• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Dialoghi » Piazza Sabatini e il mistero della pecora scomparsa

Piazza Sabatini e il mistero della pecora scomparsa

Come una toponomastica immaginaria può confondere un visitatore e, al tempo stesso, arrivare a produrre un buco nero nella città

6 Aprile 2021 Enzo Scandurra  1370

(A una rotatoria automobilistica, nel quartiere di Cinecittà a Roma, è stato dato impropriamente e indebitamente il nome di “piazza”, luogo pubblico per eccellenza. La rotatoria in questione non ha intorno edifici che vi si affacciano né numeri civici; semplicemente una rotatoria. Ma nel 2001 l’allora sindaco della capitale oltre che conferirle l’onore di “piazza”, volle dedicarla a una medaglia d’argento al valore militare: Fabio Sabatini. Nessuno ha mai visto un solo pedone attraversare quella “piazza”).

Un signore ben vestito, con tanto di cravatta e gilet grigio, si avvicina a un gruppo di avventori del quartiere di Cinecittà, intenti a giocare a scopone su un tavolo all’aperto.

“Scusate, mi potete indicare piazza…”, apre un foglietto spiegazzato che tiene in un taschino, inforca gli occhiali e finalmente: “Ecco, piazza Sabatini”.

Il gruppetto di uomini, ancora con le carte in mano, lo guarda sospettoso, poi d’improvviso scoppia a ridere fragorosamente mentre il povero viandante guarda e riguarda il foglietto spiegazzato col sospetto di aver sbagliato nome.

“Scusate, ma io cerco proprio piazza Sabatini, anzi per la precisione piazza Fabio Sabatini, che c’è da ridere?”

“Ma lei cerca proprio ’sta piazza?” dice ancora sghignazzando uno dei giocatori. Il povero viandante li scruta uno a uno e poi con fare imbarazzato dice: “Sì, piazza Fabio Sabatini”.

“E, scusi se me faccio l’affari sua, ma ci va a piedi?”

L’imbarazzo del nostro viandante cresce ancora: “Certo che ci vado a piedi, non vede?”

“No, nun ce poi annà a piedi”, replica l’altro dei giocatori seduti.

“E perché?” chiede incuriosito il viandante.

“Perché pe’ annà a piazza Sabatini ce vo’ la macchina”.

Di nuovo il nostro povero viandante passa in rassegna con lo sguardo tutti i giocatori sempre più convinto che si stiano prendendo gioco di lui: “E perché non posso andarci a piedi? È forse proibito?”

“Nooo” gli risponde un altro giocatore, “è che nessuno ci va a piedi, manco un cane pe’ piscià”.

Poi il terzo giocatore gli chiede: “Scusi, non pe’ famme l’affari sua, ma che ce andrebbè a fa’ a ’sta piazza?”

“Ho un appuntamento con un mio amico romano, sa, io vengo da Milano”.

“E tu, scusa se te do del tu, ma ce vieni da Milano per visità ’sta piazza?” e giù un’altra risata collettiva.

Il milanese (a questo punto del racconto lo chiameremo così) barcolla un po’, allunga una mano verso la sedia e dice: “Scusatemi tanto, forse vi sto facendo perdere tempo, ma questa piazza c’è o non c’è?”

“C’è e non c’è, dipende”.

Il milanese a questo punto si toglie la giacca, si asciuga il sudore e un po’ in affanno fa il gesto di mettersi seduto: “Posso sedermi?” chiede gentilmente.

“Come no, assettate pure, c’hai un colorito viola naturale; magari nun te senti bene?”

“No, no, grazie, sono solo un po’ affaticato; potrei avere un bicchier d’acqua?”

“Come no, a noi romani l’acqua nun ce manca mai. Sei stato a Fontana de Trevi? Lì c’è ’na cascata d’acqua che se potrebbe allagà Milano, altro che Navigli”.

“No, la fontana non l’ho vista, scusatemi tanto ma io ho fretta d’arrivare a piazza Sabatini”.

“Ce l’hai detto, ce l’hai detto! è inutile che te ripeti, ma se ce voi annà te devi affittà ’na macchina”.

“Come scusi? Non posso andarci a piedi?”

“È sconsigliabile caro signore, è sconsigliabile”.

“Ma io la macchina non ce l’ho, ovvero ce l’ho ma a Milano”.

“Allora potresti ritornà a Milano, prende ’sta macchina e venì a Roma, così poi trovà piazza Sabatini”.

“Ma che dice, scusi, a Roma ci sto già e ho tra pochi minuti un appuntamento con un mio amico”.

“Come se chiama ’st’amico tuo?”

