Cara redazione, mi chiamo Simone Guizzardi e sono sinceramente commosso e scosso emotivamente per la morte della più grande giornalista di cronaca giudiziaria che abbia mai avuto l’Italia, lo dico senza alcun timore di essere smentito.

Mi trovavo in una libreria storica della mia città (Viareggio) insieme a mia moglie Carla, quando vidi negli scaffali un libro dalla copertina nera lucida con una piccola bandierina dell’Italia collocata nella parte centrale, era Il libro nero della Prima Repubblica: per me (e penso per molti) non è stato un semplice libro ma una sorta di folgorazione, uno shock, un terremoto emotivo e culturale che mi ha permesso per la prima volta in vita mia di entrare dentro le viscere della triste e obliqua storia del nostro malandato paese.

Poi, in seguito, ho comprato anche i libri Stragi e Il libro nero della Repubblica. Sono libri che non vanno letti ma studiati, posso dire che la lettura e lo studio del Libro nero della Prima Repubblica mi ha permesso di fare con grande disinvoltura il master APC (Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata), per dire il livello dei libri di Rita. Avevo provato a contattarla scrivendo al Fatto Quotidiano ma il non aver ricevuto risposta mi aveva messo addosso dei brutti presentimenti, poi ero felicissimo di averla vista scrivere sulla vostra testata… Oggi sono veramente molto triste. Devo un grazie immenso a Rita per avermi fatto crescere culturalmente e umanamente attraverso lo studio e la lettura dei suoi libri.

Post scriptum: sarebbe bellissimo fare una borsa di studio in nome di Rita… Se decideste di farla io do la mia disponibilità totale.

Cordiali saluti

Dott. Simone Guizzardi

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