• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » E adesso pover’uomo?

E adesso pover’uomo?

25 Marzo 2022 Rino Genovese  1923

La notizia della modella moglie di un oligarca ucraino, fermata al confine ungherese con alcuni milioni di dollari in contanti nelle valigie, richiama alla mente, per una di quelle associazioni che fanno cortocircuito, il titolo di un famoso romanzo tedesco degli anni Trenta – autore Hans Fallada – che descrive la caduta della Repubblica di Weimar. Verso la guerra, in quel frangente, si scivolò a poco a poco, e la tappa fondamentale del processo fu l’avvento al potere di Hitler. Nel caso dell’invasione russa ai danni dell’Ucraina, invece, tutto è avvenuto più velocemente: fino al 24 febbraio scorso, in Europa, ben pochi avrebbero detto che Putin sarebbe arrivato a tanto, finendo – come ormai è chiaro – con l’impantanarsi in un’avventura militare di cui non si intravede lo sbocco.

La ragione dell’accostamento è presto detta. La donna e l’uomo di potere sono ormai “poveri ricchi” finiti in un casino, sullo sfondo di avvenimenti più grandi di loro. Il nazionalismo ucraino (pur senza perdere di vista la distinzione tra l’aggredito e l’aggressore) è fatto della stessa pasta di quello di Putin: entrambi eredi della spartizione delle spoglie dell’ex impero sovietico e del suo capitalismo di Stato. La differenza non sta nell’entità del fenomeno – spaventosamente enorme da ambedue le parti –, ma nelle diverse condizioni geopolitiche sotto cui quella spartizione è andata avanti. L’Ucraina aveva concordato con il Cremlino, nel momento in cui si scioglieva formalmente l’Unione sovietica, che la sua indipendenza nazionale sarebbe stata garantita, e che la Russia, in cambio, si sarebbe presa le testate nucleari presenti sul suo territorio. Così fu; ma gli anni successivi, in un modo imprevedibile, furono quelli della crescita in Ucraina di un sentimento e di un movimento antirussi, fino agli accadimenti del 2014, che ebbero come ritorsione l’annessione della Crimea da parte di Putin.

Ebbene, si potrebbe leggere tutto quanto è accaduto in questi anni come un conflitto inter-oligarchico, in cui, come al solito, i rispettivi nazionalismi sono la verniciatura ideologica e propagandistica che serve a coprire gli interessi, spesso criminali, dei magnati sia russi sia ucraini. Non si può obiettare nulla, ovviamente, alla linea di autodifesa di Zelensky e dei suoi – sebbene essa appaia sempre più improntata a un’escalation, visti anche gli insuccessi russi, che alla ricerca di un compromesso –, per la semplice ragione che, con l’invasione, la Russia si è posta fuori dal diritto internazionale; ma neppure si può rimanere silenti intorno alle per nulla sorprendenti omologie tra il tessuto sociale russo e quello ucraino.

Il fatto che da un Paese in guerra si cerchi di prendere il largo con un malloppo tra i bagagli, lascia intravedere la questione che potrebbe porsi dopo: una volta, cioè, che l’Ucraina sia uscita dalla guerra al suono delle fanfare, magari salutata – cosa non del tutto improbabile – come il motore, con la sua resistenza e il suo sacrificio, di un cambiamento che ci sarà stato nella stessa Russia. Ma quel mondo sociale, a quel punto, sarà sopravvissuto alla catastrofe? Il pover’uomo, e la povera donna a lui collegata, saranno rovinati per sempre o si saranno salvati insieme con il malloppo?

1.928
Archiviato inEditoriale Ucraina
Tagsconflitto inter-oligarchico guerra magnati nazionalismo oligarchi Rino Genovese Russia Ucraina

Articolo precedente

Lo Yemen dimenticato dalla diplomazia mondiale

Articolo successivo

Le presidenziali francesi e il voto utile a sinistra

Rino Genovese

Articoli correlati

Tra 25 aprile e primo maggio

Mali, la giunta militare in gravissime difficoltà

Russia e India si avvicinano

Niente da fare, non si ferma la frana del governo

Dello stesso autore

Tra 25 aprile e primo maggio

Niente da fare, non si ferma la frana del governo

Meloni, una frana che non si ferma

Tajani cameriere di casa Berlusconi

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Istituti tecnici, il vizio di riformare senza pensare
Stefania Tirini    6 Maggio 2026
L’imbroglio del “salario giusto”
Paolo Andruccioli    4 Maggio 2026
Niente da fare, non si ferma la frana del governo
Rino Genovese    29 Aprile 2026
Ultimi articoli
In India si rafforza la destra di Modi
Marco Santopadre    8 Maggio 2026
Il governo ancora all’assalto degli spazi autogestiti
Marianna Gatta    7 Maggio 2026
In Romania c’è vita a sinistra  
Vittorio Bonanni    7 Maggio 2026
Guerra interna al Grande Oriente d’Italia (4)
Guido Ruotolo    4 Maggio 2026
Mali, la giunta militare in gravissime difficoltà
Luciano Ardesi    4 Maggio 2026
Ultime opinioni
Tra 25 aprile e primo maggio
Rino Genovese    5 Maggio 2026
Una critica della geopolitica
Claudio Bazzocchi    30 Aprile 2026
Fenomeno Silvia Salis?
Vittorio Bonanni    28 Aprile 2026
Meloni, una frana che non si ferma
Rino Genovese    17 Aprile 2026
Una critica delle primarie
Claudio Bazzocchi    10 Aprile 2026
Ultime analisi
Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?
Paolo Andruccioli e Paolo Barbieri    7 Aprile 2026
La lezione di Hormuz
Paolo Andruccioli    17 Marzo 2026
Ultime recensioni
Indagini sulla violenza
Katia Ippaso    6 Maggio 2026
L’Italia a colori, viaggiando in camicia rossa
Luca Baiada    5 Maggio 2026
Ultime interviste
Economia pubblica o barbarie
Paolo Andruccioli    20 Aprile 2026
“No alla guerra, sì a una difesa comune europea”
Paolo Andruccioli    11 Marzo 2026
Ultimi ritratti
Gerda Taro: la donna che cambiò il modo di raccontare la guerra
Laura Guglielmi    13 Aprile 2026
Nellie Bly: i pazzi visti da vicino
Laura Guglielmi    3 Aprile 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA