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Home » Editoriale » I diritti, la sinistra e Roma. Le ragioni di una candidata

I diritti, la sinistra e Roma. Le ragioni di una candidata

13 Gennaio 2022 Cecilia D'Elia*  1428

Domenica 16 gennaio si torna a votare per sostituire il neosindaco Roberto Gualtieri alla Camera dei deputati e io sono la candidata del centrosinistra. Il Collegio di Roma 1 rappresenta un territorio vasto e complesso, che raccoglie il centro storico del I Municipio, e allarga le sue maglie fino ai quartieri di Ponte Milvio, Balduina, Trionfale, Flaminio e Della Vittoria.

Essere candidata di coalizione è per me un valore aggiunto, che bene riflette la mia storia e la mia visione politica. Ho sempre cercato di mettere in pratica una concezione inclusiva della politica, che guarda alle forze organizzate del centrosinistra, così come alla militanza civica, fatta di singoli, di reti e di associazioni. Credo che si debbano riconoscere, valorizzare e costruire alleanze trasversali e multiformi, che si misurino sulle sfide e sulle idee piuttosto che sulle geometrie politiche. E soprattutto credo nel lavoro collettivo, quello che riesce a mettere insieme, con fatica e pazienza, istituzioni e società civile, partiti e associazioni. È questa la politica nella quale ho sempre avuto fiducia e che ho sempre praticato: la politica che si fa insieme e non da soli, la politica che sfida l’inerzia e le semplificazioni, e si misura con l’ambizioso obiettivo di mettere insieme persone diverse e si sforza di ascoltare e di decidere. Per questo ho aderito convintamente al percorso delle Agorà democratiche proposto dal segretario Enrico Letta, che costruisce l’alleanza a partire dalle persone, da visioni e aspirazioni comuni, costruendo insieme linee di lavoro e proposte concrete.

È la pluralità che va rimessa al centro, spazzando via la tentazione di una politica autoreferenziale che si riconosce nella “taglia unica”. La taglia che calza perfettamente sul maschio bianco, nativo, eterosessuale e procacciatore di reddito. La realtà è anni luce lontana da tutto questo: è abitata da corpi e vite reali, da differenze e pluralità di generazione, genere, identità sessuali, provenienze e appartenenze.

Siamo nel pieno di una pandemia che ha sconvolto le nostre vite. Credo non possa essere vissuta come una semplice parentesi, non c’è un prima a cui tornare, intanto perché la crisi da sanitaria è diventata economica e sociale, ma poi perché la pandemia ha fatto precipitare ineguaglianze e limiti del nostro modo di essere. Abbiamo la grande occasione, grazie alle politiche messe in campo, di cambiare profondamente. Si è aperta anche una nuova stagione politica nella nostra città, con la vittoria del centrosinistra guidato da Roberto Gualtieri.

A questa stagione intendo collaborare, da parlamentare, per liberare la forza delle persone – nessuna esclusa. Porto la mia lunga esperienza di amministratrice locale, con Walter Veltroni sindaco di Roma prima, con Nicola Zingaretti in Provincia poi, come assessora nel Municipio dove vivo. Oggi serve una vera e propria rivoluzione copernicana che sposti al centro dell’agenda politica le questioni che riguardano la qualità della convivenza, delle relazioni, degli spazi pubblici e dell’organizzazione sociale.

Il contrasto alla violenza di genere, per esempio. In Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa da un uomo, e una donna su tre ha subito una qualche forma di violenza nel corso della vita. Questa è una ferita che riguarda tutti e tutte ed esige una vera e propria rivolta culturale.

Lo stesso approccio, radicale e concreto, va applicato alle politiche della cittadinanza, perché è necessario fare i conti con le trasformazioni sociali, demografiche e antropologiche di questo paese e con l’idea di comunità alla quale sentiamo di appartenere.

Ripensare la comunità nel suo complesso è imprescindibile: una comunità che metta al centro l’empowerment delle persone, che sia capace di realizzare la democrazia paritaria, che rifondi la convivenza tra donne e uomini, partendo dalla parità salariale, dall’ampliamento del welfare e dei servizi, da una maggiore condivisione del lavoro di cura, per liberare il tempo delle donne e metterle in condizione di operare libere scelte lavorative e di vita. E certamente una comunità capace di prendersi cura, di arricchire e ampliare le relazioni, perché la pandemia ci ha dimostrato quanto siamo fragili e quanto abbiamo bisogno l’uno dell’altro.

Roma deve riconquistare la sua posizione di capitale contemporanea, capace di affiancare ricerca, innovazione e promozione delle diversità, attraverso un’attenzione costante per il territorio. Per raggiungere questo obiettivo, il legame con il territorio e con il Collegio è fondamentale, e deve essere sviluppato in piena collaborazione con i Municipi e con la nuova amministrazione capitolina. È necessario lavorare per una Roma all’avanguardia, ricca della sua storia e del suo patrimonio, accessibile, facile da percorrere con un sistema di trasporti integrato e a basso impatto ambientale, con un’offerta culturale plurale e dinamica, un welfare rinnovato e forte. E allo stesso tempo investire su un turismo che non sia “mordi e fuggi”, ma ricco di occasioni per tornare e restare.

All’interno della segreteria del Pd di Enrico Letta, e come portavoce della Conferenza delle democratiche, ho lavorato per dare forma al Pnrr – Piano nazionale di ripresa e resilienza – che oggi rappresenta una vera opportunità anche per la città di Roma, così come la legge sui poteri di Roma Capitale che può produrre davvero un cambiamento significativo, dotandola di strumenti e mezzi adeguati al suo ruolo nazionale e internazionale.

Il voto di domenica 16 gennaio è una vera occasione per scegliere chi rappresenterà Roma in parlamento e per determinare la città che vogliamo.

*Candidata nel Collegio Roma 1 per le elezioni suppletive del 16 gennaio

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