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Guerra interna al Grande Oriente d’Italia

Nel silenzio mediatico e nella generale disattenzione, la massoneria si sta dilaniando sul risultato conteso della consultazione del 2024 per eleggere il Gran Maestro

24 Aprile 2026 Guido Ruotolo  4126

Da ormai due anni è in corso una guerra senza esclusione di colpi all’interno del Grande Oriente d’Italia-palazzo Giustiniani. Per la prima volta, nella storia centenaria della massoneria, una parte di “liberi muratori”, “apprendisti”, “compagni d’arte” e “maestri” si sono rivolti alla giustizia italiana, al tribunale civile di Roma, per trovare una via d’uscita e non soccombere al colpo di mano che, alle ultime elezioni del 3 marzo del 2024, ha ribaltato il suo esito, decretando la sconfitta della coalizione guidata da Leo Taroni, che aveva presentato la propria candidatura con una sorta di “manifesto antimafia”.

Nonostante Taroni e la sua lista abbiano ottenuto più voti degli altri due candidati, il secondo classificato, sostenuto dal Gran Maestro venerabile uscente, è stato proclamato vincitore, grazie a norme non scritte e non previste nei regolamenti interni che costituiscono l’ordinamento della massoneria di palazzo Giustiniani. Trovando anche sorprendenti assonanze con decisioni e motivazioni di giudici del tribunale civile di Roma, che sollevano tanti dubbi e perplessità. Quella in corso è una guerra all’arma bianca, e la sostanza è la sopravvivenza di un grumo di interessi e la gestione parallela di una Fondazione in cui girano tanti soldi.

Di investimenti “immobiliari” c’è traccia in una causa al tribunale di Vibo Valentia, che riguarda una compravendita di un immobile, con un asserito, presunto ammanco di un paio di centinaia di migliaia di euro. È normale che di questa guerra non parli nessuno e nessuno ne scriva? Nel 1992, il procuratore di Palmi, Reggio Calabria, Agostino Cordova, indagò centinaia di massoni iscritti a logge più o meno deviate. Perquisizioni, sequestri di elenchi di iscritti. Prime pagine dei giornali per settimane, mesi interi. Poi tutto questo finì nel dimenticatoio, e dei processi si sono perse le tracce.

Ma oggi, perché c’è questa cappa di indifferenza e di silenzio? Avvolgiamo il nastro degli eventi e torniamo al punto di partenza. Alla campagna elettorale interna, per eleggere il Gran Maestro e la giunta del Grande Oriente d’Italia, che rimangono in carica per cinque anni. Il corpo elettorale è costituito da circa sedicimila maestri.

Un attimo di pazienza. Le elezioni vengono indette con decreto del Gran Maestro, in carica almeno 180 giorni prima dell’equinozio di primavera del quinto anno successivo alla sua elezione. Il voto avviene su lista bloccata. Il voto al Gran Maestro è attribuito, automaticamente, anche alla giunta del Grande Oriente d’Italia (Goi) da questi proposta. Le ultime elezioni del Gran Maestro e della giunta vengono indette il 20 settembre del 2023. E si presentano tre candidati: Leo Taroni, Antonio Seminario e Pasquale La Pesa. Si vota il 3 marzo del 2024. La lista “Noi insieme” di Leo Taroni è l’outsider che rappresenterebbe la discontinuità interna. Il suo programma elettorale, anche nel linguaggio, è di rottura: “Questo programma è la guida per restituire anima e spiritualità al Goi”.

Ora, non siamo di fronte a una campagna elettorale classica, dove i partiti che si candidano al governo del Paese si impegnano con un programma ad affrontare la crisi economica, la criminalità e altro ancora con proposte precise. Ecco perché stupisce che, al primo punto del programma di “Noi insieme”, si parli di “avversione alla mafia, alla ’ndrangheta e alla camorra”. La tesi del gruppo che sostiene la candidatura di Leo Taroni è allarmante: “Ci impegniamo perché il Goi operi all’interno e nel mondo profano, in modo assolutamente conforme a quanto stabilito dalla Costituzione repubblicana e dalla legge”.

È vero che può essere interpretata come un’invocazione a tenere comportamenti leciti, etici, rispettosi della legge e della Costituzione italiana. Ma perché la mozione insiste nel denunciare i rischi di contaminazione criminale? Il Goi si deve comportare in modo “conforme alla legge”, “affinché ponga in essere pensieri, parole e azioni di siderale distanza e di avversione totale, effettiva ed efficace alla criminalità organizzata, specialmente se di natura mafiosa, e anche alla cosiddetta ‘mentalità’ che costituisce un morbo velenoso e mortifero che non deve trovare dimora nel Tempio della fratellanza”.

Non deve trovare, e se questo morbo avesse già trovato dimora? Se invece quella “distanza siderale” fosse in realtà un incontro “ravvicinato”? I risultati del 3 marzo 2024 sono sorprendenti. Leo Taroni è primo con 6.493 voti. Antonio Seminario, il candidato sostenuto dal Gran Maestro uscente, Stefano Bisi, ne ha 6.459. Pasquale La Pesa, 696. Sono 28 i voti contestati per il “mancato asporto del talloncino antifrode dalle schede messe dentro l’urna”.

La Commissione elettorale nazionale del Goi, con una maggioranza di otto voti contro sette, ribalta i risultati degli scrutini, annullando le schede votate dalle quali non era stato preventivamente tolto il talloncino antifrode. Con il ricalcolo delle schede, il risultato è un ribaltone. Sono salite a 248 le schede annullate, per cui alla fine la vittoria è assegnata a Antonio Seminario con 6.369 voti, seguito da Leo Taroni, 6.343 voti, e da Pasquale La Pesa, 688. In particolare, a Taroni sono state annullate centocinquanta schede, a Seminario novanta e a La Pesa solo otto.

Il 26 agosto del 2024 inizia la guerra per procura, anzi in tribunale. E il primo round, in via cautelare, lo vince Taroni: il tribunale ritiene illegittimo l’annullamento delle schede da cui non è stato tolto il talloncino, ma poi, in un altro giudizio – di cui parleremo prossimamente –, il risultato è ribaltato da un altro giudice.

La storia a oggi, aprile 2026, è tutt’altro che conclusa. Sono stati tanti i colpi di scena, finora. E altri se ne annunciano…

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TagsGran Maestro Grande Oriente d'Italia Guido Ruotolo mafia massoneria

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