Sempre più imbarazzato e sudato, il milanese risponde: “Temistocle, ma che c’entra?”

“Allora forse se spiega tutto; ’sto Temistocle è de Roma?”

“Sì, sì, lo conoscete?”

“Temistocle? Mai coperto, me scusi sa. Me pare un nome greco, è sicuro che è de Roma?”

“Ma certo” risponde il milanese ormai stremato, “è un caro amico di mia moglie”.

“E sua moglie, me scusi eh, c’ha ’na tresca co ’sto Temistocle?” e giù un’altra risata ancora più fragorosa.

“Ma come si permette?”

“Ce scusi tanto nun volevamo offende, era solo pe’ capì perché lei sta cercando piazza Sabatini. Comunque ritorniamo a bomba, forse ’sto Temistocle t’ha fatto ’no scherzo”.

“Perché dice così? Temistocle è un caro amico”.

“Cerca de capì, a Roma nessuno darebbe n’appuntamento a n’amico a piazza Sabatini”.

“Ma insomma”, sbotta il milanese, “questa piazza c’è o non c’è? io l’ho vista sul mio cellulare, quindi c’è e poi, scusi, perché nessuno darebbe appuntamento a piazza Sabatini?”

Quello dei quattro che fino ad allora era rimasto in silenzio dice: “Scusa signor milanese, ma che marca di telefonino c’hai?”

Quello guarda il proprio telefonino, poi sbotta: “È un Huawei di ultima generazione”.

“Ecco svelato l’arcano”.

“E cioè?” risponde l’esterrefatto milanese.

“E cioè, e cioè, se ci avevi un Tim, la piazza nun la trovavi”.

“Ma che cazzo mi state dicendo?”, urla il signore milanese, che ormai ha perso completamente le staffe, facendo accorrere la signora del bancone del bar.

“Ahò, questo è un bar serio, qui certe parole non si dicono, lei che vole che sta a sbraità tanto?”

“Mi scusi, signora, ma questi suoi clienti mi fanno impazzire, mi sa dire lei dove sta piazza Sabatini, anzi piazza Fabio Sabatini per la precisione, sono in ritardo per colpa di questi signori a un appuntamento col mio amico Temistocle”.

La proprietaria del bar lo scruta attentamente dalla testa ai piedi e poi esplode in una risata fragorosa, ancora più fragorosa delle precedenti.

A questo punto, il milanese inforca la giacca e grida: “Me ne vado, me ne vado e scusate tanto se vi ho interrotto la partita a carte, non ne posso più dei vostri misteri”. Fa per alzarsi ma l’uomo seduto accanto a lui dice:

“E stai bono, porta un po’ de rispetto e de pazienza a sta povera donna. Mo’ to spiegamo bene do’ sta ’sta piazza”.

Quello si calma un po’ e si rimette seduto asciugandosi la fronte con un fazzoletto diventato ormai ’no straccio pe pulì per terra.

L’uomo si alza in piedi: “Vedi n’do finisce ’sta strada?” E prende il braccio al milanese per farlo alzare a sua volta.

“Sì, sì, la vedo la fine della strada” dice riprendendo un po’ di speranza

“Alla fine della strada c’è ’na rotatoria per le macchine”.

“Sì, sì, la vedo e poi?”

“E poi che? Sei arrivato”.

“Sono arrivato a una rotatoria, embè?”

“Allora vedi che nun c’hai capito niente, t’ho detto che sei arrivato”.

“La ringrazio per i consigli ma io mi avvio, il mio amico mi starà aspettando”.

“Eh no, te sconsiglio veramente, ormai Aristofane nun lo vedi più”.

“Aristofane? Veramente il mio amico si chiama Temistocle”.

“Temistocle, Aristofane, ’sti greci so tutti uguali, se divertono a fa le tragedie”.

“Scusi perché pensa che Temistocle non ci sarà più?”

“Vedi, è per via del mistero della pecora scomparsa”.

“Ma mi faccia il piacere, che cos’è adesso questo nuovo mistero?”

“ ’A Ninetto, glielo spiego er mistero da pecora scomparsa?”

“Diglielo pure tanto ormai lo sanno tutti e già che ce sei raccontagli puro quello del cammello”.

“Vedi caro signore milanese, una volta tutti gli abitanti del quartiere si sono riuniti a cerchio intorno a ’sta rotonda. Poi uno ha buttato nel mezzo della rotonda una pecora, me pare ’na merinos ma nun ne so sicuro”.

“Embè, che c’entra con Temistocle?”

“Stai calmo, voi milanesi ci avete sempre prescia. Dunque dicevo, appena libera la pecora s’è diretta verso il centro della rotatoria. Capisci? Pe magnasse l’erba”.

