• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Quale futuro per l’Europa

Quale futuro per l’Europa

Le linee guida per la ripresa economica dopo la pandemia come potranno incidere sul destino dell'Unione che si trova ora davanti a un bivio: verso una maggiore integrazione o una “integrazione differenziata”

8 Febbraio 2021 Paolo Barbieri  1054

Con l’ambiziosa stagione politica battezzata Next Generation Eu è “finita” o è solo “sospesa” l’era dell’austerità in Europa? Attorno a questo interrogativo – che almeno per tutto il 2021 è destinato a rimanere senza risposta – si gioca gran parte della partita che riguarda la capacità del progetto dell’Unione di fronteggiare la serpeggiante ostilità degli elettorati (finora quasi mai maggioritaria, con la significativa eccezione della Brexit) causata dalle scelte degli ultimi decenni, in particolare da quelle seguite alla crisi globale del 2008. Un’ostilità che in alcuni casi ha alimentato la crescita di forze politiche che pur avendo depurato qualche aspetto dell’antico estremismo discendono dalla storia più oscura e violenta della destra europea.

La novità più significativa della terribile stagione della pandemia da Covid 19 è rappresentata dal clamoroso strattone che la crisi ha impresso al dibattito tra gli studiosi, i leader politici e le istituzioni internazionali su quali risposte dare all’emergenza economica globale. Un dibattito che ha investito in questi giorni anche la nuova amministrazione statunitense, dopo che Lawrence Summers, già segretario del Tesoro con Bill Clinton e consigliere economico di Barack Obama, ha criticato l’annuncio di un “Fiscal stimulus bill” da 1900 miliardi di dollari messo in agenda da Joe Biden, agitando addirittura il fantasma dei rischi inflazionistici. Ma un dibattito che in Europa è stato avviato da quasi un anno e ha portato, fra le altre cose, la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde a passare da “non siamo qui per coprire gli spread” al Pepp, il programma di emergenza di acquisto dei titoli pubblici e al sostegno “illimitato” all’eurozona dichiarato in una enciclopedica intervista al Financial Times, nel luglio 2020.

Dopo un primo sbandamento di fronte alla pandemia da Covid 19, quando pareva colpisse quasi esclusivamente alcuni Paesi, la Banca centrale europea, la Commissione e il Consiglio europeo sono quindi riusciti faticosamente a ricucire gli strappi, sotto la regia franco-tedesca ma con un ruolo giocato anche dall’Italia nel suo complesso (non solo per la battaglia del governo Conte sul Recovery Fund: basti pensare al durissimo richiamo del presidente Mattarella dopo la gaffe di Lagarde sugli spread nel marzo 2020).

Non tutte le procedure sono concluse o acquisite (mancano ad esempio alcuni passaggi nei parlamenti nazionali) ma nell’anno della drammatica emergenza sanitaria dalle istituzioni europee sono arrivate, oltre a iniziative comuni sulla pandemia e sui vaccini, la copertura dei debiti pubblici delle nazioni più esposte, i finanziamenti straordinari per difendere i posti di lavoro con il Sure, il Recovery and Resilience Facility (Rrf) da 672,5 miliardi e infine una intesa sul prossimo bilancio pluriennale, il tutto in un quadro che prevede l’emissione di euro-obbligazioni sui mercati da parte della Commissione europea (prima con il programma Sure e l’anno prossimo con il Rrf) e anche la nascita di nuove leve fiscali direttamente a disposizione di Bruxelles.

Le “risorse proprie” che finanziano il bilancio Ue teoricamente senza passare dal Tesoro dei Paesi membri finora erano tre: prelievo sullo zucchero, dazi comuni dell’Unione doganale (l’80%), una percentuale dell’Iva (lo 0,3%). Ora se ne è aggiunta una quarta, la tassa sulla plastica usa e getta, ed è allo studio un ulteriore strumento che dovrebbe essere adottato fra due o tre anni (una tassa sulla CO2 alle frontiere o la cosiddetta tassa digitale – oggetto di tensioni con gli Stati Uniti che potrebbero non scemare nonostante il cambio di inquilino alla Casa Bianca). I finanziamenti del Fondo Rrf sosterranno gli investimenti in settori chiave come la transizione verde, la trasformazione digitale, la preparazione alle crisi, nonché, almeno in teoria, politiche a favore dei giovani e dell’infanzia, quindi risorse per l’istruzione e il welfare.

