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Home » Editoriale » L’estrema destra vince di misura in Meclemburgo, mentre a Berlino trionfa la Linke

L’estrema destra vince di misura in Meclemburgo, mentre a Berlino trionfa la Linke

21 Settembre 2026 Agostino Petrillo  762

Circa 1,3 milioni di cittadini tedeschi erano stati chiamati a eleggere un nuovo parlamento regionale in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, e due milioni e mezzo a Berlino. Per la prima volta, anche i giovani di 16 e 17 anni hanno potuto partecipare alle elezioni amministrative, sebbene non possano essere eletti. I primi exit poll, e i risultati che via via giungono, confermano quanto avevano rilevato i sondaggi. Pare che i tedeschi mentano raramente riguardo alle intenzioni di voto. In Meclemburgo la corsa serrata tra la AfD e la Spd si è conclusa, sia pur di misura, a favore dell’AfD, che avrebbe riportato il 38% dei voti, contro il quasi 36% della Spd. L’ulteriore spinta che si pensava che sarebbe giunta, dopo il successo in Sassonia-Anhalt, c’è stata, ma non ha ottenuto uno sfondamento. Certo, il partito di Enrico Schult, e del candidato presidente Leif-Erik Holm, ha raddoppiato i suffragi, ma la vittoria ancorché importante è risicata, perché i socialdemocratici hanno tenuto. La presidente uscente, Manuela Schwesig, sempre vestita di rosso, ha fatto una campagna coraggiosa, distaccandosi dalle prudenze della centrale del suo partito, attaccando frontalmente l’AfD, portando dalla sua anche elettori di altri partiti, e riuscendo così a recuperare un distacco che nei sondaggi, qualche mese fa, era molto più netto – un anno fa addirittura di quasi dieci punti. Schwesig, che governa il Land dal 2017, ha mostrato piglio, indipendenza di giudizio e capacità di azione politica. A volte, ha preso le distanze dalle decisioni del governo, smarcandosi completamente, per esempio, riguardo ai piani di riforma delle pensioni. È intervenuta, inoltre, sulla questione degli alti prezzi dei carburanti, tema divenuto centrale nella campagna elettorale, riuscendo a far ottenere un alleggerimento dei costi per gli automobilisti.

Sia confermata o meno dai conteggi definitivi l’esclusione, che appare ormai pressoché certa, questo è il peggior risultato dei cristiano-democratici in un’elezione regionale dalla fondazione della Repubblica federale. L’unico precedente è a Brema, dove nel 1951 prese solo il 9%. Per la Cdu è stata una tornata elettorale tremendamente stressante. Non solo ha dovuto lottare contro l’ormai diffuso stato d’animo anti-Merz, ma è stata anche completamente spiazzata da una campagna elettorale che si è trasformata in un aspro duello tra la Schwesig e l’AfD. Il suo candidato, Daniel Peters, è praticamente scomparso dai monitor, ridicolizzato e rimasto sconosciuto ai più. Per quanto riguarda il raggiungimento della soglia del 5%, Peters ha pateticamente parlato di una campagna fin dall’inizio mirata a una “lotta disperata per la sopravvivenza”. Anche i verdi tornano in parlamento per un pelo, attestati poco sopra il 5%.

Cosa significa tutto questo per la compagine di governo? Per la prima volta, in ventotto anni, la Spd non è la forza prevalente nel Meclemburgo-Pomerania, superata dall’AfD. Tuttavia, l’AfD ha mancato l’obiettivo di una vittoria che le permetta di governare in solitario. L’AfD dovrebbe trovare un partner di coalizione per governare; ma tutti gli altri partiti lo hanno ufficialmente escluso. Così Schwesig potrebbe provare a dare vita a una coalizione rosso-rosso-verde. Ma questa alleanza a tre – socialdemocratici, Linke e verdi – dipende, per i numeri, dal fatto che il gruppo di Sarah Wagenknecht riesca o no a entrare in parlamento. Del resto anche governi di minoranza, come in Turingia e Sassonia, sarebbero concepibili.

Veniamo a Berlino: qui il travolgente successo della Linke, che ha dato oltre sette punti di distacco alla Cdu, è stato così commentato dalla candidata sindaca, Elif Eralp: “Nella nostra città hanno vinto l’amore e la giustizia!”. E ha parlato di un “segnale per il mondo intero”. D’altro canto, lo sconfitto Stefan Evers della Cdu ha fatto tutta la campagna contro la Linke, senza quasi mai attaccare l’AfD, che ha visto peraltro un incremento dei voti, ma ha ottenuto un modesto 13%, ben lontano dalle cifre ottenute negli altri Länder. Evers ha perso anche il seggio per mandato diretto. La Cdu arretra e l’AfD non passa. Il successo della Linke è dovuto a molti fattori, prima di tutto alla questione, rimasta in sospeso, del referendum per l’esproprio di una parte del patrimonio delle immobiliari, di cui abbiamo già parlato (vedi qui). La gestione della questione – “congelata” da parte della giunta comunale, in particolare per l’atteggiamento tiepido della Spd, favorevole tutt’al più al rinnovo e all’aggiornamento di un preesistente provvedimento di calmieramento e controllo dell’aumento degli affitti – ha provocato molto scontento in città. Ma Elif Eralp è stata accompagnata e sostenuta da una coorte di giovani e giovanissimi, entrati in massa in un partito che ha saputo rinnovarsi. Wegner, sindaco uscente della Cdu, è stato anche bersagliato per il suo assenteismo nel periodo del black-out energetico, che ha afflitto per diversi giorni la capitale tedesca.

Merz non vuole dimettersi, è apparso livido davanti alla stampa poco dopo le ore 18. Ha parlato di “disastro” e ha farfugliato della necessità di perseverare, spiegando meglio le idee del partito. Nonostante il pessimo risultato della Cdu, vorrebbe rimanere in carica e proseguire nel corso di riforma intrapreso. “Voglio continuare a portare avanti il nostro Paese”, ha detto. “Le riforme devono ancora arrivare”. Anche nella Spd c’è maretta, sebbene il risultato di Schwesig possa portare un certo sollievo. Nel complesso, però, la leadership attuale, composta da Lars Klingbeil e da Bärbel Bas, appare in difficoltà. Non è difficile immaginare che, dopo il risultato positivo ottenuto, l’influenza di Schwesig a Berlino continuerà ad aumentare, eventualmente anche nelle forme di una candidatura a leader della Spd e/o alla cancelleria.

Se verrà definitivamente confermata l’esclusione della Cdu dal parlamento del Meclemburgo, la testa di Merz dovrebbe cadere. Quello che era il più grande partito della Germania non può permettersi un leader che non si può fare comparire nelle campagne elettorali, tanto è impopolare. Ci sono già figure pronte a sostituirlo, anche se il cancelliere può ancora contare sull’appoggio di otto presidenti di Land. Ma fino a quando durerà questo appoggio? La sconfitta di oggi è di una durezza senza precedenti, e sarà difficile rimanere in sella.

Dalla tornata elettorale appena conclusasi, emerge con chiarezza un aspetto nuovo: l’ascesa dell’estrema destra può essere fermata da sinistre combattive, in grado di contrastarla e di proporre delle soluzioni diverse dal mainstream neoliberista. Ma per farlo occorre spirito di iniziativa e coraggio. Da New York a Berlino si comincia a respirare un’aria diversa.

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TagsAfD Agostino Petrillo Berlino elezioni regionali 2026 estrema destra Germania linke Manuela Schwesig Meclemburgo Spd

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