“Embè?”, chiese sempre più impaziente il milanese.

“Embè a un certo punto s’è creato un mulinello d’aria al centro della rotonda, un risucchio insomma e la pecora è sparita”.

“Un risucchio? Ma che vuol dire?”

“ ’A Ninetto, spiegalo tu che è un risucchio”.

“Un risucchio è un risucchio, un vortice insomma”.

“E la pecora è sparita?”

“Sparita, nun c’è rimasta nemmeno un po’ de lana pe’ facce ’na sciarpa”.

“E vi siete chiesti il perché?”

“Come no! So’ venuti scienziati dall’America, dalla Russia, perfino i cinesi che fotografavano tutto”.

“E allora? Ci sarà pure una spiegazione”.

“Eccome no, l’ha trovata er Bucetto”.

“Bucetto, mai sentito nominare uno scienziato con questo nome”.

“Macché scienziato, er Bucetto non ha nemmeno finito le elementari. Però lui ’na spiegazione l’ha data”.

“E quale? Quale?”

“Mettete seduto che mo’ to spiego. Vedi ogni piazza è piena di persone, no, sennò nun è ’na piazza. Piazza Navona, Campo de’ Fiori e perfino quella piazza vostra davanti ar Castello”.

“Quale castello? Il Duomo vorrà dire?”

“Ecco m’hai levato la parola dalla bocca, il Duomo sì, quel catafalco che sta su quella piazza”.

“Allora? Sto aspettando la spiegazione”

“E mo’ t’a do. Er Bucetto ha detto che questa non è una piazza perché non c’è mai nessuno. E allora si crea una depressione, cioè un vuoto, un risucchio che se prende chiunque passa di là. Tu ciò sai che Roma sotto è vota no? Ce so’ le caverne, le fungaie e quindi se crea una depressione. Magari tu stai su quella rotonda e il risucchio te trascina in fondo e magari ricompari a piazza Navona. Capito ora?”

“E il cammello che c’entra?”

“C’entra, c’entra. Un giorno un cammello è scappato dallo zoo e l’hanno ritrovato su ’sta rotonda”.

“E che ci faceva un cammello sulla rotonda?”

“Anche su questo er Bucetto ci aveva ’na teoria. Vedi er cammello pensava di stare nel suo habitat naturale, cioè il deserto”.

“Capito, capito, ma poi che fine ha fatto?”

“ ’Na notte tutto il quartiere s’è svegliato, tanto erano le urla del cammello e poi pure lui è sparito, inghiottito dal rigurgito”.

“Pecore, cammelli, mi sta dicendo che questa non è una piazza, ma un mistero?”

“Bravo milanese, nun sembri ma sei intelligente quasi come un romano. Quella nun è ’na piazza, è un cazzo de buco nero”.

1.436
Archiviato inDialoghi
TagsEnzo Scandurra Piazza Fabio Sabatini Roma toponomastica

Articolo precedente

Due Argentine in una

Articolo successivo

La rinascita verde passa per le armi

Enzo Scandurra

Articoli correlati

Una casa per il circolo Gianni Bosio?

Il governo ancora all’assalto degli spazi autogestiti

La sorte degli ex mercati generali di Ostiense

Sgomberi: assalto del governo agli spazi autogestiti

Dello stesso autore

L’aria della città ha smesso di rendere liberi

Trasformare la crisi climatica in opportunità

Roma, una rovinosa stagnazione

Un intreccio fatale: crisi climatica, consumo di suolo, incendi

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Due guerre in stallo: fino a quando?
Giorgio Graffi    14 Settembre 2026
Legge elettorale, verso l’ok al Senato
Stefania Limiti    11 Settembre 2026
Legge elettorale, la destra litiga ma va avanti
Stefania Limiti    8 Settembre 2026
Ultimi articoli
“Campo largo” tra primarie e quarta gamba
Vittorio Bonanni    15 Settembre 2026
Il cielo sopra Pontida (per ora) è sereno
Paolo Barbieri    14 Settembre 2026
Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo
Guido Ruotolo    11 Settembre 2026
Argentina, miseria senza fine
Claudio Madricardo    11 Settembre 2026
Niger: il fallito golpe riguarda anche l’Italia
Luciano Ardesi    9 Settembre 2026
Ultime opinioni
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Ultime analisi
Sul declino industriale dell’Occidente (2)
Vincenzo Comito    14 Settembre 2026
Sul declino industriale dell’Occidente (1)
Vincenzo Comito    10 Settembre 2026
Ultime recensioni
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA