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Home » Articoli » Germania, con Scholz una svolta per l’Europa?

Germania, con Scholz una svolta per l’Europa?

Dal nuovo governo tedesco una speranza di riforma federalista dell’Unione

8 Dicembre 2021 Agostino Petrillo  1716

A fine novembre Olaf Scholz, nel presentare ufficialmente il documento programmatico “Osare più progresso”, sottoscritto dalle tre forze che compongono la coalizione “semaforo”, ha sottolineato come in esso siano presenti anche importanti prese di posizione riguardo al futuro dell’Europa: “Un’Europa sovrana è la chiave della nostra politica estera”, ha dichiarato Scholz, aggiungendo che alla Germania, in quanto paese più forte e più popolato d’Europa, spetta il compito di “permettere, favorire e fare progredire la sovranità europea”.

Parole chiare che vanno a integrare e rafforzare quanto già annunciato nel “contratto di coalizione”, cioè nel documento di intenti, in cui le pagine dedicate all’Unione già presentavano tratti decisamente innovativi. Nel testo, infatti, si parla di un “rafforzamento dell’Unione europea per garantire pace benessere e libertà”; e viene ventilata l’ipotesi di utilizzare la Conferenza sul futuro dell’Europa – apertasi pigramente, dopo molti ritardi, nel maggio scorso – come uno strumento per introdurre riforme significative. In particolare la coalizione vorrebbe modificarne il funzionamento e rivitalizzarla, facendola diventare, da generico confronto sui temi più disparati, un vero e proprio momento fondativo per un rinnovamento dell’Europa.

L’idea è che la Conferenza possa gettare le basi di un’evoluzione in senso costituzionale dell’Unione, con l’obiettivo di trasformarla gradualmente in un vero e proprio Stato federale, dotato di una Carta dei diritti fondamentali e organizzato secondo principi di reciprocità e sussidiarietà. Primo passo di questo processo dovrebbe essere il rafforzamento del parlamento europeo mediante una revisione completa del meccanismo elettorale e la creazione di liste transnazionali, con un sistema unitario di candidature e capilista. Il capofila del partito, o del raggruppamento di partiti, vincente dovrebbe diventare presidente della Commissione. La coalizione “semaforo” si impegna a presentare una bozza progettuale in questo senso. Udo Bullmann, che ha seguito per la Spd la trattativa tra i partiti che ha condotto all’elaborazione di questa parte del documento, ha dichiarato che si tratta di un segnale lanciato a tutta l’Europa che mostra la direzione in cui il nuovo governo vorrebbe fare procedere il progetto europeo, e ha aggiunto che, sull’unificazione, “il tempo ormai stringe”, e che la spinta federalista non deriva da una scelta di vertice, ma che “la gente lo vuole e se lo aspetta”.

Certo, la strada da percorrere appare ancora lunga e disseminata di incognite, e, se si vuole ottenere l’adesione degli altri Paesi a questo ambizioso progetto, bisognerà lavorare parecchio a livello diplomatico, anche se la coalizione nel suo documento sottolinea come i primi passi li si possa muovere a partire da procedure già esistenti. Il riferimento esplicito è alla modalità attuale di funzionamento del Consiglio, cui erano state demandate già da Merkel importanti funzioni sottraendole alla competenza della Commissione, e che finora si è espresso per semplice consenso, mentre si vorrebbe che in futuro prendesse le decisioni attraverso una maggioranza qualificata.

Anche sul fronte dell’Europa come Stato di diritto si insiste, nel testo redatto dalla coalizione, su un maggiore rigore nei confronti degli Stati che contravvengono alle decisioni comuni. Sembrerebbe quindi chiudersi la stagione della conciliante gestione Merkel, che non aveva preteso provvedimenti particolarmente duri nei confronti di paesi trasgressori come l’Ungheria e la Polonia. La responsabile per i liberali della redazione del documento, Nicola Beer, ha dichiarato con durezza che “chi si è unito al club, ne deve rispettare le regole”, e ha ventilato la possibilità di sanzioni per la Polonia.

Pare dunque che il nuovo governo tedesco sia deciso a imporre una svolta netta in Europa, svolta salutata favorevolmente in Francia, e che sembra andare nella medesima direzione degli accordi franco-italiani dei giorni scorsi, almeno per quanto riguarda alcuni aspetti tecnici, quali la formazione di liste transnazionali, al di là di prospettive primaziali che rimangono divergenti. Certo è che un maggiore federalismo europeo potrebbe creare maggiore spazio di manovra per la Francia; e forse una campagna in questo senso, che lo proietta in una dimensione europea, potrebbe essere di aiuto a un Macron in evidente difficoltà rispetto all’approssimarsi della scadenza elettorale di aprile.

Il nuovo governo tedesco ha lanciato, nel suo documento, anche un preciso riferimento all’assemblea parlamentare franco-tedesca quale luogo in cui approfondire le tematiche proposte e rimuovere eventuali ostacoli, mostrando di avere ben chiara la posta in gioco per l’altra grande potenza europea. D’altro canto, la Germania vuole continuare a svolgere il suo compito di mediatore tra il Nord e il Sud dell’Europa, anche se il documento d’intenti allude senza mezzi termini ad alleanze europee tra Paesi progressisti, con una precisa scelta di campo.

Il tempo del bricolage della Merkel, delle sue piccole mediazioni, del tentativo di trovare comunque dei denominatori comuni, optando per compromessi che tenessero insieme il progetto europeo pare dunque finito: si apre un’epoca nuova per l’Europa in cui bisognerà appunto, secondo Scholz, “osare un passo in avanti”, come ci piace tradurre alla lettera il titolo Mehr Fortschritt wagen, e lo si potrà fare solo a partire da una visione politicamente condivisa. L’agenda europeista del nuovo governo tedesco con i suoi tratti accentuatamente innovatori rischia però di andare a cozzare contro le derive conservatrici e autoritarie in Polonia e in Ungheria, con conseguenze difficilmente valutabili. La prospettiva, in ogni caso, è quella della conciliazione degli interessi nazionali tedeschi con quelli europei. Ma l’afflato europeista che emerge dal documento pare anche finalmente risolvere e superare una vecchia ambiguità, quella che voleva il federalismo tedesco costituire una sorta di impedimento, o di freno, a una più ampia realizzazione del federalismo europeo, date le complesse implicazioni di un “federalismo nel federalismo”, e vista una certa storica cautela della Camera delle regioni tedesca nei confronti di alcuni aspetti del processo di unificazione che avrebbero finito per limitarne i poteri. Ora le carte sono state messe sul tavolo, la congiuntura storica incalza – tra crisi economica, pandemia e aumento delle tensioni internazionali –, e forse le stelle sono infine favorevoli per chi voglia dare un deciso impulso all’unificazione europea.

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