sinistra in Colombia

Vittorio Bonanni

Articoli correlati

In Romania c’è vita a sinistra  

Fenomeno Silvia Salis?

In Bulgaria il vento soffia più a est

Orbán va a casa, l’Ungheria torna “normale”

Dello stesso autore

In Romania c’è vita a sinistra  

Fenomeno Silvia Salis?

In Bulgaria il vento soffia più a est

Orbán va a casa, l’Ungheria torna “normale”

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
L’imbroglio del “salario giusto”
Paolo Andruccioli    4 Maggio 2026
Niente da fare, non si ferma la frana del governo
Rino Genovese    29 Aprile 2026
Guerra israelo-statunitense all’Iran: l’incubo dell’arma nucleare
Giorgio Graffi    27 Aprile 2026
Ultimi articoli
Il governo ancora all’assalto degli spazi autogestiti
Marianna Gatta    7 Maggio 2026
In Romania c’è vita a sinistra  
Vittorio Bonanni    7 Maggio 2026
Guerra interna al Grande Oriente d’Italia (4)
Guido Ruotolo    4 Maggio 2026
Mali, la giunta militare in gravissime difficoltà
Luciano Ardesi    4 Maggio 2026
Guerra interna al Grande Oriente d’Italia (3)
Guido Ruotolo    30 Aprile 2026
Ultime opinioni
Tra 25 aprile e primo maggio
Rino Genovese    5 Maggio 2026
Una critica della geopolitica
Claudio Bazzocchi    30 Aprile 2026
Fenomeno Silvia Salis?
Vittorio Bonanni    28 Aprile 2026
Meloni, una frana che non si ferma
Rino Genovese    17 Aprile 2026
Una critica delle primarie
Claudio Bazzocchi    10 Aprile 2026
Ultime analisi
Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?
Paolo Andruccioli e Paolo Barbieri    7 Aprile 2026
La lezione di Hormuz
Paolo Andruccioli    17 Marzo 2026
Ultime recensioni
Indagini sulla violenza
Katia Ippaso    6 Maggio 2026
L’Italia a colori, viaggiando in camicia rossa
Luca Baiada    5 Maggio 2026
Ultime interviste
Economia pubblica o barbarie
Paolo Andruccioli    20 Aprile 2026
“No alla guerra, sì a una difesa comune europea”
Paolo Andruccioli    11 Marzo 2026
Ultimi ritratti
Gerda Taro: la donna che cambiò il modo di raccontare la guerra
Laura Guglielmi    13 Aprile 2026
Nellie Bly: i pazzi visti da vicino
Laura Guglielmi    3 Aprile 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA