“Se volete sapere di Moro proteggetemi”. Non ha disatteso le curiosità l’ex boss della banda della Magliana, Maurizio Abbatino, uscito dal programma di protezione dei pentiti dal 2015, chiamato oggi a testimoniare dalle parti civili nell’ambito del nuovo processo sulla strage di Bologna, che vede alla sbarra come principale imputato Paolo Bellini, ex di Avanguardia Nazionale (ed ex di varie altre accolite criminali). Soprattutto Abbatino non ha risparmiato la teatralità della sua presenza “virtuale” nell’aula della Corte d’Assise di Bologna, cioè collegato in videoconferenza da un luogo segreto: dice di avere paura e dunque non parla.

“Ho timore per la mia incolumità, mi sento in pericolo per dichiarazioni fatte in precedenza. Non ho le prove, ma credo che la mia uscita dal programma di protezione sia stata determinata dal processo Mafia Capitale, da cui è emersa una forte corruzione. Dunque io potrò avere timore, sapendo di questa corruzione, che queste persone possano farmi qualcosa, viste anche le loro conoscenze nelle istituzioni?” 

Che segnali sta mandando? Non si sa, ma certo è stata una giornata particolare del dibattimento in corso, visto che Abbatino ha fatto irrompere il “caso Moro”, riportando le lancette al 1978. La “camurria”, infatti, si è scatenata quando i legali di parte civile gli hanno chiesto di quell’incontro avvenuto durante il sequestro del presidente della Democrazia cristiana tra alcuni esponenti della banda della Magliana e l’ex segretario Dc Flaminio Piccoli, un piccolo spezzone della vicenda del sequestro assai noto, ripetuto in tutta la letteratura del caso: e se davvero Abbatino avesse altro da aggiunge su quella circostanza ci sarebbe da fargliela pagare davvero, visto che finora non lo ha fatto.

Dicevamo che la vicenda è nota: durante i cinquantacinque giorni del sequestro, diversi esponenti della criminalità organizzata si prodigarono per cercare il rapito, in cambio ovviamente di futuri e consistenti riconoscimenti. Sostanzialmente la Dc fece sapere a tutti che se ne potevano tornare a casa, non c’era bisogno di niente, a mo’ di “grazie, fate come se avessimo accettato”.

Il boss della camorra Raffaele Cutolo, in quei giorni latitante, disse di essere stato in possesso di una lettera di ringraziamento dell’allora sottosegretario Lettieri e di un biglietto di accompagnamento dell’onorevole Attilio Ruffini, sequestrati dai carabinieri al momento dell’arresto, avvenuto nel rifugio di Albanella dove aveva trascorso l’intera latitanza. I carabinieri, imbarazzatissimi, dissero poi che la lettera e il biglietto erano “caduti” a un maresciallo durante la perquisizione della casa-covo. I due biglietti, in sostanza, andarono persi. Nessuno ha mai saputo – ufficialmente – che cosa contenessero le due missive. Cutolo, però, alludeva a contatti con molti politici, anche a Roma, e Piccoli non ha mai saputo spiegare ai magistrati perché, durante il rapimento, incontrò esponenti della banda della Magliana sulle rive del Tevere.

Abbatino disse testualmente: “Durante il sequestro dell’onorevole Moro ho partecipato a un incontro avvenuto sulla riva del Tevere, sotto ponte Marconi, al quale parteciparono Selis e Giuseppucci, e un uomo politico molto importante, se non ricordo male, doveva essere l’onorevole Flaminio Piccoli. Io, Emilio Castelletti e Renzo Danesi rimanemmo sulla strada. Il motivo dell’incontro era quello di concordare i termini di un possibile intervento per salvare Moro”.

C’è altro? Perché oggi il boss ha fatto il prezioso? Dice di non sentirsi protetto e chiede di rientrare nel programma di protezione dei testimoni per continuare a rilasciare dichiarazioni. Fino a quel momento, aveva parlato della formazione della banda della Magliana e dei rapporti tra criminalità romana e i neofascisti dell’epoca, in particolare i Nar e Massimo Carminati: “Ho già fatto dichiarazioni in passato su questo fatto, ricordo che la mia collaborazione è finita. Se devo ripetere tutta la storia rimettetemi nel programma di protezione. Il ministero dice che non sono più un collaboratore. La storia dell’onorevole Piccoli l’ho raccontata nel 1992, ma forse me la chiedono ora perché non c’è più l’onorevole Piccoli. Non le avete volute approfondire all’epoca, perché farlo ora?”: frasi che alludono ai suoi interessi personali dal punto di vista dei conti da regolare con lo Stato, e che non risparmiano un sinistro riferimento sul perché non siano state approfondite all’epoca le sue frasi.

Su questo non ha tutti i torti, ma lui ha altro da dire? Non lo sappiamo. “Mi avete fatto domande su Carminati, io sto scontando ancora una condanna e lui è fuori. Che debba stare ancora qui a parlare di Carminati e del sequestro Moro non va bene”. Il presidente della Corte d’Assise, Francesco Maria Caruso, ha deciso che per il momento saranno acquisiti i verbali con quelle dichiarazioni rese dal testimone negli anni Novanta, aggiungendo che ora la stessa Corte chiederà al Servizio centrale di protezione e al decimo comitato della Commissione antimafia il provvedimento con cui gli è stata tolta la protezione, per valutare se i suoi timori siano giustificati e riservandosi, in caso contrario, di rivedere la decisione e di acquisire i verbali.

Dovremo aspettare dunque per comprendere cosa voglia ottenere Abbatino e cosa possa dire di interessante per il processo in corso.