Ma in che misura queste linee guida per la ripresa economica dopo la pandemia incideranno sul futuro dell’Unione? L’Unione è a un bivio: verso una maggiore integrazione o una “integrazione differenziata”. Sono ambedue strade difficili da percorrere. La prima potrebbe essere seguita se tutto andrà bene: se il piano Next Generation Eu funzionerà per tutti, se la campagna vaccinale del 2021 avrà successo, se si riuscirà a “rimettere in riga” Paesi dalle spinte centrifughe come Polonia e Ungheria. E se, come sembra da alcuni segnali elettorali, la forza dei partiti anti-europei scemerà o i contenuti della contrapposizione con le istituzioni europee si annacqueranno, come pare di poter dedurre dalla fulminea conversione della stessa Lega alla proposta di governo affidata in Italia all’ex presidente della Banca centrale europea Mario Draghi. In questa prospettiva del successo su tutti i fronti giocheranno un ruolo decisivo anche fattori esterni, il primo dei quali è la presidenza di Joe Biden (per quattro, o otto anni, o magari con un cambio con Kamala Harris) che ha posto fine a quella di Donald Trump, che per anni ha lavorato alla disgregazione dell’unità europea, non riuscendoci più di tanto.

La seconda strada vedrebbe invece prevalere la linea del presidente francese Emmanuel Macron, che da sempre sostiene lo sviluppo di un’Europa a più velocità: come con l’euro, moneta adottata da gran parte dei Paesi membri ma non da tutti. Macron ha tentato questa carta anche nella recente crisi dei veti di Polonia e Ungheria, proponendo di attuare il Recovery Plan senza di loro. E qui c’è una protagonista, la cui uscita di scena annunciata per il settembre del 2021, con le prossime elezioni politiche nel suo Paese, potrebbe far cambiare il vento. Angela Merkel è una ferma sostenitrice del dialogo, del trovare la via per procedere tutti insieme, di pari passo. L’appena eletto leader della Cdu Armin Laschet dovrebbe essere su questa linea ma certo, se diventerà cancelliere, dovrà dimostrare di avere la forza di influenzare i partner che Merkel ha avuto. Se dunque il piano di rilancio non funzionerà appropriatamente per tutti, se i vaccini dovessero riservare brutte sorprese, se Polonia e Ungheria dovessero continuare a mettersi di traverso su tante politiche europee, allora ecco che un’Unione che avanza a più velocità diventerebbe realtà.

1.076
Archiviato inArticoli
TagsAngela Merkel Emmanuel Macron Europa Next Generation Eu Paolo Barbieri Unione europea

Articolo precedente

Green Deal europeo, Recovery Plan, ovvero l’uomo non è ecologico

Articolo successivo

La marginalità dell’agricoltura in Europa

Paolo Barbieri

Articoli correlati

Deficit-Pil e altre disavventure

Orbán va a casa, l’Ungheria torna “normale”

Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?

La lezione di Hormuz

Dello stesso autore

Deficit-Pil e altre disavventure

Se Israele divide l’opposizione

Legge elettorale, verso un nuovo “porcellum”

Energia, la transizione zoppa

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
L’imbroglio del “salario giusto”
Paolo Andruccioli    4 Maggio 2026
Niente da fare, non si ferma la frana del governo
Rino Genovese    29 Aprile 2026
Guerra israelo-statunitense all’Iran: l’incubo dell’arma nucleare
Giorgio Graffi    27 Aprile 2026
Ultimi articoli
Il governo ancora all’assalto degli spazi autogestiti
Marianna Gatta    7 Maggio 2026
In Romania c’è vita a sinistra  
Vittorio Bonanni    7 Maggio 2026
Guerra interna al Grande Oriente d’Italia (4)
Guido Ruotolo    4 Maggio 2026
Mali, la giunta militare in gravissime difficoltà
Luciano Ardesi    4 Maggio 2026
Guerra interna al Grande Oriente d’Italia (3)
Guido Ruotolo    30 Aprile 2026
Ultime opinioni
Tra 25 aprile e primo maggio
Rino Genovese    5 Maggio 2026
Una critica della geopolitica
Claudio Bazzocchi    30 Aprile 2026
Fenomeno Silvia Salis?
Vittorio Bonanni    28 Aprile 2026
Meloni, una frana che non si ferma
Rino Genovese    17 Aprile 2026
Una critica delle primarie
Claudio Bazzocchi    10 Aprile 2026
Ultime analisi
Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?
Paolo Andruccioli e Paolo Barbieri    7 Aprile 2026
La lezione di Hormuz
Paolo Andruccioli    17 Marzo 2026
Ultime recensioni
Indagini sulla violenza
Katia Ippaso    6 Maggio 2026
L’Italia a colori, viaggiando in camicia rossa
Luca Baiada    5 Maggio 2026
Ultime interviste
Economia pubblica o barbarie
Paolo Andruccioli    20 Aprile 2026
“No alla guerra, sì a una difesa comune europea”
Paolo Andruccioli    11 Marzo 2026
Ultimi ritratti
Gerda Taro: la donna che cambiò il modo di raccontare la guerra
Laura Guglielmi    13 Aprile 2026
Nellie Bly: i pazzi visti da vicino
Laura Guglielmi    3 Aprile 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA